26 GENNAIO 2018
La centralità della Food Security nella stabilità politica
DI Giulia Magistri

Nel 1975, durante il World Food Security summit ospitato dalla FAO a Roma, venne adottata per la prima volta la definizione di sicurezza alimentare o Food Security: “Il Food Security è inteso, nella sua accezione più ampia, come la possibilità di garantire in modo costante e generalizzato acqua ed alimenti per soddisfare il fabbisogno energetico di cui l’organismo necessita per la sopravvivenza e la vita, in adeguate condizioni igieniche”.

Come mai successo in precedenza, si cominciò così a parlare apertamente del tema della sicurezza alimentare discostandola dal mero concetto di disponibilità alimentare e includendovi anche il concetto di sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti (food safety).

Nel 1999, il premio Nobel per l’economia Amartya Sen, partendo dalla definizione adottata durante il World Food Security Summit, analizzò nel suo libro “Development as Freedom” il caso del Bangladesh che nel 1974, nonostante gli alti livelli di risorse alimentari a disposizione per la popolazione, fu messo in ginocchio da una delle peggiori carestie della storia recente dell’umanità.

Infatti, nel giugno del 1974, lo Stato asiatico fu investito da una serie di alluvioni e disastri naturali che resero difficile l’accesso alle poche risorse alimentari disponibili.

Portando alla luce questo caso, Amartya Sen mostrò come il tema della sicurezza alimentare presentasse un aspetto multidimensionale e che, quindi, dovesse essere analizzato, oltre che da un punto di vista economico, anche da un punto di vista geografico, antropologico, sociale e politico. La disponibilità delle risorse non implica, infatti, che tutti coloro che ne hanno bisogno riescono ad usufruirne. L’accesso è complementare non solo alla disponibilità in sé stessa ma anche a una componente fisica o geografica, sociale ed economico/politica.

Quando si parla di componente fisica si fa riferimento alla distanza geografica tra una comunità e le risorse di cui hanno bisogno. Può infatti accadere che in un Paese, come nel caso del Bangladesh, vi sia disponibilità alimentare ma non dove ve ne è effettivamente bisogno. Pertanto una determinata popolazione può essere vittima di una carestia o avere una scarsa sicurezza alimentare anche se i livelli generali di produzione nel Paese sono piuttosto alti.

Per componente sociale invece si fa riferimento a tutte quelle barriere socio/culturali che impediscono l’accesso alle risorse ad un particolare gruppo di individui escludendoli, quindi, dalla possibilità di avere uno stile di vita sano e adeguato. L’esclusione di alcuni soggetti, in particolare per cause legate al gender, rappresenta un aspetto cruciale che merita di esser preso in considerazione.

Infine vi sono le componenti politiche ed economiche, intrecciate tra di loro da una radice comune: la povertà. È stato infatti stimato che oltre il 75% delle persone che vivono al di sotto della soglia di povertà risiedono in zone rurali e sono per lo più agricoltori. Questo spiega perché uno degli strumenti principali per eradicare il problema riguardi proprio lo sviluppo economico in ambito agricolo, l’unico in grado di garantire in determinati Paese un concreto percorso di sviluppo sostenibile.

La correlazione tra food security e instabilità politica si è manifestata prepotentemente nel corso del 2008, anno caratterizzato dallo scoppio di sommosse civili in più di 40 Paese e con la “Primavera Araba” del 2011 che vide tra le sue cause concatenanti proprio l’innalzamento del prezzo del cibo con disastrose conseguenze sulla popolazione, in particolare quella più povera.

La soluzione delle cause che generano povertà e malnutrizione passa, pertanto, anche attraverso la gestione politica che dovrebbe avere una visione complementare e sistemica delle azioni da promuovere. Interventi politici disomogenei e non coordinati creano risultati inefficaci con scarsa incidenza sulla riduzione della malnutrizione e più in generale della povertà.

L’instabilità politica di un Paese e alcune delle principali crisi degli ultimi decenni sono riconducibili alla scarsa disponibilità di cibo e di risorse naturali. Purtroppo però, mentre nel caso di crisi “naturale” uno Stato è spinto a cercare aiuti esterni, nel caso di una crisi provocata dall’uomo lo Stato responsabile evita le ingerenze esterne allo scopo di nascondere le proprie colpe, rendendo difficile la gestione, da parte di un’istituzione sovranazionale, di un intervento concreto sulla popolazione più povera.

In molti casi la natura dei conflitti dai quali si erano generate crisi alimentari è cambiata negli anni. Se, fino alla fine della Guerra Fredda, le crisi alimentari dovute all’instabilità politica di un Paese erano acute e brevi, a partire dagli anni 2000 si sono verificati disastri alimentari di lunga durata legati a numerose e concorrenziali cause e con una scarsa possibilità di recupero.

In ogni caso, il collegamento tra stabilità politica e sicurezza alimentare è diretto e imprescindibile. Il FAO Global Information Early Warning System, che tiene conto delle informazioni provenienti dai vari Paesi, ha messo in luce come solo implementando in maniera appropriata la sicurezza alimentare di un Paese si possa ridurre il numero di crisi politiche che possono verificarvisi.

Tuttavia, purtroppo, il ruolo della sicurezza alimentare nella stabilità politica ed economica di un Paese è ancora sottovalutata e quanto accaduto con la cd Primavera Araba ne è l'esempio.

Quando nel 2011, gli egiziani scesero in piazza per contestare il regime del Presidente Hosni Mubarak, le parole "pane'', ''dignità'' e ''giustizia sociale'' guidarono le proteste di un popolo che chiedeva riforme politiche e sociali sul modello della cosidetta Rivoluzione dei Gelsomini attuata in Tunisia.

Come per la Tunisia anche in Egitto dal 2005 si era registrato un forte incremento dell'inflazione e dei prezzi dei generi alimentari che il governo aveva deciso di risolvere attraverso una serie di sussidi. Questi ultimi però , nonostante giochino, indubbiamente, un ruolo essenziale nella lotta alla povertà, possono talvolta avere delle ripercussioni negative se proiettate sul quadro politico e sociale di un Paese, come l'Egitto, con alti livelli di corruzione e disuguaglianze.

Pertanto, queste riforme non fecero che inasprire il livello dei prezzi dei generi alimentari tanto che, secondo quanto riportato dalla FAO, nel dicembre del 2010 il prezzo dei prodotti alimentari in Egitto aveva raggiunto livelli record arrivando a sfiorare una crescita superiore al 20%.

Nel contempo, le indagini inerenti la salute pubblica del Paese, evidenziarono come in Egitto la malnutrizione fosse divenuta una delle cause primarie di un terzo delle malattie che colpivano i bambini sotto i cinque anni di età bloccandone, inoltre, la crescita.

Nel 2011 il WFP (World Food Program) rilevò che la denutrizione stava riducendo il PIL egiziano di circa il 2%, costringendo un egiziano su cinque a non potersi permettere di acquistare abbastanza cibo nutriente generando il circolo vizioso malnutrizione/denutrizione - malattia.

Questo circolo vizioso, posto anche al centro dei Millennium Development Goals, è il risultato di un insieme complesso di fattori che rendono lo scenario di riferimento complesso e richiedono interventi multipli e sinergici.

Pertanto, trattare il tema della salute umana nei Paesi in via di sviluppo non affrontando il tema della nutrizione, è un approccio del tutto privo di fondamenta.

A sette anni dalla rivolta popolare del 2011, lo spettro della crisi alimentare che ha attanagliato l'Egitto sembra, purtroppo, non avere fine, dato che la svalutazione della lira egiziana nello scorso novembre ha avuto ripercussione negative sul mercato costringendo il governo ad alzare due volte il prezzo degli alimenti di base tra cui olio e zucchero aumentando il deficit di esecutivo del sistema alimentare complessivo.

Risulta pertanto essenziale, se si vuole evitare una nuova crisi, riconoscere alla sicurezza alimentare  il ruolo essenziale e di primaria importanza che riveste nel mantenimento della stabilità politica ed economica di un Paese. A tal fine occorre creare uno spazio per l'analisi delle tematiche legate alla food security. Nessun Paese è in grado di rispondere da solo alle sfide poste a livelli nazionale e internazionale poiché è necessario un approccio trasversale che coinvolga non solo gli attori pubblici e privati del settore agroalimentare ma anche, e soprattutto, gli attori politici internazionali.