09 SETTEMBRE 2016
Siria: la situazione sul campo
DI Stefania Azzolina

A ormai più di 5 anni dall’inizio della guerra civile siriana, le forze leali al Presidente Bashar al-Assad continuano a essere impegnate su diversi fronti e contro molteplici minacce. A differenza del caso iracheno dove lo sforzo del fronte governativo, supportato dalla coalizione internazionale, si concentra esclusivamente contro lo Stato Islamico, il conflitto siriano è molto più variegato e complesso. Guardando alla situazione nel nord del Paese, nelle scorse settimane i lealisti hanno attenuto dei risultati importanti. Ad Aleppo, infatti, lo scorso 7 luglio le truppe governative sono riuscite a completare la manovra di accerchiamento del settore orientale della città, controllato dal luglio del 2012 dai ribelli di al-Nusra e Ahrar al-Sham. Tale risultato è stato raggiunto attraverso l’acquisizione del controllo della zona delle fattorie di al-Mallah situate su una collina a ridosso della Castello Road, ultima supply line a disposizione delle forze ribelli presenti all’interno della città. Nonostante i diversi tentativi perpetrati nelle ultime 2 settimane da parte dei miliziani di al-Nusra e da altri gruppi ribelli riuniti nelle 2 “Operation Room” di Jaish al-Fateh (Esercito della Conquista) e Fatah Halab (denominata anche Aleppo Conquest) per riprendere il controllo della Castello Road e di alcune postazioni nella città vecchia di Aleppo, le forze lealiste sono riuscite a fermare la controffensiva. Ciò grazie al supporto garantito all’Esercito Siriano sia dalle operazioni aeree russe sia da parte delle milizie di Hezbollah, delle Guardie rivoluzionarie iraniane e di numerose milizie sciite. In particolare, oltre alle National Defence Forces (NDF), nella regione di Aleppo opera un ombrello di milizie denominato Local Defence Forces (LDF – in arabo Quwat al-Difa al-Mahalli). Tale organizzazione coordina le operazioni portate avanti da milizie come Katibat al-Nayrab al-Maham al-Khasa (Battaglione Nayrab – Operazioni Speciali), Liwa al-Baqir (Brigata Baqir), Fawj al-Safira (Reggimento Safira) e Fawj Nubl wa al-Zahara (Reggimento Nubl and Zahara). I nomi provengono quasi tutti da aree o villaggi nelle zone limitrofe ad Aleppo, tranne Liwa al-Baqir che prende il nome dal quinto imam sciita Muhammad al-Baqir. Infine continuano ad essere impegnati ad Aleppo i reparti migliori a disposizione della leadership siriana, in particolare la 4ª Divisione Corazzata e nuclei della Guardia Repubblicana e delle Forze Speciali.

Parallelamente sempre a nord le forze lealiste sono impegnate nella zona di Raqqa per prendere il controllo delle vie di comunicazione e di altri punti strategici in vista di una futura offensiva. Al momento le operazioni vedono l’Esercito Siriano avanzare verso nord-est nei pressi della base militare di Tabqa, una delle maggiori roccaforti del gruppo di al-Baghdadi nel governatorato di Raqqa anche in virtù della presenza di una grande diga sul fiume Eufrate. Contestualmente, le Forze Democratiche Siriane (Coalizione sostenuta dagli Stati Uniti composta principalmente dalle milizie curde del YPG e da gruppi arabi e assiri) avanzano verso sud-ovest e sono al momento impegnate nella messa in sicurezza della città di Manbij il cui controllo ha consentito fino a questo momento allo Stato Islamico di ricevere dal confine turco uomini, mezzi e approvvigionamenti da impiegare a Raqqa. Lungi dall’essere espressione di un’azione coordinata da un'unica catena di comando, le manovre in corso sui fronti settentrionale e meridionale di Raqqa sono da intendersi come una vera e propria “corsa” alla presa della capitale de facto di IS nel Paese che vede l’Esercito Siriano e le milizie del YPG contendersi il risultato, nella consapevolezza dell’importanza del raggiungimento di tale obiettivo anche da un punto di vista politico.

Al miglioramento delle posizioni dei lealisti sul fronte settentrionale è tuttavia corrisposta una fase di maggiore difficoltà nei territori a nord di Latakia e a Palmira. Nella zona di Latakia, negli ultimi giorni di giugno il fronte ribelle composto dalle milizie di al-Nusra, la Brigata dei foreign fighters Uiguri inquadrati nel Partito Islamico del Turkestan, Ahrar al-Sham e alcuni gruppi del Free Syrian Army hanno lanciato un’offensiva denominata Battle of Yarmouk per riconquistare alcuni territori persi nell’ambito dell’offensiva lealista dello scorso novembre 2015. Al momento, tale operazione ha portato alla perdita del controllo da parte dei lealisti (il cui fronte è composto dalla Guardia Repubblicana, dal 114º Regimento, dalla 103ª Brigata e da unità di fanteria di marina dell’Esercito Siriano, supportate dalla Brigata Liwa Suqur al-Sahara – detta anche Desert Hawks Brigade) di diversi villaggi situati lungo la catena montuosa del An-Nusayriyah a nord di Latakia, tra i quali Kinsibba, Shalaf, Ballah e Ruwaysat Shakara. Particolarmente critica per il regime anche la situazione di Palmira tanto che il 21 luglio sembra essere giunto dal fronte sud di Aleppo un convoglio di miliziani sciiti iracheni appartenenti a Kata’eb Imam Al-‘Ali, Liwaa Abu Fadl Al-‘Abbas, e Kata’eb Hezbollah con l’obiettivo di rinsaldare il fronte lealista, in particolare a supporto dell’11ª e della 18ª Divisione Corazzata dell’Esercito Siriano. Infine, negli ultimi mesi le Forze lealiste hanno visto aumentare l'attività delle milizie di al-Baghdadi anche sul fronte meridionale del Paese. Infatti, di fronte all’aumento della pressione nei confronti di IS nella parte settentrionale e orientale della Siria, le milizie del Daesh hanno cercato di rafforzare la propria azione nella regione meridionale di Daraa. Tale tattica si è tradotta nella formazione di un nuovo gruppo denominato Jaysh Khalid ibn al-Waleed (JKW) che vede riunite 3 formazioni già attive nella regione: la Brigata Martiri di Yarmouk (Liwa Shuhada’ al-Yarmouk - LSY), il Movimento Islamico Muthanna (Harakat al-Muthanna al-Islamiya - HMI) e il Gruppo Mujahideen (GM). A guidare Jaysh Khalid ibn al-Waleed sembrerebbe essere stato inviato dalla leadership di IS Abu Othman al-Idlibi (conosciuto anche come Abu Hashim al-Shami, probabilmente originario della regione di Idlib). Sebbene Daraa abbia sempre rappresentato un territorio poco permeabile alla propaganda dello Stato Islamico, in virtù della presenza di solidi legami tribali e di un’organizzazione sociale legata a clan di origine palestinese, la rinnovata azione delle milizie di al-Baghdadi potrebbe in questo momento giovare dell’assenza della cellula locale di Jabhat al-Nusra impegnata nel nord del Paese, molto probabilmente ad Aleppo. Tale circostanza potrebbe aumentare il margine d’azione dello Stato Islamico nella regione così da, potenzialmente, aprire un nuovo fronte su cui impegnare le forze lealiste già al limite delle proprie capacità.

Il quadro fin qui delineato mette in evidenza come in un contesto molto frastagliato, le forze lealiste continuino a incontrare difficoltà di azione sull’intero territorio a causa dei loro limiti in termini di manpower. Da questo punto di vista, molto probabilmente l’esito della battaglia di Aleppo definirà l’evoluzione dell’intero conflitto siriano. Infatti, nell’eventualità in cui il risultato fosse a favore del fronte lealista ciò permetterebbe il trasferimento delle forze impegnate sugli altri fronti aperti (in primis Latakia e Palmira) quindi un’evoluzione dello scenario militare a favore della compagine lealista. Inoltre, al di la della dimensione militare, la vittoria di Assad ad Aleppo, la città più popolosa del Paese, fulcro dell’economia nazionale, potrebbe contribuire a rafforzare sia il sostegno interno, sia la posizione del Presidente al tavolo delle trattative internazionali sul futuro assetto della Siria.

 

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