17 MARZO 2015
Il mosaico dei battaglioni volontari ucraini
DI Veronica Castellano

Dura da ormai un anno il conflitto che attraversa la periferia orientale dell’Ucraina e che contrappone le forze governative ucraine ai ribelli separatisti delle autoproclamate repubbliche di Lugansk e Donetsk. Una guerra scaturita da una forte frammentazione interna e successivamente trasformatasi in una questione politica internazionale tra Russia e blocco euro-atlantico. In risposta alla ribellione filo-russa, il 13 aprile il Governo ucraino ha lanciato un’Operazione Antiterrorismo (ATO) contro i separatisti e ripristinato la Guardia Nazionale (GN), componente riserva delle Forze Armate Ucraine dipendente dal Ministero degli Interni, che era stata sciolta nel 2000 per tagli alla spesa pubblica. Tuttavia, nell’attuazione della ATO un contributo fondamentale è giunto da milizie volontarie riunitesi in battaglioni, alcuni dei quali costituiti sia dagli attivisti di Euromaidan che dai militanti dei partiti di estrema destra Pravy Sektor (Settore Destro) e Svoboda (Libertà).

 Il quadro complesso delle forze schierate al momento in Ucraina non è dunque riducibile a una contrapposizione tra forze regolari del Governo centrale e milizie separatiste. Infatti, al fianco delle truppe regolari combattono gruppi di volontari che nonostante la scarsa preparazione militare e disponibilità di armi, stanno svolgendo un ruolo fondamentale nella ATO per la forte motivazione da cui sono mossi. Questi gruppi hanno per la maggior parte assunto l’organizzazione di battaglioni e hanno gradualmente guadagnato supporto sia ideologico da parte della popolazione che economico-militare da reti di attivisti civili, partiti politici e oligarchi.

Sono tre i corpi militari coinvolti nella ATO: l’Esercito Regolare, la Guardia Nazionale e i Battaglioni di Volontari.

A loro volta i Battaglioni si possono classificare in quattro macro-categorie, a seconda delle mansioni per cui furono costituiti e degli organi a cui rispondono:

  1. Battaglioni di Difesa Territoriale (BDT), dipendenti dal Ministero della Difesa (come l’Aydar, il Krivbass, il Kiyvska Rus, il Dnepropetrovsk); il compito principale è la difesa dei luoghi strategici e delle linee di comunicazione, ma sono anche impiegati nella ATO. Sono formati sia da riservisti che da volontari, per un totale di circa 10000 uomini.
  2. Battaglioni Speciali di Perlustrazione (BSP), dipendenti dal Ministero degli Interni (come l’Azov, il Donetsk o il Dnipro-1); hanno il compito di controllare le strade e mantenere l’ordine pubblico, oltre ad essere fortemente coinvolti nell’ATO, e sono unicamente costituiti da volontari.
  3. Battaglioni Speciali confluiti nella Guardia Nazionale (BGN), dipendenti dal Ministero degli Interni (come il Donbass); inizialmente formati per garantire l’ordine nella zona ATO. Delle circa 33000 unità che compongono la GN, almeno 7000 sono volontari, provenienti dai movimenti di protesta di piazza Maidan e membri di partiti di estrema destra già in parte addestrati e pronti all’impiego sul campo. L’obiettivo è raggiungere le 60000 unità.
  4. Gruppi Paramilitari, sono gli unici corpi armati non inquadrati ufficialmente all’interno dell’apparato militare e di sicurezza statale (tra i vari primeggia il Pravyi Sektor, braccio armato dell’omonima formazione politica, ma esistono altri gruppi nazionalisti come lo Svoboda Party o il Patrioty Ukrainy.) Sono generalmente finanziati da oligarchi locali, di cui proteggono gli interessi privati.

Nei battaglioni sono anche confluiti un centinaio di combattenti stranieri non solo europei (svedesi, italiani, ungheresi, greci e spagnoli) ma anche americani e russi, uniti da ideali nazionalisti. Si sono inoltre uniti numerosi addestratori stranieri, come Mikael Skillt, il cecchino svedese aggregato all’Azov con sette anni di esperienza nell’Esercito e nella Guardia Nazionale svedese. La maggior parte dei volontari non ha, infatti, una preparazione militare. Gli addestratori svolgono dunque un ruolo vitale al fine formare il personale miliziano. A tale scopo sono stati anche predisposti dei campi di addestramento delle UAF.

Ulteriore punto di debolezza per iniziale impiego dei battaglioni era l’insufficienza di armi ed equipaggiamenti forniti dai Ministeri della Difesa e degli Interni, che sono stati successivamente integrati attraverso raccolte di fondi da parte di attivisti civili, partiti politici e oligarchi.

Pertanto, nonostante la scarsa preparazione e le difficoltà di coordinamento con le forze regolari dei primi mesi, i battaglioni di volontari hanno gradualmente affinato le proprie capacità militari, rivelandosi un elemento essenziale nelle vittorie conseguite tra luglio ed agosto nel Donbass. Il loro ruolo resta tuttavia controverso e non mancano critiche da parte di Organizzazioni Internazionali per violazione di diritti umani. Uno dei casi più noti è quello del battaglione Aijdar, recentemente sciolto su richiesta di Amnesty International per aver commesso una serie di sequestri di persona, rapine, estorsioni, maltrattamenti e forse anche esecuzioni.

Dei circa 44 battaglioni al momento attivi in Ucraina, quelli che più di altri si sono distinti negli ultimi mesi sono il Donbass, il Pravyi Sektor e l’Azov.

Il Donbass è uno dei battaglioni più popolari in Ucraina, tra i primi ad essersi formato e dal 29 maggio scorso integrato nella Guardia Nazionale. Alla sua guida è Semen Semenchenko, leader di origini russe con un oscuro passato in società di sicurezza private. Il battaglione è costituito da circa 900 uomini, volontari sia ucraini che stranieri, contraddistinti da divise nere (da cui il soprannome ‘Men in Black’). Appena formato il gruppo si sosteneva attraverso l’autofinanziamento e le donazioni online, ma dall’inclusione nella GN sono arrivati anche fondi dal Governo ucraino. Si sospetta, poi, che parte delle risorse a disposizione del gruppo provenga dall’oligarca israelo-ucraino Ihor Kolomoisky, uno degli uomini più ricchi in Ucraina, governatore dell’oblast di Dnipropetrovsk, noto per le sue simpatie neo-fasciste. Peraltro il centro d’addestramento e la base principale del Donbass si trovano proprio a Dnipropetrovsk, nonostante prima di essere scoperte dai ribelli risiedessero a Donetsk, luogo in cui si svolgeva la prima risposta alle attività separatiste. Nel Donbass sarebbero anche confluite alcune forze di estrema destra dalle milizie del Pravy Sektor, con cui l’oligarca ha dei forti legami.

Il battaglione del Pravy Sektor, di orientamento apertamente neo-nazista, è tra i più temuti dalla popolazione dell’est dell’Ucraina. Alla sua guida è Dmytro Yarosh, leader dell’omonimo partito, che nelle ultime elezioni ha conquistato un seggio in Parlamento. Il battaglione è composto da molti dei manifestanti responsabili dell’assalto dei palazzi istituzionali durante la fase finale della rivolta di Euromaidan e non accoglieva, perlomeno inizialmente, volontari stranieri, probabilmente perché già in grado di mobilitare fino a circa diecimila uomini. Il governo ucraino non ha consentito al gruppo di integrarsi nella GN, per cui i finanziamenti provengono principalmente da oligarchi come Kolomoisky.

Al contrario, un altro battaglione che come il Donbass è stato integrato nella GN (dunque dipende dal Ministero degli Interni) è l’Azov, che prende il nome dal Mar di Azov, nel sud-est del Paese.

Anche l’Azov è stato uno dei primi a essere formati, ed è costituito da circa 500 volontari provenienti non solo dal sud-est ucraino ma anche da Svezia, Italia e Russia, e da ex-detenuti e criminali. Componenti provenienti da ambienti sociali molto diversi ma uniti da aspirazioni nazionaliste, anti-semite e anti-comuniste.

Si tratta di un battaglione caratterizzato una posizione politica radicale (tra i simboli identificativi del gruppo compare il Sole Nero usato dalle SS naziste) che ha suscitato l'entusiasmo di molte reclute dagli ambienti più estremisti europei e che potrebbe costituire una minaccia per il governo stesso a guerra finita. La natura stessa del gruppo sembra contrastante con la dipendenza dal Ministero degli Interni, rispetto al quale agisce con una certa autonomia, che potrebbe creare dei problemi di coordinamento e di smobilitazione quando la guerra sarà finita.

Il leader dal gruppo è Andriy Biletsky, capo dell’organizzazione dei Patrioti dell’Ucraina, il braccio armato del partito neo-nazista dell’Assemblea Nazional Sociale.

All’interno dei battaglioni, dunque, predomina un fanatismo ideologico che compensa la scarsa preparazione militare di molti degli arruolati, mandati in prima linea per reggere il peso delle offensive ribelli. Il gruppo è principalmente coinvolto nella difesa di Mariupol, località vicino alla quale si trovano la loro base principale e i campi di addestramento.

Poco chiare le fonti di finanziamento dell’Azov prima del suo ingresso nella GN, ma anche in questo caso sembrerebbe coinvolto Ihor Kolomoiksy.

Difronte alle crescenti difficoltà nell’implementare i protocolli di Minsk raggiunti il 13 febbraio, dopo il fallimento dei precedenti accordi del 5 settembre, il Governo ucraino teme che i battaglioni aumentino il loro ruolo politico e rifiutino di smobilitare.

Alcuni leader dei battaglioni sono già confluiti nelle file del Parlamento. I partiti politici e i comandanti miliziani nutrono un reciproco interesse a che ciò avvenga; se da un lato l’ampia fiducia che i leader riscuotono tra la popolazione serve ai partiti come catalizzatore di voti, dall’altro i leader aspirano alla legittimazione e all’ingresso nei circoli che gestiscono il potere.

Uno dei primi a togliere il passamontagna per entrare in politica è stato Semen Semchenko, guida del Donbass, confluito nelle liste del partito Samopomosh che già include diverse personalità dei battaglioni attivi sul territorio. Anche il comandante dell’Azov, Andriy Biletsky, è entrato a far parte del comando militare del Fronte Popolare, il nuovo partito politico creato dal premier Yatseniuk di ideologia filo-europea. Altri nomi influenti di battaglioni confluiti in politica sono ad esempio Oleg Lyashko, capo dell’omonimo partito radicale e leader del battaglione Shaktar; Sergey Melnichuk, comandante dell’Aydar, scelto dallo stesso Lyashko; Andrij Teteruk, neo senatore e guida delle milizie del Myotvorets; Yuri Bereza, neo senatore, capo del Dniepr.

Pertanto, le stesse forze neo-naziste che parteciparono alle rivolte che portarono alla destituzione del presidente Viktor Yanukovich stanno adesso venendo inglobate nella struttura governativa. Tale processo di integrazione trova ulteriore realizzazione nell’inserimento di alcuni battaglioni nelle strutture regolari delle Forze Armate. L’Azov e il Donbass sono già formalmente confluiti nella GN, alle dipendenze del Ministero degli Interni, nonostante abbiano mantenuto la propria identità e un ampio grado di autogestione. Autonomia che gli stessi potrebbero sentire inibita se, a guerra finita, le linee di azione governativa divergessero dal loro credo ideologico.

Le forze governative hanno infatti usato le milizie volontarie come ‘carne da cannone’ in prima linea, nella convinzione che imbrigliarle poi tra le file della GN potesse essere un modo per tenerle sotto controllo. Dall’altro lato i battaglioni vedono la legittimazione nelle Forze Armate ufficiali come uno strumento per acquisire protezione e accedere agli alti cerchi del potere. Potere che gli stessi hanno già conquistato per il contributo essenziale prestato nel conflitto, e che si potrebbe ritorcere contro il Governo, specialmente nel caso dei gruppi portatori di ideali neo-nazisti e anti-semiti.

La scelta di portare nei partiti alcuni influenti comandanti di battaglioni e di incorporare battaglioni stessi nelle file della GN risponde dunque a una logica di breve periodo. Infatti, se in un primo momento la legittimazione delle milizie volontarie possa aver potenziato le forze ucraine e contenuto le sommosse separatiste, nel lungo termine i battaglioni potrebbero rivoltarsi e rivendicare la propria autonomia.

Dunque, per il futuro, sussiste il pericolo concreto della crescita del sostegno popolare ai battaglioni e ai movimenti politici di estrema destra che ne costituiscono la base partitica ed ideologica. Infatti, in caso di peggioramento della situazione economico-sociale ucraina, di diffusione di una crescente disaffezione e disillusione verso gli ideali euro-atlantisti e di delusione nei confronti dell’attuale leadership di governo, i movimenti radicali potrebbero cooptare il malcontento popolare con agende populiste e anti-sistemiche. Tale possibilità potrebbe assumere tratti particolarmente drammatici, poiché, rispetto al passato, i gruppi estremisti e ultra-nazionalisti usufruirebbero dell’esperienza acquisita sul fronte, ponendo una sfida politica e di sicurezza dagli esiti imprevedibili per il governo di Kiev.