15 SETTEMBRE 2017
L’ambizione nucleare di Kim Jong-un e l’importanza delle sanzioni economiche
DI Francesca Manenti

Il test nucleare effettuato da Pyongyang lo scorso 3 settembre, il sesto condotto dal regime nel corso dell’ultimo decennio, ha riacutizzato la preoccupazione internazionale nei confronti della possibile proliferazione atomica nel Pacifico. Con una potenza stimata introno ai 120 chilotoni, l’esperimento sembra aver permesso al governo nordcoreano di testare un ordigno termonucleare, di potenza cinque volte superiore a quello testato l’anno precedente[1]. Per quanto le pretese del regime di aver messo a punto una bomba all’idrogeno, superiore per potenziale esplosivo ai tradizionali ordigni atomici, non trovino ancora una conferma definitiva, l’apparente sviluppo di tecnologia termonucleare e di armi atomiche a doppia fase[2] ha messo in luce i rapidi progressi conseguiti dal programma di ricerca di Pyongyang.

A partire dal 2010, infatti, successivamente al ritiro dalla trattativa internazionale sul nucleare dei così detti Six Party Talks, il governo nordcoreano ha provveduto alla riattivazione e al potenziamento delle infrastrutture all’interno del sito di ricerca di Yongbyon, così da poter incrementare per quantità e qualità l’arsenale atomico a disposizione. La riattivazione del reattore da 5MWe (megawatt elettrici) per la produzione di plutonio (spento nel 2007 e riacceso nel 2013); la costruzione di un reattore sperimentale ad acqua leggera (LWR) da 25-30 MWe; la presunta installazione di nuove cascate di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio; l’installazione di un impianto[3] per l’arricchimento del radioisotopo Litio-6, fondamentale per la produzione di armi termonucleari, sono solo le attività più evidenti dello sforzo sistemico portato avanti da Pyongyang per riuscire a fare un effettivo salto di qualità nella produzione di energia nucleare a scopo militare.

 

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[1] Nel 2016 la Corea del Nord ha effettuato due test nucleari: il 6 gennaio 2016, con una potenza stimata tra i 7 e i 10 chilotoni; il 9 settembre, con una potenza sprigionata stimata tra 20-30 chilotoni.

[2] La bomba ad idrogeno (o bomba H o termonucleare) si basa sulla concatenazione di due fasi: una prima fissione nucleare (alimentata ad uranio o a plutonio), innesca una seconda reazione di fusione nucleare (di isotopi di idrogeno). Il modello più semplice è formato da un involucro che racchiude la bomba a fissione accanto al combustibile per la fusione.

[3] Si troverebbe nel Complesso Chimico di Hungnam, vicino a Hamhung, sulla costa orientale del Paese.