06 NOVEMBRE 2014
Mediterraneo e Medio Oriente - N.19/2014
DI Gabriele Iacovino

L’incredibile rapidità dell’azione dello Stato Islamico in Iraq e il suo rafforzamento in Siria hanno portato la Comunità Internazionale, guidata dagli Stati Uniti, ad approntare un intervento militare contro una realtà terroristica che appare come la più grande minaccia alla sicurezza globale degli ultimi 10 anni. Infatti, Baghdadi, l’autoproclamato califfo dello Stato Islamico, non solo è riuscito a creare un movimento jihadista attivo nella guerra civile siriana, ma è anche stato capace di inserirsi nel tradizionale scontro settario in Iraq, suo Paese d’origine, e, sfruttando le debolezze delle istituzioni centrali, ha inferto un duro colpo alla stabilità dell’intera regione.

Occorre sottolineare come lo Stato Islamico, oltre ad essere un gruppo terroristico che è riuscito a diventare il punto di riferimento del
jihadismo internazionale, ha raccolto attorno a sé diverse realtà del panorama sunnita iracheno, dalle tribù di Anbar, scontente per la
spartizione del potere locale, ai reduci del regime baathista, rimasti lungamente nell’ombra ad aspettare il momento propizio per colpire il governo di Maliki, reo di aver tutelato quasi esclusivamente gli interessi della componente sciita del Paese. Tuttavia, oltre all’abile manipolazione dell’antico settarismo iracheno, l’avanzata dello Stato Islamico è stata facilitata della scarsissima preparazione dell’Esercito iracheno, che si è letteralmente disciolto davanti all’avanzata jihadista.

Non risulta azzardato immaginare che le lo Stato Islamico avrebbe potuto prendere il controllo di una porzione ancora maggiore del territorio iracheno qualora a contrastarlo non fossero intervenute sia le milizie sciite, supportate dall’Iran, sia i Peshmerga curdi, soldati della Regione Autonoma del Kurdistan. Proprio i curdi sono stati tra i maggiori destinatari del sostegno logistico occidentale, grazie ai cospicui carichi di medicinali, cibo, equipaggiamento, armi e munizioni forniti ai Peshmerga, spina dorsale della resistenza opposta allo Stato Islamico.

Anche l’Italia, perfettamente consapevole della minaccia regionale e internazionale costituita dal movimento jihadista siriano ed iracheno, ha contribuito al sostegno della resistenza curda. Occorre sottolineare come, per il governo di Roma, il contrasto allo Stato Islamico non è avvenuto soltanto con azioni mirate in Medio Oriente, ma anche sul territorio europeo e nazionale, intensificando i controlli di sicurezza con l’obbiettivo di scongiurare i rischi legati sia al ritorno dei combattenti stranieri in patria sia alla radicalizzazione di cellule locali.

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