13 DICEMBRE 2013
In Algeria, Bouteflika dopo Bouteflika
DI Fabiana Urbani

Lo scorso 16 novembre il Comitato Centrale del Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), il partito che da decenni domina la scena politica algerina, ha comunicato la candidatura ufficiale del Presidente Abdelaziz Bouteflika alle elezioni previste per aprile 2014. L’annuncio della candidatura è arrivato dopo settimane d’indiscrezioni sulla salute di Bouteflika, colpito lo scorso 28 aprile da un’ischemia cerebrale e ricoverato in Francia. Il Presidente era rientrato dall’Europa solo nello scorso luglio.

Bouteflika, 76 anni, alla guida del Paese dal 1999, concluderà proprio il prossimo aprile il suo terzo mandato consecutivo, per il quale era stato necessario emendare la Costituzione nel 2008 abolendo il limite dei mandati presidenziali. La candidatura di Bouteflika per le elezioni del 2014 è stata annunciata al termine di una riunione del comitato centrale del Fronte Nazionale di Liberazione (FLN) boicottata da 288 membri su 340, a testimonianza di come la prospettiva abbia sostanzialmente diviso il partito. Amar Saadani, Segretario Generale del FLN eletto ad agosto dopo mesi di lotte interne al partito, ha giustificato la scelta con i risultati positivi raggiunti da Bouteflika negli ultimi anni.

La ricandidatura del Presidente algerino per un nuovo mandato va letta nel più ampio quadro politico del Paese. Al momento, infatti, sembra essere in corso una lotta di potere interna al cosiddetto “le pouvoir”, ovvero l’apparato politico-militare che controlla de facto il sistema decisionale in Algeria. Tale scontro intestino sembra essersi acuito in particolare negli ultimi mesi, a seguito dell’aggravamento delle condizioni di salute di Bouteflika.

La strategia del Presidente sembra puntare ad arginare il potere del Département du Renseignement et de la Sécurité (DRS), cioè i servizi d’intelligence algerini, guidati da 23 anni dal Generale Mohammed Mediene, noto come Toufiq. Il confronto tra i due “uomini forti” di Algeri si sviluppa da alcuni anni non solo in campo politico, ma anche economico. La situazione si è fatta più tesa a partire dal 25 febbraio 2011, quando il Presidente algerino ha proclamato la fine dello stato di emergenza, in vigore nel Paese da 19 anni, annunciando un piano di riforme. Tale provvedimento ha indebolito i militari e il DRS, che attraverso lo stato di emergenza riuscivano a mantenere una serie di prerogative straordinarie. Bouteflika, inoltre, ha trasferito la gestione della lotta contro il terrorismo, una volta affidata alla gestione congiunta del DRS e dell’Esercito Nazionale del Popolo (ENP), interamente nelle mani di quest’ultimo. I militari hanno reagito colpendo il potere economico del Presidente, al quale è strettamente legato quello politico. Lo scorso dicembre, infatti, uno scandalo di corruzione internazionale ha investito la Sonatrach (Société Nationale pour la Recherche, la Production, le Transport, la Transformation, et la Commercialisation des Hydrocarbures), la società statale che gestisce l’estrazione e la commercializzazione degli idrocarburi in Algeria. Travolti dalle accuse di corruzione, l’allora Ministro dell’Energia, Chakib Khelil, e alcuni dirigenti della società vicini a Bouteflika sono stati rimossi. Questa manovra ha consentito al DRS di indebolire il controllo del Presidente sui vertici della Sonatrach e, di conseguenza, sull’industria petrolifera, che rappresenta la fonte primaria di profitto per il Paese.

In risposta all’epurazione dei vertici della Sonatrach, lo scorso luglio Bouteflika ha sottratto al DRS la gestione del Centre de Communication et de Diffusion (CCD), la Direction Centrale de la Sécurité de l'Armée (DCSA) e la sua forza di polizia giudiziaria, infliggendo un duro colpo al Generale Mediene; questi tre importanti organi sono stati assegnati al nuovo Vice Ministro della Difesa, Ahmed Gaid Salah, già Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate e uomo di fiducia di Bouteflika. Infine, sono stati rimossi il Generale Bachir Tartag, direttore della Sicurezza Interna, e il Generale Rachid Laalali, capo del controspionaggio, entrambi sostenitori di Mediene.

L’11 settembre 2013 il Presidente ha deciso un rimpasto governativo che ha interessato 11 ministeri di rilievo. In particolare, i ministri dell’Interno, degli Esteri e della Difesa sono stati sostituiti da uomini vicini a Bouteflika. Il nuovo titolare del dicastero dell’Interno è Tayeb Belaiz, già Ministro della Giustizia fino al 2012; agli Esteri è stato nominato l'ex diplomatico Ramtane Lamamra, mentre il Generale Salah è stato nominato Viceministro della Difesa in sostituzione di Abdelmalek Guenaizia. A guidare l’esecutivo è stato riconfermato Abdelmalek Sellal, che durante l’assenza di Bouteflika aveva garantito il potere del clan presidenziale. Questo rimpasto è stato interpretato come un segnale della volontà di Bouteflika di assicurarsi l’appoggio di uomini chiave al governo e tentare di rafforzare il proprio potere in vista delle elezioni presidenziali del 2014.

Nonostante la malattia, dunque, Bouteflika potrebbe essere sarebbe stato spinto a rimanere sulla scena politica per evitare un pericoloso vacuum di potere e rimandare il confronto tra FLN e DRS sulla successione al seggio presidenziale. Le due fazioni, infatti, non erano mai riuscite a trovare un compromesso sull’erede di Bouteflika in modo tale da garantire al Paese una transizione il più stabile possibile.

A cinque mesi dalle consultazioni presidenziali, non è ancora ufficiale la lista completa dei candidati. Probabile sarà la candidatura di Ahmed Ouyahia, Segretario del Rassemblement National Démocratique (RND) ed ex Primo Ministro algerino. Correrebbero per le elezioni presidenziali anche Ali Benflis, già Segretario del FLN e Primo Ministro dal 2000 al 2003, lo scrittore Mohammed Moulessehoul e Ahmed Benbitour, che ha ricoperto in passato le cariche di capo del governo e di Ministro dell’Economia. Infine, avrebbero proposto la loro candidatura Soufiane Djilali, leader del partito Jil Jadid (“Nuova Generazione”), l’economista Ali Benouari e l’imprenditore Rachid Nekkaz.

Al di là del conflitto interno a “le pouvoir”, l’Algeria sta attraversando una fase sociale ed economica molto critica. Il settore energetico, infatti, ha registrato una flessione produttiva a causa del calo della domanda e dell’abbassamento dei prezzi; ciò potrebbe avere pesanti ripercussioni per il governo di Algeri, che da alcuni anni utilizza la strategia dell’”authoritarian bargain”, cioè la parziale redistribuzione delle rendite petrolifere per calmierare i prezzi interni e placare il disagio sociale. L’Algeria, inoltre, ha una popolazione giovanissima (circa il 70% dei suoi abitanti è al di sotto dei 30 anni) e ciò comporta gravi difficoltà nell’assorbimento della forza lavoro e, di conseguenza, nel contenimento delle tensioni sociali. Il ricordo della terribile guerra civile degli anni ’90, la paura della minaccia islamista e lo spettro dell’instabilità spingono gli algerini a non manifestare in maniera violenta contro le autorità. Il malcontento, tuttavia, resta tangibile.

Un’altra questione delicata è rappresentata dalla minaccia islamista, contro la quale i servizi segreti di Mediene hanno sempre rivestito un ruolo chiave. Anche da questo punto di vista, l’appoggio del DRS sarà fondamentale perché il prossimo governo algerino riesca a evitare una possibile destabilizzazione e, ancora, a proteggere gli interessi economici nazionali ed esteri, legati in particolare al comparto energetico. Negli ultimi anni, le infrastrutture per la produzione e l’esportazione di gas e petrolio sono occasionalmente divenuti obiettivi sensibili per i qaedisti, come dimostrato dall’attacco all’impianto gasifero di In Amenas nel gennaio 2013 ad opera di un commando jihadista guidato da un ex membro di spicco di al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), Mokhtar Belmokhtar.

La candidatura di Bouteflika rappresenta, in questo quadro, una scelta di compromesso per evitare cambiamenti destabilizzanti, scongiurati sia dai Paesi europei, tra i maggiori clienti dell’export petrolifero algerino, sia dagli Stati Uniti, che considerano Algeri un partner chiave nella lotta al terrorismo. Attraverso l’eventuale rielezione di Bouteflika, si assicurerebbe una continuità al potere, scongiurando una crisi politica che potrebbe peggiorare la già difficile situazione algerina.