Tunisia-Marocco-Algeria: tensione nel segno del Sahara Occidentale
Medio Oriente e Nord Africa

Tunisia-Marocco-Algeria: tensione nel segno del Sahara Occidentale

Di Giuseppe Dentice
09.09.2022

Dopo il contestato referendum costituzionale di luglio e la decisione dei gruppi di opposizione riuniti nel Fronte di Salvezza Nazionale di boicottare le elezioni parlamentari che si svolgeranno a dicembre 2022, la Tunisia si è trovata coinvolta nel sempre più duro scontro diplomatico tra Rabat e Algeri in merito alla questione sahrawi. A determinare il nuovo momento di tensione è stato soprattutto quanto avvenuto a Tunisi il 27-28 agosto in occasione della Tokyo International Conference on African Development (TICAD), la conferenza internazionale di alto livello sullo sviluppo africano avviata dal Giappone nel 1993 e che riunisce i Capi di Stato e di governo del continento africano e del Giappone, nonché i vertici di Nazioni Unite e Banca Mondiale. A far discutere è stata, quindi, la scelta da parte del Presidente tunisino Kais Saied di riservare tutti gli onori che si riserverebbero convenzionalmente ad un normale Capo di Stato a Brahim Ghali, Presidente dell’autoproclamata Repubblica Democratica Araba Saharawi (SADR). Nell’aprile 2021, il leader del Fronte Polisario era stato al centro di diverse tensioni tra Marocco e Algeria a causa della sua decisione di recarsi in Spagna per essere curato per il Covid-19. Questo episodio ha innescato un vorticoso triangolo diplomatico del quale Madrid sta pagando uno scotto pesante dopo la rottura del trattato di amicizia, buon vicinato e cooperazione ispano-agerino (8 giugno 2022). Se Tunisi ha difeso e giustificato la scelta di invitare Ghali in ossequio a quanto già avvenuto nelle edizioni TICAD a Nairobi (2016) e a Yokohama (2019), Rabat per rappresaglia non solo ha annullato la sua partecipazione all’evento ma ha anche richiamato l’Ambasciatore in Tunisia e bollato l’atto come ostile e provocatorio da parte di un Paese che tradizionalmente ha sempre mantenuto una posizione equidistante nella contesa. Da parte sua, il governo tunisino, che nel frattempo ha richiamato il suo Ambasciatore in Marocco ufficialmente per consultazioni, ha ribadito la propria neutralità rispetto alla questione del Sahara Occidentale e auspicato in una ricomposizione della frattura, visto anche il quasi immediato boicottaggio politico-economico lanciato da comuni cittadini marocchini su diverse piattaforme social contro il Presidente Saied e le istituzioni di Tunisi. Alla base delle critiche di Rabat vi è soprattutto il ruolo giocato dal cerimoniale diplomatico tunisino, accusato di aver gestito la questione in totale autonomia e contro il parere contrario di Giappone e Nazioni Unite. Allo stesso tempo, secondo il Marocco, nella posizione assunta da Tunisi si celerebbe un’importante pressione diplomatica algerina, che potrebbe avere convenienza nello sfruttare il contesto di crisi al fine di non rimanere isolata in ambito continentale e internazionale sul dossier sahrawi. Allo stesso tempo, grazie a ciò Algeri potrebbe cercare di internazionalizzare il più possibile la questione cercando – ma necessariamente trovando – un possibile engagement nell’Unione Africana e nella Lega Araba, le quali, però, hanno già da sùbito mostrato scarso interesse a farsi coinvolgere. Di converso, è presumibile ipotizzare che l’azione di Saied sia una mossa tattica e di corto respiro, volta essenzialmente a distogliere l’attenzione internazionale dalle fragilità democratiche tunisine. In ciò si innestano anche una serie di necessità concrete tunisine dato il difficile piano sociale nazionale nel quale, infatti, Algeri ha mostrato interesse e disponibilità a giungere in soccorso del Paese vicino con risorse economiche ed energetiche urgenti utili per far fronte alla crisi domestica. Se tale mossa potrebbe portare ad un ulteriore elevamento in chiave regionale della questione sahrawi, è pur vero che lo split diplomatico potrebbe rendere sempre più ingestibile il dossier a livello nordafricano e internazionale in virtù delle diverse spinte e sensibilità sul tema. Inoltre, un rafforzamento della partnership tra Algeria e Tunisia potrebbe avere implicazioni strategiche dirette anche per l’Unione Europea (e l’Italia in particolar modo) in almeno tre campi: in termini di approvvigionamento energetico, dato il rinnovato ruolo del gasdotto Transmed specie dopo l’innalzamento dei prezzi globali del gas e del petrolio per effetto della guerra russo-ucraina; nelle questioni securitarie a cominciare dalla gestione delle crisi regionali come la Libia (magari con uno spostamento più marcato di Tunisi verso le posizioni algerine in funzione anti-marocchina); infine, nei rapporti internazionali con l’Occidente, considerato lo scivolamento della Tunisia verso pratiche di governance più autocratiche e lontane dall’esperienza di democratizzazione emersa chiaramente dopo le Primavere Arabe del 2011. Pertanto, sebbene i rischi di un confronto militare tra Marocco e Algeria siano molto bassi, è indubbio che il tentivo di regionalizzazione della questione del Sahara occidentale da parte di Algeri stia favorendo una sorta di “logoramento diplomatico” che travalichi i confini nordafricani e possa condurre, in estrema ipotesi e in assenza di proposte e/o soluzioni concrete, ad un’escalation di violenze tra le parti.

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