Macron e Lavrov in tour in Africa
Africa

Macron e Lavrov in tour in Africa

Di Marco Di Liddo
29.07.2022

A partire dal 25 luglio, il Presidente francese Macron e il Ministro degli Esteri russi Lavrov sono stati impegnati in due paralleli tour diplomatici nel continente africano: Camerun, Benin e Guinea Bissau per il primo; Etiopia, Uganda, Egitto e Repubblica del Congo per il secondo. La contemporaneità delle missioni diplomatiche in Africa, in un momento di grande tensione internazionale a causa del conflitto russo-ucraino e dei suoi impatti economico-politici internazionali, ha simbolicamente rievocato il “Rumble in the Jungle”, il famoso incontro di boxe tra Mohamed Ali e George Foreman a Kinshasa nell’ottobre del 1974. Infatti, sia per la Francia che per la Russia, l’obbiettivo principale è rafforzare la propria rete di alleanze regionali e spingere i Paesi africani a schierarsi a favore di Mosca o Kiev. In tal senso, sembra che Lavrov abbia ottenuto i maggiori benefici; infatti, oltre ad essere stato accolto caldamente nelle capitali africane visitate, il Ministro degli Esteri russo ha incassato la conferma delle posizioni di neutralità dei Paesi in questione e, in alcuni casi, addirittura elogi e ringraziamenti. Questo è stato il caso di Egitto ed Uganda che, rispettivamente, hanno sottolineato il presunto ruolo russo nella ratifica dell’accorso sullo sblocco dei porti ucraini e l’apporto di Mosca nella lotta per l’indipendenza e il superamento del regime coloniale. A riguardo, proprio la firma del cosiddetto “accordo del grano”, avvenuta a ridosso del viaggio di Lavrov, può essere interpretata come la volontà russa di avviare la missione africana proponendo l’immagine di un Paese attento ad evitare il rischio di una catastrofe alimentare in Africa.

Di contro, il tour di Macron non ha avuto un’eco altrettanto diffusa e profonda e sembra non aver ottenuto risultati significativi. Nel complesso, la presidenza francese si trova ad affrontare una diffusa crisi di legittimità e di efficacia di politica estera in Africa, come testimoniato dal ritiro delle Forze Armate dal Mali, dal ridimensionamento dell’influenza di Parigi nelle sue ex-colonie e, più in generale, da un crescente e feroce sentimento antifrancese in Africa.

Di contro, la Russia, nonostante sia tornata soltanto recentemente ad avere una politica estera africana di ampio respiro (summit di Soci del 2015), ha saputo sfruttare i focolai di crisi tra Paesi africani e partner occidentali per promuovere modelli di cooperazione alternativi e privi di quei principi di condizionalità spesso invisi alle classi dirigenti autoritarie del continente. Ad oggi, la presenza russa in Africa è in aumento e punta a rafforzare le partnership soprattutto nel settore securitario (attraverso la vendita di armi e l’invio del Wagner Group), energetico e minerario.

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