Fumata nera per l’accordo sulla delimitazione marittima tra Libano e Israele
Medio Oriente e Nord Africa

Fumata nera per l’accordo sulla delimitazione marittima tra Libano e Israele

Di Fortuna Finocchito
07.10.2022

L’accordo per la demarcazione dei confini marittimi nel Mediterraneo Orientale tra Israele e Libano sembrava aver raggiunto un punto di svolta. Domenica 2 ottobre, Tel Aviv e Beirut avevano infatti accolto con favore la proposta – soggetta poi a valutazioni interne – che il negoziatore nordamericano per le questioni energetiche, Amos Hochstein, aveva inviato ad entrambi i Paesi. Dopo quasi una settimana, Israele ha ufficialmente rigettato alcune modifiche all’accordo richieste dal Libano facendo così sfumare ogni possibilità di risoluzione della disputa.

L’area marittima in questione riguarda una superficie di circa 860 chilometri quadrati che si estende dal confine di Rosh Hanikra verso ovest e che entrambi i Paesi considerano essere nella propria zona economica esclusiva (ZEE). In ballo c’è una area ricca di gas naturale e petrolio. Nello specifico, i giacimenti gasiferi di Karish e Kana. In base alla proposta statunitense, il giacimento di Karish rientrava nella ZEE israeliana insieme ad una piccola porzione di Kana (di cui non si conosce ancora il valore), reclamata però interamente dal Libano. Sebbene inizialmente sembrava non essere interessato al grande giacimento di Karish, il Libano ha poi avanzato pretese di sovranità su quest’ultimo chiedendo quindi agli Stati Uniti delle modifiche. A complicare la riuscita dell’accordo contribuiscono tuttavia elementi più strutturali e di lungo periodo. Di fatto i due Paesi non hanno rapporti diplomatici e, formalmente, risultano essere ancora in guerra. Il conflitto del 2006 è stato infatti interrotto dalla Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che prevedeva un cessate il fuoco, successivamente mai tradottosi in un trattato di pace.

Eppure le aspettative erano elevate. Se da un lato l’intesa avrebbe contribuito a rafforzare i benefici economici per Israele in virtù di una filiera del gas già ben avviata per via dei blocchi Leviathan e Tamar – che hanno garantito indipendenza energetica e capacità di export al Paese –, dall’altro avrebbe senza dubbio alimentato tutta una forte narrazione/contrapposizione politica, con alla testa l’ex Primo Ministro Benjamin Netanyahu, in vantaggio netto secondo gli ultimi sondaggi nelle elezioni parlamentari del 3 novembre. Con tutta probabilità, la mancata firma dell’accordo non stravolgerà (ma neppure favorirà) il piano israeliano di sfruttamento dei giacimenti di gas nell’area contesa. Fino ad ora infatti, Israele ha largamente beneficiato dello stallo politico libanese per agire nel triangolo di mare conteso, dove lo scorso giugno ha inviato una piattaforma galleggiante di estrazione nei pressi della zona contesa.

Diverse sono invece le difficoltà che il Paese dei Cedri deve fronteggiare. La paralisi politica libanese e la dilagante corruzione dell’apparato istituzionale continueranno ad agire come deterrente e quindi a compromettere la firma di futuri accordi per la demarcazione dei confini marittimi. A destare più preoccupazione sarebbe però proprio Hezbollah. Il Partito di Dio – come spesso è accaduto – potrebbe agire in autonomia ed ostacolare le prossime operazioni israeliane di esplorazione del giacimento gasifero. Tale azione certamente rinvigorirebbe le pressioni ed i malumori di Israele che vede in Hezbollah (e di riflesso nell’Iran) la sua principale minaccia securitaria nella regione. Durante la scorsa estate infatti Hezbollah ha più volte minacciato di colpire militarmente le operazioni israeliane di perforazione in violazione con i diritti marittimi libanesi. Da considerare vi sarebbe poi l’inesperienza del Libano nel comparto energetico. Questa non comprometterebbe la corretta esecuzione dei lavori, ma bensì potrebbe essere sfruttata a proprio vantaggio da Israele durante future sessioni di negoziazioni. Lo Stato libanese è di fatti nuovo alle dinamiche tra le varie compagnie energetiche, basti pensare che la Lebanon Petroleum Administration è stata resa operativa solo nel 2017.

Ancora una volta quindi, la rivalità tra questi due attori rallenterà l’esplorazione energetica nel Mediterraneo Orientale.

Fortunata Finocchio è stagista presso il desk Medio Oriente e Nord Africa.

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