Escalation delle proteste antigovernative in Iran
Asia e Pacifico

Escalation delle proteste antigovernative in Iran

Di Tiziano Marino
17.11.2022

Il 15 e 16 novembre, si è verificata una nuova ondata di proteste che ha interessato gran parte del territorio della Repubblica Islamica dell’Iran. In particolare, dopo alcune settimane di relativa calma, migliaia di manifestanti hanno organizzato marce e iniziative in almeno 36 località del Paese per commemorare le vittime della rivolta del 2019-2020, nota come “Bloody November”, scoppiata a causa degli aumenti incontrollati del prezzo del carburante e repressa con durezza dalle forze di sicurezza.

Confermando la tendenza ormai consolidata nei tre mesi trascorsi dall’inizio delle proteste seguite alla morte di Mahsa Amini, le province maggiormente attive sono state quelle del nordovest, Azerbaigian occidentale e Kurdistan iraniano, dove è alta la presenza di minoranze tradizionalmente ostili alle autorità centrali. A differenza del resto del Paese, in queste aree il livello dello scontro non è mai sceso e nelle scorse ore sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco due miliziani del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, dispiegato per sostenere le forze di polizia nell’attività di repressione. Molto attive, negli ultimi giorni, sono state anche le province di Esfahan e Fars, mentre duri scontri tra manifestanti e forze dell’ordine si sono registrati nella capitale Teheran dove sono state allestite anche barricate. Rilevante è stata la presenza di slogan e manifesti contro il Presidente conservatore Ebrahim Raisi e la Guida Suprema Ali Khamenei, a riprova del crescente carattere anti-sistemico assunto dalle agitazioni.

A scatenare la nuova ondata di rabbia ha contribuito anche l’avvio dei processi, molti dei quali pubblici, nei confronti dei manifestanti fermati nel corso delle proteste. Si stima che siano circa 15.000 gli iraniani in attesa di condanna e molti di loro rischiano anche la condanna a morte per aver preso parte alle manifestazioni.

Il crescendo delle proteste potrebbe continuare nei prossimi giorni che rappresentano un banco di prova utile a testare la tenuta del movimento, finora a trazione essenzialmente studentesca e perciò incapace di rappresentare una minaccia esistenziale per i vertici della Repubblica Islamica. In particolare, la sfida delle prossime settimane è quella di superare i limiti legati all’assenza di una leadership riconosciuta e alla scarsa partecipazione dei lavoratori, limitata a scioperi sporadici nei settori petrolifero e minerario. Inoltre, al fine di facilitare la trasformazione del movimento in rivolta di carattere nazionale, i manifestanti dovrebbero rendere permanentemente lo spostamento dell’epicentro delle proteste dalle zone periferiche del Paese ai grandi centri urbani, ossia Teheran, Esfahan e Karaj proprio come avvenuto nelle ultime 48 ore.

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