25 SETTEMBRE 2012
L’evoluzione del fenomeno della pirateria nel Golfo di Guinea
DI Stefania Azzolina

Il fenomeno della pirateria lungo le principali rotte commerciali internazionali ha subito nell’ultimo anno un processo di ridefinizione sia a livello geografico sia dal punto di vista delle modalità di esecuzione.
Sebbene a livello globale il numero degli attacchi abbia conosciuto una sensibile contrazione rispetto allo scorso anno, lo stesso non può dirsi per l’area del Golfo di Guinea, in particolar modo a largo delle acque della Nigeria, dove il fenomeno della pirateria è in costante aumento.

Secondo alcuni dati resi noti dall’IMB (Intenational Maritime Bureau), se si prende in considerazione il trimestre Gennaio-Marzo 2012, il numero complessivo di azioni di pirateria è sceso a quota 102 rispetto ai 142 casi registrati nello stesso periodo del 2011. Al contrario, se si analizzano i dati relativi agli attacchi verificatisi a largo della Nigeria, si riscontra un forte incremento del fenomeno rispetto al 2011, con dieci attacchi registrati solo nel trimestre Gennaio - Marzo 2012 a fronte delle dieci azioni di pirateria registrate in tutto il 2011.

Alla luce di questi elementi, sulla diminuzione del numero di attacchi a livello globale incide principalmente il calo degli episodi nel Golfo di Aden. Sempre nel trimestre Gennaio-Marzo 2012, in Somalia si sono verificati quarantatré attacchi, a fronte dei novantasette nel trimestre 2011. Sicuramente, oltre alle misure adottate dai singoli Stati, tale ridimensionamento è frutto dell’azione di contrasto al fenomeno posta in essere da attori regionali ed internazionali, tra cui la Combined Task Force 151, la SNMG2 (Standing Nato Maritime Group 2), l’operazione NATO “Ocean Shield” ed infine l’operazione EUNAVFOR “Atalanta”, missione dell’Unione Europea. In particolare hanno sortito i primi effetti gli attacchi al suolo contro basi di pirati effettuati da contingenti francesi e britannici di EUNAVFOR, a partire dal Maggio 2012.
Altro fattore determinante nella lotta alla pirateria somala è sicuramente la presenza a bordo delle navi sia di squadre di contractor sia di nuclei armati di protezione marittima composti da elementi provenienti dalle forze armate dei singoli Paesi.

Come affermato precedentemente, a differenza del trend generale, il problema della sicurezza lungo le coste dell’Africa occidentale sta assumendo dimensioni allarmanti. Nelle recenti settimane si sono verificati tre attacchi nel Golfo di Guinea, di cui l’ultimo il 4 settembre scorso a largo del Porto di Lagos.
Il Golfo di Guinea ed, in particolar modo l’area al largo delle coste della Nigeria, è già stato in passato interessato da atti di pirateria riconducibili all’azione del MEND (Movement for the Emancipation of the Niger Delta). Tale movimento, nato negli anni Novanta nel contesto del conflitto del Delta del Niger, è un gruppo armato composto principalmente da militanti di etnia Ijaw e Igbo. Le rivendicazioni del MEND riguardano lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi nigeriani ad opera delle multinazionali straniere e la mancanza di eque politiche di redistribuzione degli introiti sul territorio. Inoltre, esse pongono l’accento anche sulle pesanti ripercussioni ambientali che questo comporta.

Di conseguenza gli attacchi del MEND erano spesso rivolti sia contro infrastrutture petrolifere nell’area del Delta del Niger che contro le petroliere transitanti nelle acque limitrofe. Il petrolio sottratto veniva rivenduto al mercato nero.

La situazione ha conosciuto una fase di distensione a partire dal 2009, grazie all’accordo di riconciliazione tra il MEND ed il Governo nigeriano che vide come uno dei principali negoziatori l’attuale Presidente Goodluck Jonathan, anch’egli di etnia Ijaw. In quegli anni Jonathan ricopriva la carica di vice-presidente e successivamente di Presidente ad interim a causa dell’assenza per motivi di salute di Umaru Musa Yar'Adua.

L’accordo garantiva lavoro presso le infrastrutture petrolifere ai militanti del MEND in cambio della cessazione delle ostilità. Inoltre, è emerso come l’establishment di Governo si fosse accordato con i personaggi più influenti del gruppo, pagando ad ognuno una cifra stimata tra i 3 ed i 6 milioni di dollari l’anno. Questo spiega la diminuzione di atti di pirateria riconducibili al gruppo armato.

L’intensificazione del fenomeno nel Golfo di Guinea è quindi da attribuire, almeno in parte, all’attività di nuovi soggetti diversi da quelli operanti fino al 2009. Presumibilmente si tratta in alcuni casi di gruppi composti da individui scontenti o esclusi dai benefici dell’accordo di riconciliazione che hanno continuato nelle proprie attività. Al contrario, per quanto riguarda l’area nord del golfo, gli atti di pirateria sono perpetrati da quei pescatori danneggiati dall’erosione del loro business a causa delle attività predatorie dei pescherecci stranieri. Un’origine, dunque, molto simile a quella dei pirati somali.

Le rivendicazioni politico-sociali che accompagnavano gli atti di pirateria del MEND sono oramai mera propaganda utilizzata tra le fila degli scontenti per giustificare i loro attacchi mentre, in riferimento al nord del golfo, le attività di pirateria non nutrono alcuna rivendicazione, avvengono su un territorio meno circoscritto e vedono come obiettivo non solo petroliere ma qualsiasi tipologia di nave commerciale da trasporto passeggeri.

A differenza del Golfo di Aden dove carico ed equipaggio vengono sequestrati per ottenere un riscatto, gli attacchi che avvengono nel Golfo di Guinea sono decisamente più violenti, essendo obiettivo dei “pirati” il carico e non la richiesta di un pagamento per il rilascio degli ostaggi e della nave.

L’intensificazione degli atti di pirateria nel Golfo di Guinea rappresenta un fattore fortemente destabilizzante, non solo in riferimento alla questione della sicurezza lungo le coste dell’Africa occidentale ma soprattutto riguardo il processo di sviluppo economico dei Paesi dell’intera area. Per questo motivo gli attori regionali hanno cercato di rispondere al fenomeno attraverso operazioni di carattere multilaterale.

Nell’ambito del GGC (Gulf of Guinea Commission) e del MOWCA (Maritime Organization of West and Central Africa) sono state promosse diverse iniziative per elaborare piani di azione congiunte e siglati diversi protocolli d’intesa volti a rafforzare l’impegno comune contro la minaccia della pirateria. Inoltre, sono state create delle forze di sicurezza marittima sia nell’ambito dell’ECOWAS (Economic Community Of West African States) che dell’ECCAS (Economic Community of Central African States). Anche gli Stati dell’Africa centrale hanno istituito il CRESMAC (Regional Centre for Maritime Security in Central Africa) con l’obiettivo di facilitare la condivisione di informazioni ed il coordinamento di operazioni navali congiunte.
Non mancano inoltre iniziative bilaterali come l’Operation Prosperity, un accordo stipulato tra le autorità del Benin e della Nigeria per il pattugliamento marittimo congiunto delle coste e che potrebbe includere anche la partecipazione delle marine del Togo e del Ghana. E’ bene sottolineare come sull’incisività di tali misure influisca negativamente la carenza di informazioni, strumenti, infrastrutture e coordinamento. Da questo punto di vista la Nigeria rappresenta il Paese dell’area con a disposizione i migliori assetti militari nonché il maggiore expertise tecnico e per questo si è affermato come leader nella lotta alla pirateria attraverso il NIMASA (Nigerian Maritime Administration and Safety Agency). Questo determina un rafforzamento del suo ruolo di potenza egemone per la sicurezza terrestre e marittima a livello regionale, sebbene il suo potenziale navale necessiti di un’ulteriore rafforzamento nonostante le spese affrontate recentemente per ampliare la propria Marina Militare.

Allo stato attuale la Marina Militare nigeriana è strutturata essenzialmente per garantire la protezione dei traffici marittimi sia lungo la costa che in-shore. Per questo essa è composta principalmente da Corvette e diverse tipologie di Patrol Craft.

In particolare la Marina nigeriana è dotata di 4 Corvette di cui 2 classe Vosper Thornycroft MK3 e 2 classe Vosper Thornycroft MK9. Riguardo le Patrol Craft la Nigeria possiede 8 Fast Attack Craft di cui 3 classe Luerssen FPB57, 3 classe Combattante IIIB e 2 classe Sea Eagle. L’expertise accumulato nel corso degli anni ha permesso la realizzazione nazionale di una Fast Attack Craft classe Seaward Defence Boat. Inoltre la Marina nigeriana ha in dotazione 4 Patrol Cutters classe C buoy tender, 16 Inshore Patrol Craft e 2 Minesweepers classe Lerici, quest’ultime fondamentali per impedire eventuali attacchi terroristici in siti prossimi alle infrastrutture petrolifere.

Alla luce degli elementi posti in evidenza, la lotta alla pirateria nel Golfo di Guinea rappresenta una duplice sfida sia per lo sviluppo economico dell’intera regione dell’Africa Occidentale sia per la definitiva affermazione della Nigeria quale potenza egemone a livello regionale.