23 NOVEMBRE 2018
Geopolitical Weekly n.310
DI Andrea Posa, Antonio Scaramella e Luca Tarantino

Afghanistan

Il 20 novembre Kabul è stata colpita da un nuovo attentato suicida, che ha portato alla morte di almeno 50 persone e al ferimento di 83. L’attentatore, non ancora identificato, si è fatto esplodere all’interno della sala conferenze dell’Uranus Wedding Palace, dove si stava svolgendo una celebrazione commemorativa della nascita del Profeta Maometto.

Le vittime sono tutti chierici filo-governativi dell’Afghan Ulema Council, la più alta istituzione religiosa nazionale. Il consiglio era stato già colpito lo scorso giugno da un attacco simile a seguito della sua dichiarazione di contrarietà ai principi dell’Islam degli attacchi suicidi.

Anche se nessuna organizzazione ha rivendicato l’attentato, esistono concrete possibilità che la responsabilità dello stesso sia imputabile alla branca afgana dello Stato Islamico (IS o Daesh), la cosiddetta wilayah Khorasan. Infatti, l’attacco dello scorso giugno era stato rivendicato proprio da Khorasan, impegnato in un duplice conflitto sia contro le istituzioni centrali che contro i Talebani per la supremazia territoriale e sociale. 

La costola afghana del Califfato, nata nel 2015, cerca di imporsi come nuova organizzazione estremista di riferimento nel Paese, in un momento in cui procedono i tentativi di dialogo tra Comunità Internazionale, governo afghano e Talebani. 

 

Camerun

Il 20 novembre, nella città di Kumba, nel distretto sud-occidentale di Meme, un gruppo armato ha rapito 9 studenti e un insegnante dalla Lords Bilingual School, istituto privato situato nella periferia della città. Il giorno successivo i rapiti sono stati liberati nel corso di un’operazione delle Forze Armate. Nonostante non ci siano state rivendicazioni ufficiali, il governo camerunense ha attribuito il gesto ai gruppi anglofoni separatisti, nello specifico all’Ambazonia Defence Forces (ADF).

Qualora fosse confermata l’ipotesi di Yaoundé, si tratterebbe del secondo attacco di questo genere nel corso delle ultime settimane. Infatti,  nei primi giorni di novembre, erano stati sequestrati 79 studenti a Bamenda, nel nord-ovest del Paese, anch’essi successivamente liberati dalle autorità. 

La marginalizzazione della popolazione anglofona del Camerun (circa 8 milioni di persone su un totale di 22) ha portato alla proliferazione di movimenti separatisti, tra i quali il Southern Cameroon National Council (SCNC), di cui le ADF sono il braccio armato. Il SCNC, nel 2017, ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza dello Stato dell’Ambazonia, comprendente le due regioni occidentali di Northwest e Southwest. La politica discriminatoria verso la minoranza anglofona del Presidente Biya, recentemente eletto per il suo settimo mandato, ha portato ad una recrudescenza degli scontri negli ultimi mesi.

Il timore è che a risentire principalmente del conflitto possano essere le fasce più giovani della popolazione. L’ondata di attacchi contro le scuole, descritta dal governo come “attack on education”, non è casuale ed ha un duplice scopo: colpire simbolicamente la struttura educativa del Paese, simbolo della politica anti-anglofona del Presidente, e disincentivare la frequentazione degli istituti nazionali francofoni o bilingue.

 

Kenya

Il 20 novembre, alcuni uomini armati hanno rapito la volontaria italiana Silvia Romano presso la cittadina di Chakama, nella contea di Kilifi, tra Malindi e Mombasa. Nonostante nessun gruppo abbia rivendicato il sequestro, sussistono molteplici sospetti sulla possibile responsabilità del movimento jihadista al-Shabaab.

Al-Shabaab è il principale gruppo jihadista attivo nella regione del Corno d’Africa. Nato nel 2007 dall’ala giovanile dell’Unione delle Coorti Islamiche di Mogadiscio, il movimento si è prima affermato in Somalia salvo poi estendere il proprio network in Kenya, precisamente nella North Eastern Province, nella Coast Province e nei distretti popolari di Nairobi.

Sfruttando il malcontento della diaspora somala e di parte dei musulmani kenioti, soprattutto i giovani disagiati delle periferie urbane e delle aree rurali, al-Shabaab ha notevolmente ampliato il proprio bacino di reclutamento. In alcuni casi, il gruppo ha intessuto rapporti con altre realtà insorgenti o criminali keniote, come il Mombasa Republican Council (MRP), organizzazione che lotta per l’indipendenza della città costiera dal Paese.

La fitta presenza sul territorio e l’esistenza di una ampia rete di facilitatori indica il supporto popolare di cui al-Shabaab gode in Kenya. Tra il 2011 e il 2012 il Paese è stato oggetto di una lunga serie di sequestri ai danni di turisti e cooperanti stranieri, l’ultimo dei quali era avvenuto presso il campo profughi di Daadab.

I rapimenti di cittadini occidentali hanno una grande valenza economica e propagandistica per i gruppi jihadisti, che possono utilizzarli per la richiesta di un riscatto, per uno “scambio di prigionieri” e, soprattutto, per dimostrare la propria resilienza e pericolosità.