29 NOVEMBRE 2017
Il possibile significato dell’ultimo test missilistico nordcoreano
DI Francesca Manenti

Nella notte tra il 28 e il 29 novembre la Corea del Nord ha effettuato il test di un nuovo missile intercontinentale in direzione della zona economica esclusiva del Giappone. Denominato Hwasong-15, il dispositivo sembrerebbe aver raggiunto un’altitudine di 4,475 km e una distanza di 950 km prima di precipitare a 250 km ad ovest della prefettura di Aomori (nella parte nord dell’isola di Honshu). Se le rilevazioni sul test dovessero essere confermate, il missile potrebbe avere una gittata massima complessiva di 13,000 chilometri, tale da rappresentare una potenziale minaccia non solo per gli Stati federali costieri ma anche per l’entroterra degli Stati Uniti. Già lo scorso luglio il regime aveva lanciato con successo il primo missile intercontinentale ICBM, Hwasong-14, ma le prestazioni e la portata (10.000 chilometri) erano decisamente inferiori rispetto al nuovo vettore. Accolto dalla leadership nordcoreana come un importante successo del proprio apparato militare, l’operatività del Hwasong-15 rappresenta un ulteriore e importante sviluppo dell’arsenale missilistico a disposizione di Pyongyang. Negli ultimi anni, il miglioramento delle capacità balistiche nazionali ha rappresentato un punto fondamentale nell’agenda del regime ed è andato di pari passo allo sviluppo di un programma di ricerca nucleare militare. Entrambi, infatti, sono i due pilastri su cui Kim Jong-un intende costruire la capacità di deterrenza atomica nordcoreana, come forma di assicurazione definitiva della sopravvivenza del proprio regime nel lungo periodo. Benché siano stati compiuti effettivamente dei passi in avanti in entrambe le direzioni, rimangono ancora forti dubbi sull’effettiva capacità della leadership nordcoreana di costruire una testata atomica miniaturizzata equipaggiabile su un vettore missilistico, tecnologia necessaria per trasformare un arsenale convenzionale in nucleare.

 

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