25 MAGGIO 2017
Intelligence and Defence Update n°76
DI Valeria Tisalvi

Arabia Saudita

Lo scorso 21 maggio il Presidente Donald Trump e il Re Salman bin Abdulaziz Al Saud hanno concluso un accordo government-to-government (G2G) del valore di 109 miliardi di dollari, potenzialmente estendibile fino a 350 miliardi nell’arco dei prossimi 10 anni. L’accordo coinvolge principalmente i due colossi dell’industria della Difesa statunitense Lockheed Martin e Boeing, i quali forniranno sia i loro prodotti, sia il know how necessario a stabilire delle joint ventures industriali locali per tentare di contribuire al consolidamento dell’industria aerospaziale saudita. Entrando nello specifico delle commesse, Lockheed Martin fornirà il sistema missilistico di difesa d’area antimissile THAAD, 150 elicotteri utility S-70 BLACK HAWK, una rete ISR basata su aerostati per il monitoraggio dei confini e un numero non definito di fregate basate sul progetto LCS. Il contributo di Boeing, invece, comprende elicotteri da trasporto pesante CH-47F CHINOOK, velivoli multimissione P-8 POSEIDON e 16 widebody commerciali per la compagnia di linea Saudi Gulf Airlines.  Il nuovo G2G tra Stati Uniti e Arabia Saudita rappresenta un grande successo per entrambi i Paesi. Da un lato, infatti, Washington riafferma il suo ruolo di primario fornitore di sistemi d’arma per Riad rintuzzando la concorrenza europea che si era fatta più vivace negli ultimi anni; dall’altro l’Arabia Saudita si va a dotare di una serie di piattaforme di prim’ordine per aumentare la deterrenza nei confronti dello storico nemico iraniano e pone le basi per la creazione di una seppur minima industria della Difesa locale.

Danimarca

Nel corso del mese di maggio è stato annunciato che, a partire da gennaio 2018, la Danimarca prenderà il comando rotazionale dello Standing NATO Maritime Group One (SNMG1), la forza di Reazione Navale Immediata attiva nella regione dell’Atlantico del Nord. L’SNMG1 sarà costituito da 4 o 6 fregate e cacciatorpediniere, di cui 3 saranno le nuove fregate danesi multi-missione Classe IVER HUITFELD (Peter Willemoes, Niels Juel e Iver Huitfeldt). Il forte impegno danese all’interno dello SNMG1 rientra in un più ampio disegno di Copenaghen, che vuole incrementare il suo contributo alla difesa della regione del Mar Baltico aumentando la collaborazione con i partner regionali del Nord e della NATO e incrementando le spese dedicate al comparto Difesa in linea con le linee guida dell’Alleanza Atlantica. L’adozione di questa nuova politica è principalmente dovuta al raffreddamento dei rapporti tra la Russia e la Danimarca, conseguente alla dichiarazione del Governo danese di voler partecipare al NATO-Missile Defense Shield (N-MDS) per l’Europa, a seguito della quale non hanno tardato ad arrivare le ammonizioni del Cremlino. La Russia ha infatti replicato che, alla partecipazione danese al N-MDS, farà seguito la decisione di Mosca di considerare le infrastrutture militari danesi come un obiettivo prioritario. Il nuovo impegno danese nel rafforzamento dell’architettura difensiva regionale rispecchia, quindi, la crescente tensione derivante dal riaccendersi della competizione strategica tra NATO e Russia nell’area.

Iraq

Sono iniziate la scorsa settimana le conversazioni preliminari tra il Primo Ministro iracheno Haider al-Abadi e il Segretario della Difesa statunitense Jim Mattis in merito al mantenimento sul territorio delle truppe statunitensi anche dopo la conclusione del conflitto contro lo Stato Islamico. Nonostante, al momento, le negoziazioni siano ancora in corso, è stato già annunciato il consenso in merito all’allungamento del periodo di stanza delle truppe statunitensi, in quanto considerato positivamente da entrambe le parti. Ciò che rimane da definire, dunque, sono i termini e la natura di questa presenza, rispetto ai quali Mattis ha già dato delle anticipazioni. Innanzitutto, verrà esclusa la creazione di basi americane sul territorio iracheno per limitare l’impronta logistica delle truppe di Washington. Invece, le Forze Armate statunitensi saranno ospitate all’interno delle basi irachene (almeno 5) presenti nell’area di Mosul (un piccolo contingente affiancherà l’Esercito iracheno anche all’interno della città dopo la sua completa liberazione) e lungo il confine siro-iracheno. Il personale statunitense, che sarà presente con lo status di “consiglieri”, anche al fine di eludere la necessità di approvazione parlamentare, si occuperà del training del personale iracheno e del supporto al mantenimento della sicurezza nel territorio. Il numero di truppe previste sarà forse leggermente superiore a quello corrente, pari a circa 7.000 unità. La ratio del consenso di entrambi i Governi, in merito alla futura presenza statunitense nel nord-est dell’Iraq, è quella di favorire la ricostruzione delle Forze Armate irachene, sostenendole nella parte del Paese per loro più critica. Tuttavia, rimane il problema politico di riuscire a sconfiggere quelle dinamiche settarie, tipicamente locali, che minano alla base la coesione delle unità militari di Baghdad.

Italia

Lo scorso 9 maggio si è svolta, presso lo stabilimento di Muggiano, La Spezia, la cerimonia di impostazione in bacino del primo Pattugliatore Polivalente d’Altura (PPA), la nuova classe polifunzionale che entrerà nelle fila della Marina Militare a partire dal 2021. Le nuove navi si caratterizzano per due novità: un altissimo livello di innovazione e una modularità particolarmente elevata che, oltre a consentire un profilo d’impiego dual use permette anche di imbarcare un’ampia gamma di configurazioni di sistemi d'arma, impianti, apparati ed equipaggiamenti. In particolare, per ciò che concerne l’allestimento, sono previste 3 diverse configurazioni: una light limitata a compiti di pattugliamento, una light plus predisposta per l’incremento dei sistemi d’arma  e una full, equipaggiata al massimo delle capacità di combattimento. Così versatili, le PPA, 7 in tutto entro il 2026, saranno in grado di sostituire un ampio spettro di tipologie di naviglio: cacciatorpediniere, corvette, pattugliatori e unità minori combattenti. Nello specifico, le 7 previste dovrebbero andare principalmente a sostituire le Classi De la Penne, Soldati e Comandanti al termine della loro vita utile, in linea con il piano di rinnovamento della Marina Militare disegnato dal Governo con la cosiddetta “Legge Navale” del 2014.