01 MARZO 2017
Equilibri di potere e alleanze a geometria variabile: la Libia alla ricerca della stabilità
DI Stefania Azzolina

Lo scorso 25 gennaio a Bengasi l’autoproclamato Esercito Nazionale Libico (ENL) guidato dal generale Khalifa Haftar ha conquistato l’ultima roccaforte controllata dai combattenti del Consiglio della Shura dei Rivoluzionari di Bengasi nel quartiere di Ganfouda.
Sebbene già dal maggio del 2015 le milizie jihadiste avessero perso il controllo del porto di Meisra, loro principale hub di approvvigionamento, le forze dell’ENL hanno incontrato una forte resistenza da parte dei combattenti salafiti asserragliatisi per più di un anno e mezzo nel distretto sud-occidentale della città. La presa di Bengasi si inserisce in una congiuntura particolarmente favorevole al Generale che negli ultimi mesi è riuscito a rafforzare la sua posizione all’interno del complesso mosaico di potere libico. Infatti la sconfitta dei jihadisti della Shura dei Rivoluzionari di Bengasi, di fatto uno dei maggiori risultati ottenuti dal Comandante dell’ENL dall’inizio dell’Operazione Dignità, arriva a pochi mesi dalla conquista degli impianti estrattivi e di stoccaggio di Zueitina, Agedabia, Ras Lanuf e al-Sidra, nella cosiddetta Mezzaluna Petrolifera libica  in Cirenaica. 
Il controllo di questo bacino petrolifero, secondo per estensione solo all’Elephant Field situato nell’ovest del Paese, ha consegnato al Generale un ritorno estremamente positivo in termini non solo prettamente economici, ma anche militari e politici. In primo luogo perché la vittoria riportata contro una delle milizie più influenti nel Paese quali le Guardie delle Infrastrutture Petrolifere (guidate dal 2012 da Ibrahim Jadran) ha risollevato il peso dell’ENL nel panorama militare del Paese proprio mentre l’operazione “Bunyan Marsous” delle milizie di Misurata (alleate del premier Fayez al-Serraj) contro lo Stato Islamico a Sirte rischiava di indebolirne il ruolo.
Inoltre, sul piano politico, la gestione di uno degli hub petroliferi più importanti della Libia, Paese in cui il controllo delle risorse idrocarburiche ha sempre giocato un ruolo fondamentale nella definizione degli equilibri di potere, permette ad Haftar e al suo gruppo di potere di sedere in una posizione di forza a tutti i tavoli negoziali in cui si stanno contrattando ruoli e quote di rappresentanza all’interno delle future istituzioni centrarli del Paese.

 

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