27 SETTEMBRE 2016
L'evoluzione della cantieristica navale militare europea: un'opportunità per l'Italia
DI Francesco Tosato e Michele Taufer

La maggior parte delle unità navali che vanno a costituire la spina dorsale delle flotte europee sono state concepite nel pieno della Guerra Fredda e sono oggigiorno ormai in procinto di giungere alla fine della loro vita operativa. La mutevolezza degli scenari geopolitici, poi, impone agli Stati europei e alla NATO di rinnovare e di adattare i propri strumenti navali alle nuove minacce, in primis quelle asimmetriche. Nel prossimo futuro, infatti, le marine europee e NATO saranno sempre più chiamate ad affrontare sfide ibride, ampliando quindi i loro compiti e ambiti di intervento all’interno del dominio marittimo. Il concetto di maritime security è, quindi, una delle priorità delle strategie marittime nazionali di molti Paesi.

Quasi tutte le marine del vecchio continente sono pertanto impegnate in un processo di ristrutturazione e di adattamento alle nuove esigenze operative. Di fronte a una simile necessità, il compito di tradurre i nuovi requisiti operativi in realtà spetta alla cantieristica navale militare europea. Tale comparto industriale si presenta, però, frammentato e sino ad ora incapace di aggregare una massa critica idonea a sostenere la futura competizione internazionali con i concorrenti asiatici e statunitensi. Ecco, quindi, che sarebbe quanto mai auspicabile trovare, in ambito europeo, dei percorsi idonei a preservare l’expertise costruttivo continentale e a valorizzare possibili sinergie nel comparto della Ricerca e Sviluppo. L’Italia, in particolare, potrebbe presentarsi come il polo aggregatore per la cantieristica europea, sviluppando attraverso FINCANTIERI una politica di alleanze industriali idonea ad assicurare la competitività del settore anche negli impegnativi scenari del futuro.

 

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