22 SETTEMBRE 2016
L’altra Libia: instabilità e insicurezza nel mosaico geopolitico del Fezzan
DI Marco Di Liddo

Il rapimento dei due operai italiani Bruno Cacace e Danilo Calonego e dell’italo-canadese Frank Boccia, avvenuto alle porte della città sahariana di Ghat, al confine con l’Algeria, ha prepotentemente evidenziato la profonda instabilità che caratterizza tutto il Fezzan, l’immensa e desertica regione meridionale libica. Infatti, seppur le principali attenzioni della Comunità Internazionale siano concentrate sugli avvenimenti che si susseguono sulla costa, dove i governi di Tripoli e Tobruk, dopo aver messo alle corde lo Stato Islamico (IS o Daesh) a Sirte, sono prossime a scontrarsi nella “Mezzaluna petrolifera” di Ras Lanuf, l’entroterra libico presenta uno scenario di sicurezza altrettanto complesso e ingovernabile. Occorre sottolineare come il Fezzan, già dai tempi del regime di Gheddafi, costituisse uno spazio de facto autonomo, dove il potere statale esercitava un controllo formale basato su continue concessioni e negoziazioni con le tribù locali. Dopo la rivoluzione del 2011 e la morte del Colonello, il sistema di alleanze etnico-tribali costruite attorno alla figura del vecchio autocrate libico è crollato, mentre il collasso delle strutture statali e l’esplosione della guerra civile ha privato la regione di qualsiasi parvenza di presenza governativa, permettendo alle milizie etniche di trasformarsi nel vero e unico potere territoriale. Inoltre, la complessità del mosaico tribale del Fezzan, la permeabilità dei confini e l’intensità delle relazioni trans-frontaliere acuiscono la dimensione regionale dei fenomeni politici, economici e securitari che qui avvengono.

 

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