03 MAGGIO 2016
La difficile gestione della minaccia nucleare nordcoreana
DI Francesca Manenti

L’inizio del 2016 ha visto un brusco inasprimento delle relazioni tra Corea del Nord e Comunità Internazionale. Il test nucleare, concluso con successo dal governo nordcoreano lo scorso 6 gennaio, e il successivo lancio di un missile a lungo raggio ha riacceso l’attenzione sull’interesse di Pyongyang di portare avanti un programma di ricerca per lo sviluppo di armi atomiche.

L’interesse per l’acquisizione di una capacità nucleare militare è sempre stata una priorità strategica per il governo nordcoreano, che guarda alla possibilità di dotarsi di un’arma atomica come ad un fondamentale strumento di deterrenza da utilizzare nei complicatissimi rapporti con gli Stati circostanti.
Dal 1993, anno in cui Pyongyang ha espresso la volontà di recedere dal Trattato di Non Proliferazione, il governo nordcoreano ha destinato all’incirca 700 milioni di dollari all’anno nel proprio programma di ricerca.
Questo investimento è sempre stato indirizzato parallelamente allo sviluppo di tecnologia per la produzione di ordigni nucleari e alla realizzazione dei vettori di lancio, in particolare di missili balistici a medio e lungo raggio.
Il cuore del programma di ricerca è il centro scientifico di Yongbyon, situato nella provincia di North Pyong’an, a circa 90 chilometri dalla capitale. Costruito verso la fine degli Anni ’60 con l’aiuto dell’allora governo sovietico, il sito ha conosciuto diversi interventi di ristrutturazione nel corso degli anni, a seconda della volontà del regime di accondiscendere o meno alle pressioni internazionali per una rimodulazione delle attività di ricerca lì svolte.

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