05 MARZO 2014
Implicazioni e prospettive politiche dell'escalation della crisi in Ucraina
DI Marco Di Liddo

Negli ultimi giorni, la crisi in Crimea ha conosciuto una drammatica escalation delle tensioni a causa sia dell’esplosione violenta del secessionismo della comunità locale filo-russa sia del crescente coinvolgimento politico e militare del governo di Mosca, deciso a difendere i propri interessi economici e strategici in una regione tradizionalmente parte della propria sfera d’influenza. Gli eventi di Crimea, che hanno avuto un’eco importante in altre regioni russofone e russofile ucraine (Odessa, Kharkhiv, Donesk), hanno messo in evidenzia quelle che sono le immediate e pericolose problematiche che il nuovo governo di Kiev, filo-europeo e con una marcata impronta nazionalista, potrebbe trovarsi ad affrontare nell’immediato futuro. Infatti, l‘esecutivo guidato da Arsenj Yatsenyuk, che non ha il sostegno e le simpatie della comunità russofona e filo-russa del Paese, deve gestire i delicati rapporti con le forze ultra-nazionaliste e fasciste protagoniste dell’ultima fase delle proteste di Euromaidan e soprattutto è condizionato dalle incertezze connesse alla tenuta economica dello Stato, esposto al rischio di default.
La polarizzazione dello scenario interno ucraino potrebbe essere ulteriormente acuita dal ruolo di influenti attori internazionali che, sin dall’inizio delle proteste nel novembre scorso, hanno sostenuto o i movimenti filo-europeisti e nazionalisti o l’allora governo di Yanucovich e gli interessi della comunità russa. In questo senso, l’Ucraina si è trasformata nel terreno di confronto tra la Germania, desiderosa dell’integrazione ucraina nell’Unione Europea, e la Russia, il cui obbiettivo è la preservazione di Kiev nel proprio sistema egemonico. La combinazione dei fattori entropici interni e delle agende di Russia e Germania rendono molto concreta la prospettiva della divisione del Paese in due realtà statali distinte.

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