13 FEBBRAIO 2013
Hazara in Afghanistan e Pakistan: tra passato travagliato e futuro incerto
DI Andrea Ranelletti

Musulmani sciiti in una regione a prevalenza sunnita, gli hazara residenti in Pakistan e Afghanistan sono vittime di una lunga serie di discriminazioni sociali e violenze. Il loro peculiare aspetto fisico, unione di tratti persiani e asiatici, li rende facilmente distinguibili e li espone all’emarginazione da parte degli altri gruppi religiosi ed etnici. La lunga catena di uccisioni – ultimi gli attentati suicidi dello scorso 10 gennaio che hanno causato la morte di 110 hazara a Quetta – non si è mai interrotta nell’arco dell’ultimo decennio e da circa un ventennio sta causando una vera e propria diaspora. Gli hazara hanno dato vita a comunità in Australia (90mila persone nel 2008), in Canada (51mila nel 2009), nel Regno Unito e negli Stati Uniti.

 

Il patrimonio genetico hazara rivela la discendenza da tribù locali e da invasori mongoli del XIII secolo, rendendo il popolo testimonianza vivente della ricchezza etnica dell’Afghanistan. Terzo gruppo per grandezza dopo pashtun e tagiki, gli hazara afghani vivono principalmente nella regione centrale dell’Hazarajat - situata sugli altipiani che precedono l’Hindu Kush - e nella capitale Kabul. In Pakistan la comunità hazara conta all’incirca 580mila persone ed è situata principalmente nella regione occidentale del Balochistan. Ampie comunità di hazara sono presenti anche in Iran.

 

La contrapposizione tra pashtun sunniti e hazara sciiti è da sempre ragione di grave instabilità nelle aree di maggior intreccio etnico dell’Afghanistan. Già nel 1839, quando il re Pashtun Abdul Rahman - detto “l’Amir di ferro” - conquistò l’Hazarajat, migliaia di hazara furono uccisi e ridotti in schiavitù. A metà anni Novanta, l’arrivo dei talebani, espressione delle tribù pashtun dell’area di Kandahar, ha ampliato il solco tra le due parti, seminando discordia e vittime nel corso degli anni. Le iniziali trattative tra talebani e Hizb-e-Wahdat, il principale movimento politico e militare hazara, vennero bruscamente interrotte quando Abdul Mazari, fondatore del partito, precipitò da un elicottero talebano: nonostante le smentite, fu chiara la natura dolosa della morte del leader hazara.

 

Il bilancio della guerra contro i talebani rivela la violenza dei combattimenti: migliaia di hazara perirono nei combattimenti, arresti ed esecuzioni sommarie crebbero progressivamente nel periodo tra il 1996 e il 2001. Un taglio dei viveri e dei rifornimenti dei beni di prima sussistenza all’Hazarajat isolò e ridusse alla fame oltre un milione di persone.

 

Morto Mazari, acquista importanza il nuovo leader del Wahdat Karim Khalili. Dopo aver combattuto contro le armate sovietiche e aver partecipato agli accordi di Peshawar, Khalili è divenuto nel tempo il principale referente istituzionale dell’etnia hazara, scalzando Mohamed Mohaqiq. Khalili è oggi Vice-Presidente dello Stato afghano. Un altro importante esponente politico della comunità è Mohaqiq, ex-leader del Hizb-e Wahdat e oggi a capo di una delle fazioni del gruppo. La lotta contro l’esercito talebano aveva decimato le armate del Wahdat, riducendone il peso militare e politico. Dopo il 2001, Mohaqiq e Khalili si trovarono da un lato a dover gestire la trasformazione del movimento da armata a partito vero e proprio, dall’altro a contenere le pressioni che arrivavano dagli hazara scontenti della leadership. Tale tensione portò il Wahdat a esplodere, dividendosi in quattro partiti che rivendicavano il nome del movimento. Khalili e Mohaqiq si trovarono avversari, divisi soprattutto sul sostegno al governo di Karzai: vicino al Presidente il primo, all’opposizione il secondo.

 

Con l’arrivo dell’Esercito americano è iniziato per gli hazara un momento di maggiore fortuna. La pressione statunitense ha spinto i talebani a disinteressarsi delle regioni centrali dove è minore la presenza di pashtun, consentendo agli hazara di ricostruire le proprie province. L’avvento del governo Karzai ha portato, grazie anche all’azione di Khalili, numerose novità per la popolazione: sempre più hazara hanno avuto accesso ai servizi più comuni e allo studio. E’ cresciuto nel corso degli anni il peso dell’etnia hazara nel gabinetto del Presidente Karzai, con diversi esponenti nei ruoli chiave: tra questi Sarwar Danish, Ministro della Giustizia dal 2004 al 2009; Sima Samar, Ministro per gli Affari delle donne tra il 2001 e il 2002; Daoud Najafi, attuale Ministro dei Trasporti; Habiba Sarobi, Ministro per gli Affari delle Donne tra il 2002 e il 2004, destinata a diventare la prima governatrice donna di una provincia afghana (Bamiyan).

 

Nell’attuale governo a forte maggioranza pashtun, lo spazio per gli hazara è diminuito. I fondi che all’inizio del governo Karzai avevano permesso il rilancio delle infrastrutture delle province hazara sono diminuiti. La maggiore centralizzazione dei poteri a Kabul ha indebolito l’Hazarajat e in particolare Bamiyan, centro culturale e politico della provincia.

 

I talebani accusano gli hazara di aver collaborato apertamente con l’Esercito americano, facendo crescere l’ostilità etnica nei loro confronti. Il rischio di una ripresa del potere dei talebani su scala nazionale rappresenta una minaccia per gli hazara: per resistere e osteggiare eventuali accordi presi da Karzai con i talebani, i tagiki di Ahmed Zia Massoud, gli uzbeki di Rashid Dostum e gli hazara di Mohaqiq hanno deciso di congiungersi in un Fronte Nazionale che si richiama all’armata anti-talebana di Ahmed Shah Massoud. Quest’unione isola la frangia dell’Hizb-e Wahdat rimasta vicina a Karim Khalili, generando ulteriore indebolimento politico per il vecchio leader e ulteriore frazionamento nella comunità.

 

In Pakistan circa il 20% dei 180 milioni di abitanti è di fede sciita: all’interno di tale comunità, gli hazara sono una minoranza nella minoranza. Il livello di integrazione della comunità all’interno dello Stato pakistano è buono: nelle città in cui gli hazara sono più presenti – in primis Quetta – non è raro che alcuni di loro abbiano ruoli di alto profilo istituzionale, tra cui comandanti di polizia e incarichi di governo. Gli hazara giunsero in Pakistan – più precisamente nella regione del Balochistan – nel corso dell’800, quando la Prima (1839-42) e la Seconda (1878-1880) Guerra Anglo-afghana, le persecuzioni a opera dei pashtun in Afghanistan e la ricerca di lavoro, diedero vita all’imponente flusso migratorio.

 

Il Balochistan, territorio che dal 1947 soffre per un conflitto tra le forze governative e le milizie indipendentiste, non aveva mai mostrato particolare ostilità nei confronti della minoranza fino al 1998, quando furono registrate le prime vittime di attacchi ai danni della comunità hazara: da allora le uccisioni risultano essere circa 800. Le milizie anti-sciite di Lashkar-e-Jhangvi, gruppo fondamentalista militante sunnita, e Sipah-e-Sahaba Pakistan, gruppo sunnita deobandi, sono state riconosciute responsabile di grande parte degli attacchi, compreso quello dello scorso 10 gennaio. La presenza nel Balochistan di strutture logistiche e campi d’addestramento che fanno capo ai talebani afghani, contribuisce agli attacchi contro la comunità hazara.

 

Gli hazara del Pakistan lamentano la scarsa collaborazione del governo di Zardari nella lotta contro le persecuzioni e l’assenza di processi contro molti degli autori di atti intimidatori nei confronti dei membri della comunità. All’indomani del massacro del 10 gennaio, manifestazioni di piazza costrinsero il governo a prendere posizioni chiare e ad agire per placare eventuali rivolte. La scelta di Zardari di spingere alle dimissioni il governatore del Balochistan non può essere considerata una soluzione, considerando lo scarso potere di cui godono gli amministratori regionali in Pakistan.

 

La scarsa applicazione delle leggi contro i crimini di natura etnica, la poca collaborazione ed efficacia dell’azione della magistratura e delle forze di polizia fanno concludere con l’assoluzione dei colpevoli gran parte dei processi per violenze e discriminazione nei confronti degli sciiti. Il crescente peso dato alle leggi contro la blasfemia e le Hudood Ordinances – leggi ispirate alla Shari’a contro il sesso extra-coniugale, il furto e l’alcool introdotte dal governo militare di Zia-Ul-Haq nel 1979, temperate nel 2006 con il Women’s Protection Act – mostrano la crescita dell’intolleranza religiosa nella società pakistane, a dispetto delle tradizioni di tolleranza dell’Islam locale. Sia in Afghanistan che in Pakistan la minoranza sciita richiede un grado di protezione che ancora non è stato possibile assicurare per carenze istituzionali, per disinteresse o per livore confessionale.