Etiopia, la liberalizzazione del settore delle comunicazioni accende la competizione USA-Cina
Africa

Etiopia, la liberalizzazione del settore delle comunicazioni accende la competizione USA-Cina

Di Moges Andreoli
27.05.2021

Il 22 maggio, il Ministro delle Finanze e l’Autorità delle Comunicazioni Etiope (ECA) hanno assegnato una licenza nazionale di telecomunicazioni e fornitura di servizi mobili del valore di 850 milioni di dollari al consorzio Partenariato Globale per l’Etiopia (GPE) Quest’ultimo, guidato dal Safaricom del Kenya e dal britannico Gruppo Vodafone, ha visto il sostegno dell’ International Development Finance Corporation (IFC) statunitense, che ha elargito un prestito di 500 milioni di dollari, e del Gruppo CDC, istituzione finanziaria per lo sviluppo di proprietà del Regno Unito. Il GPE ha prevalso sul gigante sudafricano delle telecomunicazioni, Gruppo MTN, sostenuto dal Silk Road Fund, un fondo d’investimento cinese.

In questo senso, l’intraprendenza anglo-americana nell’ingresso nel mercato infrastrutturale etiope si colloca nella più ampia strategia di contenimento e competizione con la Cina in Africa. La penetrazione della Cina nel Continente Africano, difatti, passa anche per la costruzione di infrastrutture di telecomunicazioni che vedono in primo piano i colossi cinesi Huawei e ZTE. Indubbiamente, Pechino cerca di creare una Via della Seta digitale, basata sulla propria rete internet, come parte del più estesa iniziativa infrastrutturale Belt and Road. Attualmente, la compagnia cinese Huawei gestisce il 70% della rete 4G in Africa. In tal contesto, il mercato delle telecomunicazioni in Etiopia (secondo Paese più popoloso in Africa con 112 milioni di abitanti e una penetrazione di reti mobili del 40%) rappresenta un’opportunità economica con consistenti margini di crescita.

Tuttavia, l’atteggiamento degli USA nei confronti dell’Etiopia segue una traiettoria duale. Da una parte Addis Abeba è partner strategico per la stabilizzazione del Corno d’Africa e la lotta al terrorismo. Dall’altra, i recenti sviluppi nella guerra in Tigrai e le violazioni dei diritti umani, a cui sono seguite le minacce sanzionatorie statunitensi, rischiano di alienare il rapporto tra i due Paesi. Quindi, l’atteggiamento di Washington sul dossier tigrino rafforza il legame tra l’Etiopia e la Cina, che si presenta come alternativa politica, economica e umanitaria senza l’intenzione di interferire negli affari interni etiopi.

In questo senso, la decisione di assegnare il contratto al consorzio anglo-keniota supportato dagli Stati Uniti potrebbe essere letto sia come un tentativo di ammorbidire le posizioni di Washington sul Tigrai che come strategia di bilanciamento delle relazioni internazionali da parte di Addis Abeba.

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