18 MARZO 2016
Le sfide della stabilizzazione irachena
DI Stefania Azzolina

Negli ultimi mesi lo scenario militare iracheno è stato caratterizzato da un rinnovato slancio operativo da parte delle Forze Armate Irachene (IAF). A partire dalla seconda metà del 2015, infatti, le IAF hanno strappato diversi territori dal controllo dello Stato Islamico, tra cui Tikrit, Sinjar e il distretto petrolifero di Baiji, fino alla recente ripresa di Ramadi, capoluogo della provincia occidentale irachena di Anbar La nuova azione di pressione esercitata dell’Esercito iracheno è in parte derivata dall’adozione di un diverso approccio strategico da parte statunitense e, più in generale, da parte degli altri membri della Coalizione Internazionale impegnati nel contrasto allo Stato Islamico (IS). A ben vedere, infatti, IS non viene più percepito solamente come una minaccia asimmetrica, ma piuttosto come un nemico simil-convenzionale, da combattere mediante la conduzione di vere e proprie battaglie campali su larga scala. Così i due pilastri della nuova strategia irachena volta a sconfiggere le milizie di alBaghdadi vedono la necessità da un lato di riconquistare Mosul, la più importante città irachena ancora sotto il controllo dello Stato Islamico, e dall’altro di tagliare le linee di approvvigionamento e comunicazione utilizzate dallo Stato Islamico nella provincia di Anbar fino a giungere al completo controllo del confine siriano nell’area della cittadina di al-Qaim. Più in generale, le attuali operazioni in corso, sia sul campo sia aeree, sembrano indirizzate a interrompere la continuità territoriale dello Stato Islamico lungo due direttrici, quella che collega i territori di Anbar con la provincia di Deir-er-Zour, nel centro della Siria, e la seconda, più a nord, lungo l’asse Raqqa-Mosul.

Scarica la nota dell'Osservatorio di Politica Internazionale (n.60 - marzo 2016)