28 FEBBRAIO 2012
Omon, i mastini del ministero dell’Interno russo
DI Francesco Tucci

Monaco di Baviera, 6 settembre 1972. Si conclude tragicamente l’azione organizzata dalla polizia federale tedesca per liberare gli atleti israeliani rapiti durante i giochi olimpici dal commando di terroristi palestinesi “Settembre nero”. Nel corso del blitz, infatti, muoiono tutti gli ostaggi a causa dell’impreparazione delle forze dell’ordine che utilizzano, tra l’altro, un equipaggiamento lacunoso e inadatto.

Per prevenire il ripetersi di un atto terroristico del genere – in vista delle Olimpiadi di Mosca del 1980 – le autorità sovietiche decidono nel 1974 la formazione di un reparto speciale dell’esercito (spetsnaz) alle dipendenze del Kgb, il famigerato Gruppo Alfa, e nel 1979 l’istituzione di truppe alle dipendenze del ministero dell’Interno (Otryad militsii osobogo naznacheniya – Omon).

Queste ultime ancora oggi svolgono un ruolo fondamentale nel garantire il mantenimento dell’ordine pubblico compiendo arresti ad alto rischio e svolgendo funzioni antisommossa e antiterrorismo.

Gli Omon hanno mantenuto nel tempo una struttura fortemente centralizzata ma capillare sul territorio, infatti i loro reparti (circa 20mila uomini) sono ampiamente presenti in ogni Oblast (Regione) della Russia e nelle città federali, unità amministrative indipendenti, come Mosca e San Pietroburgo.

Nel 2011, a seguito dell’ultima riorganizzazione, queste truppe sono state rinominate Kon (gruppi scelti) nell’ambito della ristrutturazione del ministero dell’Interno (Mvd) che ha avocato sotto la sua direzione tutte le unità speciali di polizia (osnaz) con la denominazione Ksn (gruppi speciali).

Facilmente riconoscibili per le strade grazie al basco nero e alla mimetica blu urbana sopra la tel'njaška – la maglietta a strisce bianche e rosse delle forze speciali – gli Omon devono superare una selezione molto rigorosa.

Gli aspiranti, infatti, possono accedere al corso di quattro mesi solo se hanno svolto il servizio militare biennale. L’Mvd, infatti, arruola militari già formati con preferenza per coloro che hanno operato in zone di guerra (Afganistan, Cecenia).

Durante la selezione i candidati, dall’età compresa tra i 22 e 30 anni, perfezionano la loro preparazione fisica con duri allenamenti che comprendono le arti marziali e maneggio delle armi di fanteria. Lo standard di efficienza richiesto è molto elevato, infatti l’età di ritiro dal servizio attivo è intorno ai 45 anni.

Il fulcro dell’addestramento, però, riguarda le nozioni di Close Quarters Combat (CQC), il combattimento ravvicinato della guerra urbana, in base al quale i soldati apprendono le tecniche per affrontare nemici in edifici, strade e vicoli.

Gli istruttori pongono particolare enfasi anche sulla capacità di prendere decisioni rapidamente per limitare le perdite, mantenendo l’obiettivo di eseguire gli ordini ad ogni costo.

Oltre alla preparazione militare, i candidati ricevono una formazione giuridica per poter eseguire correttamente gli arresti.

Al termine del corso, i partecipanti devono superare un esame e scontrarsi, guantoni alla mano, con tre o cinque istruttori per dimostrare la propria determinazione.

L’equipaggiamento di cui dispongono queste truppe è tipico della fanteria meccanizzata russa e spazia dalle armi da guerra e incursione (fucili d’assalto e di precisione, mitragliatrici, scudi balistici) fino all’utilizzo di veicoli blindati dell’esercito (BMP, BRDM, BTR) e a mezzi, come autobus, modificati per usi speciali.

Nell’ambito del “sistema Omon” rientrano alcuni corpi specializzati nella gestione di crisi con ostaggi, che ricevono un addestramento ancora più duro e dipendono dall’Mdv, come i reparti Vityaz e Rus. Queste due unità antiterrorismo, assorbite nel Ksn, sono tra le più decorate per il coraggio dimostrato dai propri operatori.

Tra le operazioni degli Omon, spiccano quelle condotte nel gennaio-luglio 1991 dai reparti di Riga, intervenuti nelle Repubbliche Baltiche per contrastarne le aspirazioni separatiste. Secondo numerosi analisti, le truppe agirono senza aver ricevuto ordini dal presidente dell’Urss Mikhail Gorbaciov.

Nel 1993, durante la crisi costituzionale che ha contrapposto il presidente della Federazione russa Boris Yeltsin al presidente del Soviet supremo (il Parlamento) Ruslan Khasbulatov, le truppe dell’Mdv sono state ampiamente utilizzate a Mosca contro i ribelli.

La minaccia costituita da questi ultimi, favorevoli all’impeachment di Yeltsin accusato di aver violato i poteri costituzionali, era concreta per la presenza di numerosi veterani degli Omon di Riga. Yeltsin, infatti, schierò numerosi reparti dell’Mvd, l’unità Vympel (spetsnaz), il Gruppo Alfa e la divisione Taman dell’esercito.

Fallito il tentativo dei rivoltosi di occupare il centro televisivo di Ostankino, la crisi si è risolta nel bombardamento del Parlamento e la successiva incursione del Gruppo Alfa e dei Vympel, con un bilancio ufficiale di 187 morti e 437 feriti.

Gli Omon sono intervenuti anche nelle due guerre in Cecenia (1994-1996, 1999-2009), a sottolineare il carattere “domestico” della crisi sulla quale le autorità russe non hanno mai tollerato ingerenze della comunità internazionale. Secondo alcune organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International, le truppe dell’Mvd avrebbero commesso numerosi crimini di guerra nella Repubblica separatista, in una spirale di violenza legata all’obiettivo di eliminare la ribellione.