23 FEBBRAIO 2015
Il negoziato sul programma nucleare iraniano e gli equilibri politici a Teheran
DI Francesca Manenti

Dopo un anno di trattative tra Iran e i sei Paesi parte del così detto gruppo dei P5+1 (Stati Uniti, Cina, Russia, Gran Bretagna, Francia e Germania), le trattative sul programma nucleare iraniano non sono ancora riuscite a portare ad un accordo definitivo. Lo scorso 24 novembre,infatti, per la seconda volta dalla firma del Joint Plan of Action (JPOA) nel novembre 2013, i negoziatori internazionali hanno deciso di posticipare al prossimo giugno il termine ultimo stabilito per raggiungere quell’intesa di lungo periodo necessaria per porre termine al pluriennale dibattito sulla legittimità del programma di ricerca nucleare di Teheran.

I prossimi sette mesi, dunque, potrebbero rivelarsi cruciali per trovare una convergenza sugli aspetti tecnici ancora in questione, che costituiscono la causa più apparente dei continui rinvii. Fino ad ora, il governo di Teheran ha implementato la maggior parte delle disposizioni pattuite con la Comunità Internazionale nell’ambito dell’accordo di cooperazione, firmato il 12 novembre 2013 dal Direttore Generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), Yukiya Amano, e dal capo dell’Organizzazione Iraniana per l’Energia Atomica (AEOI – Atomic Energy Organization of Iran), Ali Akbar Salehi. Come si evince dall’ultimo rapporto redatto dall’AIEA, pubblicato lo scorso 7 novembre, infatti, l’Iran ha effettivamente interrotto la produzione di uranio arricchito1 al 5% e ha iniziato a smantellare lo stock di uranio arricchito al 20% (soglia considerata critica per acquisire una capacità atomica); non ha apportato modifiche sostanziali al reattore ad acqua pesante IR-40 e ha volontariamente prolungato la sospensione di ogni attività di riprocessamento del combustibile esausto, che avrebbe potuto riprendere già dallo scorso luglio.

Tuttavia, diversi sono i dettagli tecnici che ancora rimangono in sospeso, tra cui il rifiuto di interrompere ogni tipo di attività di arricchimento dell’uranio (ad oggi giustificate come attività di ricerca e sviluppo) e l’implementazione del Protocollo addizionale, documento firmato dal governo iraniano nel dicembre 2003 per garantire agli ispettori della AIEA l’accesso gli impianti e alle strutture dedicate al programma nucleare. In particolare, il principale ostacolo, almeno apparente, per l’effettiva risoluzione del negoziato sembrerebbe continuare ad essere rappresentato dall’impossibilità da parte dei tecnici dell’Agenzia di accertare la natura prettamente civile del programma di ricerca di Teheran.

Scarica la nota dell'Osservatorio di Politica Internazionale (n. 53 – gennaio 2015)