01 DICEMBRE 2014
Le implicazioni industriali e politiche del caso Mistral per la Francia
DI Paola Sartori

Il mandato di Anatolij Serdijukov come Ministro della Difesa russo, ha avuto un’importanza cruciale per le Forze Armate di Mosca che, proprio in quegli anni (2007-2012), hanno iniziato il più grande progetto di riforma dai tempi della Seconda Guerra mondiale. Con un investimento stimato in circa 720 miliardi di dollari, Mosca conta di riuscire a rinnovare 70% del suo equipaggiamento militare entro il 2020. Nell’ambito del progetto di ammodernamento delle Forze Armate sono stati elaborati piani ambiziosi anche per quanto riguarda il potenziamento della Marina. In particolare, con riferimento alla flotta di superficie, nel 2011 è stato concluso un contratto del valore di 1,2 miliardi di euro tra il gruppo francese DCNS (Direction des Constructions Navales Services) e la Rosoboronexport, l'agenzia di Stato russa per l’export e l’import di armamenti.

L’accordo prevede l’acquisto e la consegna di due navi francesi classe Mistral, costruite dalla DCNS presso il cantiere navale STX di Saint Nazaire, in collaborazione con la russa United Shipbuilding Corporation, oltre ad un’opzione riguardante la costruzione su licenza di altri due esemplari presso cantieri navali russi. È la prima volta che la Russia conclude un accordo simile con uno dei maggiori Paesi membri della NATO e per il suo valore questo contratto è annoverabile tra i maggiori accordi per l’importazione di armamenti che Mosca abbia firmato dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

La Mistral è una classe di navi portaelicotteri da assalto anfibio (LHD Landing Helicopter Dock) sviluppata originariamente per le esigenze della Marina nazionale francese. Con un equipaggio di 160 marinai e una stazza di 22.000 tonnellate a pieno carico, è dotata di un hangar che può contenere fino a 16 elicotteri che possono operare da 6 spot sul ponte di volo. Le dimensioni della nave consentono inoltre di trasportare un mix di 59 veicoli tra ruotati e cingolati (o fino a 40 carri armati) e un numero di soldati che varia da 450 a 900 (a seconda della durata della missione) che possono essere sbarcati simultaneamente utilizzando i velivoli ad ala rotante o i mezzi da sbarco. La Mistral, poi, è progettata appositamente per fungere da centro di comando e controllo di operazioni complesse e può ospitare fino a 150 unità dello Stato Maggiore in un posto comando da 850 metri quadri. Sebbene le unità russe non si discostino per spazi e dimensioni da quelle francesi, si sono rese necessarie alcune predisposizioni specifiche per permettere l’impiego degli elicotteri di costruzione Kamov KA-52 (da attacco) e KA-27 (in funzione antinave/antisom/trasporto). Inoltre le navi saranno dotate di apparati elettronici e di comunicazione di origine nazionale.

Per le sue caratteristiche la Mistral è estremamente versatile e dotata di grandi capacità di proiezione militare. Infatti, consente non solo di esser impiegata in operazioni anti-sommergibili tramite l’utilizzo di elicotteri o in operazioni di assalto anfibio, ma può svolgere in modo efficace anche un ruolo di sorveglianza e controllo. Le due unità ordinate dalla Marina russa (Vladivostok e Sevastopol), qualora consegnate, verranno impiegate in aree strategiche per Mosca quali il Pacifico, le acque del nord ovest e il Mar Nero. Grazie alle loro capacità di proiezione di potenza potrebbero consentire alla Russia di aumentare la sua influenza anche sulle coste mediorientali del Mediterraneo.

In una recente dichiarazione, il Contrammiraglio Vasily Lyashok, Capo del Dipartimento per la Pianificazione dello Sviluppo della Marina russa, ha affermato che le navi entreranno a far parte alla Flotta del Pacifico. Tuttavia, si può ipotizzare che, una volta entrate in servizio, le due navi potrebbero essere destinate ad operare in scenari diversi. Infatti, se, da una parte, si considerano i prioritari interessi strategici russi, che vedono in questo momento Mosca cercare di assicurarsi una maggiore influenza in aree dell’ex-Unione Sovietica, e, dall’altra, le caratteristiche tecnico-operative di questa tipologia di navi, si può ritenere veritiero, al momento, che le due navi classe Mistral possano entrare in servizio nelle Flotte del Mar Nero, del Baltico o del Nord. L’impiego di queste navi, infatti, consentirebbe alla Russia di gestire e supportare una forza strategicamente mobile e dotata di un’elevata prontezza di combattimento che andrebbe a potenziare ulteriormente le già significative capacità di Mosca nell’ambito della guerra ibrida in contesti geopolitici molto più vicini agli interessi russi. Una tale eventualità, inevitabilmente, è percepita come una minaccia da Paesi quali gli Stati baltici e la Polonia, soprattutto dopo l’azione di Mosca in Ucraina e la manifestazione della volontà di proteggere le popolazioni russofone al di fuori della Federazione.

In questo modo si spiega maggiormente la preoccupazione degli Stati Uniti e dell’Alleanza Atlantica circa la consegna delle due unità che si somma, per la Francia, all’imbarazzo creato dal recente embargo decretato dall’Unione Europea, dal 1° agosto 2014, contro la fornitura alla Russia di qualsiasi sistema d’arma e anche di tecnologia dual-use.

Al momento, la Russia sta ancora attendendo la consegna della prima nave, la Vladivostok, che, fissata per la fine di ottobre di quest’anno (poi prorogata al 14 novembre) è stata posticipata a data da destinarsi. Tuttavia il rinvio a tempo indefinito della decisione sulla consegna almeno della prima unità, è complicato dal fatto che nave Vladivostok sia sostanzialmente ultimata e attenda solo l’autorizzazione del Presidente Hollande per poter partire dal cantiere navale di Saint Nazaire (presso il quale sono arrivati a giugno circa 300 marinai russi che hanno completato l’addestramento a bordo). In effetti, sotto la pressione da parte degli alleati NATO e UE, il Presidente Hollande ha finito col condizionare la cessione delle Mistral al totale rispetto del piano di pace e del cessate-il-fuoco in Ucraina.

A complicare ulteriormente la posizione francese ha contribuito il recente annuncio della Germania della sospensione dell’accordo per la consegna di un sofisticato poligono di esercitazione elettronico per l’Esercito russo in piena adesione al recente embargo europeo. Va sottolineato, tuttavia, che i due contratti hanno valori notevolmente differenti: nel caso tedesco si tratta di circa 100 milioni di euro, mentre nel caso francese parliamo di 1,2 miliardi. Inoltre, rinunciare alla consegna metterebbe in pericolo i posti di lavoro generati dalla commessa (concentrati soprattutto presso il cantiere navale di Saint Nazaire) e potrebbe altresì determinare il pagamento di una penale per inadempimento contrattuale, oltre all’ovvio rimborso degli anticipi che Mosca ha erogato fino ad ora (cifra di poco inferiore ad 1 miliardo di euro). Sempre considerazioni di carattere economico rendono estremamente improbabile l’eventualità che la Francia, o come si è ventilato recentemente, la NATO possano procedere all’acquisto delle due Mistral sostituendosi alla Russia. Infatti, le spese per il loro mantenimento risulterebbero insostenibili per entrambi e la Marina Nazionale francese ne possiede già tre esemplari. A fugare ogni dubbio circa il ruolo della NATO tra l’altro, è intervenuta anche la dichiarazione del Segretario Generale Stoltenberg, il quale ha affermato che l’Alleanza Atlantica intende rimanere estranea alla vicenda.

La Russia per parte sua, ha tutto l’interesse a premere con tutti gli strumenti possibili affinché vengano consegnate almeno le prime due navi, ben sapendo che, molto probabilmente, dovrà ripiegare su un programma autoctono per una seconda coppia di unità da sbarco. Sebbene secondo il vice Primo Ministro russo Rogozin, Mosca ad oggi sarebbe dotata della capacità di assemblaggio di grandi sezioni di scafo (richiesta per la costruzione di navi di questo genere), anche considerando la quota di know how sviluppata dagli ingegneri russi che hanno preso parte alla realizzazione delle prime due Mistral, è lecito ritenere veritiera la previsione fatta dal Gen. Nikolay Makarov dello Stato Maggiore russo secondo cui l’industria locale avrebbe bisogno di circa 10 anni per produrre autonomamente una realizzazione del livello delle Mistral. Secondo i piani russi, infatti, le ultime due unità classe Mistral avrebbero dovuto essere prodotte dai cantieri Admiralty di San Pietroburgo con una sostanziale supervisione tecnica francese che, nella situazione attuale, è molto difficile da immaginare e che avrebbe potuto consentire alla Marina russa di disporre di tutte le 4 navi entro il 2020.

Tuttavia, la recente dichiarazione del Presidente Hollande, che ha ribadito la subordinazione della consegna della Vladivostok al raggiungimento di un accordo politico sulla situazione in Ucraina, complica la possibile revisione della posizione francese nel breve periodo. Nonostante Mosca abbia assunto una posizione attendista rispetto a questo annuncio, attraverso il vice Ministro della Difesa russo, Yuri Borisov, che ha dichiarato l’intenzione di attendere con pazienza la consegna senza avanzare, per il momento, alcuna rivendicazione finanziaria, Hollande si trova nella condizione di non poter rinviare sine die la decisione.

A questo punto la Francia ha a disposizione un limitato ventaglio di soluzioni praticabili.

In questo senso, la presenza di Gilles Bonnaud, consigliere diplomatico del presidente di DCNS tra le fila della delegazione che il 2 novembre ha accompagnato François Hollande nella visita di Stato in Canada potrebbe rivelarsi significativa. Infatti, Ottawa è impegnata in un programma di ammodernamento della Marina e della Guardia Costiera che non ha precedenti in tempi di pace, del valore stimato di circa 28 miliardi di euro e per questo potrebbe rappresentare un possibile acquirente almeno per una delle navi. Tanto più che, secondo fonti canadesi, le Forze Armate di Ottawa avrebbero manifestato l’intenzione di diversificare i propri partner commerciali in materia di difesa, affrancandosi dalla tradizionale dipendenza dagli Stati Uniti.

Ciò nonostante, va sottolineato che la conclusione di un simile accordo condurrebbe alla violazione del contratto stipulato tra DNCS e Rosoboronexport e il pagamento delle penali contrattuali dovrebbe essere sostenuto dalla Coface, l’agenzia di garanzia di credito per l’export, ma soprattutto da parte del bilancio pubblico francese, dato che la DCNS è per il 65% di proprietà dello Stato.

In conclusione, alla luce dell’ingente somma che Parigi si troverebbe a pagare in caso di inadempimento contrattuale, che secondo fonti russe ammonterebbe a due miliardi di euro, la consegna delle due navi classe Mistral rappresenterebbe probabilmente il male minore per l’Eliseo. Infatti, in questo modo Parigi potrebbe evitare ricadute economiche negative e soprattutto, per un Paese dal forte export militare come la Francia, scongiurare un potenziale danno d’immagine circa la propria reputazione in termini di rispetto degli impegni contrattuali e di autonomia da condizionamenti esterni circa le forniture militari.

Tuttavia, la Francia da sempre gelosa della propria indipendenza nell’ambito della politica estera, si trova a dover affrontare il momento di maggior tensione dalla fine della Guerra Fredda nelle relazioni NATO-Russia. Conseguentemente, Parigi dovrà cercare di sfruttare le diverse sensibilità dei Paesi europei circa l’embargo a Mosca, per creare, attraverso un’abile azione diplomatica, le condizioni di accettabilità minime rispetto alla cessione delle due Mistral.

Inoltre, la decisione di procedere alla consegna delle prime due unità, e di lasciar invece cadere l’opzione per la costruzione delle altre due, potrebbe rappresentare un buon compromesso anche per Mosca. Infatti, una simile soluzione sarebbe in linea con la politica dell’attuale Ministro della Difesa russo Sergey Shoygu, che, fautore di una politica industriale più autarchica, si è mostrato molto critico rispetto all’acquisto di materiale militare dall’estero, spingendo invece per maggiori investimenti nell’industria della difesa nazionale.