19 APRILE 2012
Smart defense: quali priorità per la NATO?
DI Pietro Lucania

Gli stravolgimenti dei fondamentali macroeconomici degli ultimi anni sono una realtà con cui molti Paesi industrializzati sono costretti a confrontarsi sia per evitare tracolli economici, ma soprattutto per adeguare una meticolosa gestione dei bilanci attraverso programmi di risanamento a medio e lungo termine.

Le previsioni future danno per certo un incremento delle spese obbligatorie e per le prestazioni sociali, dati questi che incideranno fortemente sul PIL di ogni Stato e produrranno, tra l’altro un’ennesima ed inevitabile riduzione degli stanziamenti per la difesa, determinando l’esigenza di rivederne i programmi e di adeguare le prospettive di sviluppo e progettazione.

Non sfuggono a tale situazione i Paesi della Nato che si trovano a riflettere sulle future tematiche di pianificazione alla luce di esigenze e priorità diverse da quelle concepite nelle precedenti dottrine e delle diverse capacità d’investimenti settoriali (da un’analisi degli ultimi dati statistici, risulta che soltanto tre o quattro paesi, attualmente registrano spese destinate alla difesa nella misura percentuale prevista dai riferimenti NATO.)

Questi sono i presupposti legati alla Smart Defense, dottrina già approvata nelle scorse settimane dai Ministeri della Difesa Nato, anche se la sua entrata in vigore coinciderà, formalmente, con la ratifica dei paesi membri prevista per il mese di maggio, in occasione del vertice di Chicago.

Già a fine 2011, presso il Dipartimento della Difesa statunitense, erano state illustrate le linee guida di un’iniziativa per una messa in comune delle risorse della difesa in ragione delle attuali misure di austerità globali.

L’iniziativa includeva un elenco di circa 160 progetti da presentare al vertice, comprendenti, tra l’altro la formazione coordinata per i piloti e manutenzione in comune per i veicoli Nato, l’acquisto di droni per l’intelligence e la sorveglianza dei paesi membri ed altre iniziative significative che, solitamente, presuppongono cospicui finanziamenti da parte dei singoli Stati; si tratta in sintesi di interpretare il concetto di smart defense come sistema che compensi le attuali pressioni sui bilanci dei settori difesa tendenti ad una progressiva riduzione.

Dal punto di vista politico si è cercato di rispondere alle nuove esigenze, in linea a quanto ufficialmente ed in più occasioni ribadito dal Segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen che ha sollecitato gli alleati di impegnarsi nello sviluppo della dottrina proposta che deve comunque garantire una maggiore sicurezza.

Le mutazioni degli scenari geopolitici degli ultimi decenni, mostrano chiaramente come il ruolo delle organizzazioni regionali ed internazionali nella gestione dei conflitti e nel mantenimento della stabilità rappresentino una condizione imprescindibile per tutti i Paesi che, diversamente, non potrebbero in alcun modo proporre interventi unilaterali

È assolutamente prioritario il concentramento degli investimenti per una migliore resa in materia di difesa e sicurezza, politiche queste non certo nuove in seno all’Alleanza ma caratterizzate dalla razionalizzazione dei finanziamenti, che dovrebbero portare al superamento di vecchie barriere e pervenire a risultati più concreti che soddisfino esigenze comuni.

Trovare un giusto equilibrio tra sovranità nazionale ed esigenza di cooperazione non sarà semplice. Tutte le nazioni Nato sono indipendenti e sovrane e difficilmente vorranno fare a meno di tali prerogative; per queste ragioni è indispensabile pensare a prototipi che riescano a contenere tali equilibri attraverso l’individuazione di punti di forza specifici di ogni Nazione.

Nell’ambito delle proposte avanzate in ambito UE appare significativa la recente risoluzione del Parlamento Europeo del dicembre scorso, che sintetizza bene le problematiche attuali e focalizza l’attenzione su alcune prospettive d’interesse comune.

Tra i principali punti affrontati vi è l’esortazione agli Stati membri ad adottare politiche di coordinamento e pianificazione di difesa sviluppando e rafforzando il ruolo dell’Agenzia europea per la difesa (AED).

Emerge inoltre l’esigenza di condivisione di capacità e strutture di supporto, comprendendo in tale concetto la messa in comune attraverso la proprietà congiunta e la messa in comune dei beni di proprietà nazionale.

Circa la condivisione dei ruoli e dei compiti sono stati presi a modello di riferimento alcuni accordi bilaterali già stipulati e, sempre nello stesso ambito, sono stati valutati positivamente i partenariati di cooperazione già avviati.

Altre strategie in materia di condivisione, potrebbero emergere nella messa in comune dei centri di formazione e quindi delle accademie militari, dei meccanismi di test e di valutazione e nelle strutture per l'addestramento dei piloti.

Vengono sottolineati i vantaggi della cooperazione in materia di ricerca, in termini di una migliore interoperabilità e di una maggiore omogeneità tra le attrezzature e le capacità delle forze armate nazionali.

Abbastanza complessa appare l’ipotesi di realizzazione di una base industriale e tecnologica di difesa

Viene demandata all'AED anche un’azione di coordinamento per lo sviluppo di una visione europea sulle capacità industriali strategiche ed un’analisi circa le tecnologie e gli approvvigionamenti, onde ridurre la dipendenza dell’Unione Europea nei settori citati;

La risoluzione auspica infine la creazione di un mercato europeo delle attrezzature per la difesa; nonché la possibilità trovare nuove forme di finanziamento in seno all’UE.

Sostanzialmente, si punta sicuramente all’introduzione di metodologie di pooling and sharing nel settore difesa, seppure attualmente le stesse appaiono prospettarsi più sotto l’aspetto teorico che pratico.

In linea più generale la dottrina smart defense è una realtà, dettata dalle necessità contingenti e da una prospettiva strategica di lunga durata.

L’agenda del summit NATO di Chicago si presenterà sicuramente ricca d’impegni: inizialmente erano previsti dei punti all’ordine del giorno già concordati al vertice di Lisbona, come quello di stabilire un piano strategico per l’Afghanistan post 2014; il ritiro delle truppe per tale data, presuppone anche un adeguato piano strategico a lunga durata che consenta di mantenere una “stabilità” in quel paese e di concordare in maniera altrettanto efficace gli impegni assunti nella stessa area dagli alleati.

Si parlerà anche dei rapporti Nato-Russia e, contestualmente, dell’istituzione di un sistema di difesa missilistica territoriale, nonostante il dissenso di Mosca (la cui presenza al summit rimane un’ipotesi non confermata).

Al riguardo sia la Polonia da sempre sostenitrice, ma anche Romania e Turchia, hanno concordemente accettato di ospitare elementi strategici del sistema ed è per questo che al vertice si punterà alla presentazione di questa cooperazione di difesa missilistica caratterizzata da una capacità operativa ad interim, con le dovute rassicurazioni che non si tratta di uno strumento rivolto contro la Russia.

Altro punto già in discussione sarà la revisione dell’intera postura di difesa e deterrenza (DDPR) relativa alle armi nucleari tattiche o di teatro (ANT).

A questi si sono quindi aggiunti quelli relativi alla situazione libica: l’intervento in Libia, solo in parte concluso, dimostra quanto ancora deve essere fatto per migliorare relazioni e partenariati nel Mediterraneo, anche per una condivisione delle politiche di sicurezza marittima.

Più in generale, si parlerà anche della “primavera araba” stante l’esigenza di consolidare stabilità e sicurezza in quelle aree, nonché quello qui trattato della smart defense.

I più recenti fatti verificatisi in Nigeria ed in India, probabilmente, imporrebbero anche un dibattito doveroso sugli stessi principi di legittimità, cooperazione e rispetto del diritto internazionale e sul ruolo che tutte le organizzazioni internazionali sono obbligate ad avere in momenti simili, evitando così che quegli stessi principi possano soggiacere ad interessi geoeconomici di parte.

In ogni caso, l’appuntamento, rappresenterà sicuramente un’occasione per mettere a punto nuove strategie in un momento storico particolarmente delicato e di difficile interpretazione.