30 GIUGNO 2017
L'Angola dopo l'era di Dos Santos
DI Monica Esposito

Il 3 febbraio, il Presidente dell'Angola, José Eduardo dos Santos, ha annunciato ufficialmente la volontà di non ricandidarsi alle prossime elezioni presidenziali, che si terranno in agosto, interrompendo così 37 anni continuativi alla guida del Paese. La notizia della fine del mandato di Dos Santos circolava già da un anno ed è probabilmente motivata dal fatto che la sua veneranda età possa cominciare ad influenzare le capacità di svolgere i compiti a cui è chiamato.
Dos Santos, leader del partito di maggioranza MPLA (Partito del Movimento Popolare di Liberazione dell'Angola), fautore dell'indipendenza del Paese dalla colonizzazione portoghese, è diventato Presidente nel 1979, succedendo ad Agostinho Neto, primo Presidente eletto dopo l'indipendenza nel 1975.
Al momento dell'insediamento di Dos Santos, il Paese si trovava nel pieno della guerra civile in cui MPLA e UNITA (Unione Nazionale per l'Indipendenza Totale per l'Angola) si contendevano il controllo politico del Paese. Dalla fine della guerra che si è conclusa, dopo 27 anni, con la vittoria di MPLA, Dos Santos è riuscito ad accompagnare il Paese verso la transizione politica e a costruire una solida struttura di potere, caratterizzata però da una connotazione fortemente verticistica. Considerando, infatti, che il Presidente è anche capo del partito di maggioranza, quest'ultimo ha detenuto finora la maggior parte dei poteri, soprattutto dopo la schiacciante vittoria delle elezioni del 2008, dove il MPLA ha ottenuto circa l'82% dei consensi, grazie alla quale Dos Santos è stato in grado di emendare la Costituzione, rafforzando sempre di più il suo potere a spese però della separazione tra corpo legislativo, esecutivo e giudiziario.
A contribuire alla longevità della presidenza di Dos Santos è stata la capacità del leader di circondarsi di un entourage di fedelissimi tenuti insieme da una serie di meccanismi nepotistici e clientelari, che se, da una parte, gli hanno permesso di mantenere un forte piglio sul potere, dall'altro hanno creato una netta linea di demarcazione tra il potere centrale e la società civile. Come risultato di questa struttura fortemente autoreferenziale, Dos Santos riesce, ancora oggi, a tenere un controllo capillare su diversi aspetti della vita pubblica angolana.
La famiglia Dos Santos detiene, infatti, ruoli chiave nell'economia. Nel 2016 il Presidente uscente ha posto sua figlia Isabel a capo di SONANGOL, la compagnia responsabile della gestione delle riserve di petrolio presenti in Angola. Il figlio, José Filomeno Dos Santos, è stato designato, invece, alla guida del Fundo Soberano de Angola (FSDEA- Fondo Sovrano dell'Angola) che controlla circa 5 miliardi di dollari. In questo modo, Dos Santos si è assicurato il monopolio delle risorse economiche in previsione della fine del suo mandato.
Inoltre, il Presidente ha un forte controllo sulle stazioni radio, i canali TV e i giornali, funzionali a catalizzare il consenso della popolazione verso la sua figura e verso il MPLA. Lo scorso agosto, Dos Santos ha approvato un pacchetto legislativo che autorizza il Ministero della Comunicazione Sociale a controllare la linea editoriale delle agenzie di comunicazione e, eventualmente, punire con la sospensione dall'attività coloro che diffondono notizie inerenti alla presunta corruzione del governo. Le leggi hanno stabilito, inoltre, che l'Angolan Social Communication Regulatory Body, un organismo di regolamentazione che supervisiona la diffusione di notizie, potrà controllare anche i contenuti online con lo scopo di censurare articoli o commenti atti a screditare Dos Santos e il Partito. Negli anni, non sono stati rari i casi di attivisti o giornalisti arrestati e condannati per aver diffuso informazioni contro il governo. I partiti di opposizione, come UNITA, hanno spesso criticato come il monopolio da parte di MPLA su tutti i mezzi di comunicazione abbia inficiato le loro campagne elettorali, e la possibilità, dunque, di ottenere più seggi all'Assemblea Nazionale.
Alla luce di questa struttura fortemente autoreferenziale, la scelta del successore di Dos Santos è stata indirizzata verso una personalità in grado di mantenere integri i quadri di potere costruiti fino ad ora. Per questo motivo, il Politburo di MPLA ha designato come candidato, e dunque favorito alla successione, Joao Lurenço, attuale Ministro della Difesa e vice-Presidente del Partito.
Di educazione marxista-leninista, Lurenço si è sempre mostrato leale al partito, in generale, e al Presidente Dos Santos, in particolare. Tuttavia, sia per la differenza di età che per l'assenza di coinvolgimento negli affari economici, quali ad esempio la designazione di ruoli nelle strutture chiave del Paese, come le cariche di SONANGOL, Lurenço non appare all'opinione pubblica come parte della stretta cricca del Presidente. Inoltre, il candidato gode della reputazione di "moderato" e, in quanto ex Generale, ha una mentalità gerarchica, in linea con la struttura di potere quasi piramidale che il Presidente uscente gli lascerebbe in eredità. Lurenço appare, per questo motivo, una personalità in grado di garantire la continuità con il passato costruito da Dos Santos.
Allo stesso tempo, tuttavia, il candidato al soglio presidenziale marca un possibile passaggio da un sistema fortemente personalistico a uno più collegiale. La prossima stagione presidenziale angolana potrebbe essere caratterizzata da un Presidente che non è altro che espressione di un possibile collegio di reggenti, formato da coloro che hanno scelto il nome del candidato stesso. Un ipotetico collegio potrebbe essere formato da Dos Santos che ha, infatti, già annunciato la sua intenzione di voler rimanere all'interno del partito anche dopo la fine del mandato. Insieme al Presidente, quindi, a far parte di un eventuale collegio di reggenti potrebbero essere altre figure di spicco del Politburo di MPLA, i cui vertici sono stati confermati nell'agosto scorso, durante il settimo Congresso del Partito, tra questi, ad esempio, il Segretario di Partito, Antonio Paulo Kassoma.
Qualora la sua candidatura avesse successo nella tornata elettorale prevista per agosto, Lurenço si troverebbe alla guida di un Paese con non poche sfide da affrontare.
La prima tra queste è una duplice sfida economica: l'eccessiva dipendenza dal petrolio, risorsa di cui il Paese è estremamente ricco, e la conseguente mancanza di diversificazione del settore economico. Come tutte le monocolture energetiche, anche l'Angola è stato esposto agli shock della domanda di mercato. Proprio nell'ultimo anno, infatti, a seguito del ribasso dei prezzi del barile da 51 $ a 37$, le rendite di petrolio sono calate, gettando il Paese in una fase di stagnazione e aggravando ulteriormente la situazione di povertà in cui vessa la popolazione angolana.
La ricchezza petrolifera non si è mai declinata, inoltre, in opportunità estese per la popolazione angolana. Infatti, il settore petrolifero impiega appena l'1% della forza lavoro del Paese. Inoltre, i ricavi provenienti dalle rendite petrolifere non sono state mai investite a beneficio della popolazione, anzi l'autoreferenzialità dell'élite politica incentrata su Dos Santos ha accentrato la maggior parte dei proventi all'interno della sua cerchia ristretta. Emblematica è la presenza dei figli del Presidente uscente all'interno di Sonangol. Sono stati, inoltre, preferiti investimenti in grandi opere pubbliche, come, ad esempio, la costruzione di ben quattro stadi in occasione della Coppa d'Africa nel 2010, funzionali a facilitare la corruzione, attraverso il sistema di appalti truccati.
Al fine, dunque, di garantire la crescita del Paese e di prevenire eventuali proteste da parte della popolazione, soprattutto di coloro appartenenti alla fascia più giovane, che necessita di opportunità occupazionali ed educative, Lurenço dovrà probabilmente a garantire un modello di sviluppo economico incentrato sulla diversificazione. A sostenere fortemente questa strategia è anche il Fondo Monetario Internazionale (FMI) che, sebbene prospetti una ripresa per l'economia nel 2017, sottolinea la necessità di creare dei fattori di rendita che siano indipendenti dalle mere risorse petrolifere. Gli obiettivi per una maggiore diversificazione economica erano già stati stabiliti all'interno del Piano di Sviluppo Nazionale 2013-2017, secondo il quale il governo, e quindi anche il futuro Presidente Lurenço, si sarebbero impegnati a lavorare con il Fondo Monetario Internazionale al fine di garantire riforme economiche atte all'implementazione della stabilità macro-economica e finanziaria, e allo sviluppo del settore dell'agricoltura e della pesca, dell'educazione, e del settore della salute.
L'apertura ad altre attività economiche e un conseguente aumento delle opportunità per la popolazione più giovane si inserisce anche nell'altra sfida che Lurenço dovrà affrontare, ovvero quello di incontrare i bisogni di una classe media che ha sempre visto la figura di Dos Santos come un autocrate e che, quindi, spera in un cambiamento di rotta del Paese. Questa tendenza è espressa anche all'interno dello stesso MPLA, dove, infatti, la vecchia classe dirigente che ha guidato il Paese nella transizione dalla guerra civile alla stabilizzazione politica si affianca a una generazione proveniente dai ceti più ricchi che, avendo studiato all'estero, è più avvezza all'apertura democratica ed economica. In passato, Dos Santos ha dimostrato di avere l'abilità di favorire le frange più conservatrici della politica, non è facile, quindi, prevedere se Lurenço riuscirà ad adempiere lo stesso compito, o al contrario dare vita a una stagione politica ed economica più liberale.
Ne deriva, dunque, come il futuro dell'Angola dipenderà dalle capacità del nuovo Presidente di superare o meno l'autoreferenzialità del governo, tenendo, tuttavia, conto della forte ingerenza che la famiglia Dos Santos continuerà ad esercitare all'interno della governance angolana. Non è da escludere, inoltre, che il divario tra la società civile e la classe dirigente possa allargarsi ulteriormente in quanto le aspettative di un cambiamento politico potrebbero essere disattese da una presidenza che rischia di apparire praticamente senza soluzione di continuità con quella precedente.