23 GIUGNO 2017
Le vulnerabilità politiche della cooperazione europea in Nord Africa e Sahel: una prospettiva comparata
DI Marco Di Liddo e Lorenzo Marinone

Lo scopo del presente lavoro è analizzare la politica di cooperazione e assistenza europea nel Mediterraneo meridionale allargato, paragonandola con l’approccio e i programmi rivolti all’Europa orientale e concentrandosi sugli aspetti politici dell’utilizzo degli strumenti finanziari messi in campo. Gli accordi di cooperazione ed assistenza tecnica ricoprono tradizionalmente un ruolo centrale nella politica estera e nella proiezione di influenza dell’Unione Europea e delle sue precedenti incarnazioni. Con la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica, Bruxelles ha incrementato e sistematizzato il suo impegno sia verso est che verso sud. Tuttavia, il nuovo slancio non è stato condotto in modo omogeneo. Fin dal principio, la priorità accordata alla stabilizzazione dei Paesi ex comunisti ha messo in secondo piano l’azione rivolta alla sponda sud del Mediterraneo. Ciò trova riscontro ancora oggi, se si guarda l’ammontare dei fondi mobilitati per il periodo 2014-2020: l’UE ha stanziato 52,9 miliardi di euro per i Paesi di Africa, Caraibi e regione del Pacifico; 12,7 miliardi per i Balcani e la politica di vicinato orientale; 3,2 miliardi per la politica di vicinato meridionale (Maghreb). In questo senso, l’enorme differenza di fondi destinati all’Europa balcanica ed orientale rispetto al Maghreb permette di comprendere quali siano le priorità di Bruxelles. Al di là del peso degli strumenti di finanziamento, esistono delle criticità insite nell’approccio stesso della politica di cooperazione europea. Infatti, le politiche di vicinato orientale sono presto divenute il modello di riferimento per la cooperazione extra-europea, risultando inevitabilmente meno applicabili in scenari profondamente diversi come quelli africani. In questo senso, l’approccio rivolto verso sud manca della necessaria flessibilità per differenziare da Paese a Paese, subordina nettamente lo sviluppo politico e sociale a quello economico e ha tradizionalmente lasciato in secondo piano il tema della sicurezza. Tale vulnerabilità è accentuata dal panorama estremamente eterogeneo che compone la regione nordafricana e subsahariana. Inoltre, in un contesto in cui la trans-regionalità è l’essenza stessa della vita socio-economicopolitica, ciò si traduce nella scarsa proattività del ventaglio di programmi finanziati, che non appaiono strutturati per comunicare tra loro all’interno di una cornice unitaria e non favoriscono azioni congiunte tra diversi Stati.  In ultima istanza, l’eccessiva compartimentazione adoperata rischia di determinare sprechi, diminuire l’efficacia degli sforzi compiuti e offuscare quella visione di insieme necessaria per fronteggiare le molteplici sfide poste oggi dal Mediterraneo allargato all’Unione Europea.

 

Scarica l'approfondimento dell'Osservatorio di Politica Internazionale (n. 133 - Giugno 2017)