28 NOVEMBRE 2016
Indonesia e Australia: prove di collaborazione militare nel Mar Cinese Meridionale
DI Danilo Secci

In occasione del recente vertice tra i Ministri degli Esteri e della Difesa indonesiano ed australiano, promosso nell’affermato format istituzionale del “2+2”, il responsabile della Difesa indonesiana, l’ex Generale Ryamizard Ryacudu, ha chiesto ai rappresentanti di Canberra di valutare l’ipotesi di pattugliamenti permanenti congiunti nel Mar Cinese Meridionale e nel Mar di Sulu. La notizia precede la decisione del governo di Giacarta sul potenziamento della propria presenza militare sull’isola di Natuna (a sud dell’arcipelago delle Riau – Mar Cinese Meridionale) con il prolungamento della pista dell’aeroporto di Ranai e la costruzione di un porto per le navi della Marina.

Entrambe le decisioni sono probabilmente legate ai recenti episodi di scontro con la flotta peschereccia di Pechino, che hanno generato, nel maggio di quest’anno, alti livelli di tensione quando un vascello cinese impegnato in attività di pesca all’interno della zona economica esclusiva dell’isola di Natuna, a seguito di alcuni colpi di avvertimento sparati da una fregata indonesiana, è stato preso in custodia dalle autorità della Marina di Giacarta. L’isola di Natuna, sulla quale Pechino, a differenza di altri arcipelaghi del Mar Cinese Meridionale, non ha alcuna pretesa territoriale, confina con il perimetro della cosiddetta “Nine-dash Line”, cintura di isolotti e scogli rivendicati dal governo cinese e al cui interno sono presenti importanti risorse ittiche ed energetiche. Tale prossimità all’area marittima di interesse cinese verrebbe abilmente sfruttata da Pechino per estendere la propria influenza all’interno della zona economica esclusiva indonesiana.

L’incidente di maggio potrebbe aver compromesso le relazioni tra Pechino e Giacarta al punto da indurre quest’ultima a interrompere il tradizionale profilo militare neutrale nei confronti della prima, spingendo il governo indonesiano ad adottare un pensiero strategico orientato verso una maggiore cooperazione con Canberra. Per quanto la Repubblica Popolare Cinese stia facendo enormi investimenti nel settore Difesa (con budget superiori ai 140 miliardi di dollari annui) un’eventuale maggior collaborazione tra il dispositivo militare indonesiano ed australiano susciterebbe una certa preoccupazione da parte di Pechino, ancor più in un contesto in cui entrambe le Marine concorrenti sono impegnate in importanti programmi di modernizzazione delle flotte.

La Marina Indonesiana risulta essere tra le più complete e moderne nello scenario del Sud-Est asiatico avendo a disposizione sommergibili, fregate ed un numero consistente di corvette e unità motomissilistiche che le permettono di garantire un efficace controllo delle acque interne all’arcipelago. Tra i progetti di ammodernamento più importanti rientra certamente quello per i sommergibili di produzione sudcoreana classe-Chang Bogo, evoluzione del modello tedesco Type 209: delle tre unità commissionate, due verranno costruite nei cantieri navali di Seul mentre la terza verrà prodotta su licenza dall’azienda nazionale PT PAL Indonesia. Altrettanto ambizioso è il programma per le fregate classe-Martadinata, coprodotte con l’olandese Damen Schelde e armate, tra l’altro, di moderni missili antinave Exocet Block III e da difesa aerea a breve raggio MICA. Al momento appare certa la costruzione di due unità ma il programma complessivo ne prevede fino a sei.

Anche la Royal Australian Navy si presenta nello scenario Asia-Pacifico come una Marina moderna e capace di assolvere una pluralità di missioni, con in servizio, tra gli altri, 6 sommergibili d’attacco classe-Collins, 11 fregate (3 classe-Adelaide e 8 classe-Anzac) e 2 unità da sbarco classe-Canberra. Il programma di modernizzazione e potenziamento della flotta prevede l’acquisizione di 12 sommergibili classe Shortfin-Barracuda, 3 cacciatorpediniere classe-Hobart e 9 fregate con spiccate capacità antisom Project Sea 5000.

Porre le basi per una maggiore collaborazione tra le Marine dei due Paesi non risponde solamente all’impellente necessità indonesiana di voler frenare l’espansionismo militare cinese nel Mar Cinese Meridionale, ma anche all’esigenza australiana di voler creare relazioni strategiche di lungo periodo con un vicino così importante come Giacarta. Come indicato nel Libro Bianco della Difesa australiano di quest’anno, infatti, l’Indonesia è il Paese destinato a diventare entro il 2035 la più grande potenza economica del Sud-Est asiatico. I programmi militari di cui sopra dimostrano la volontà indonesiana di promuovere non solo un potenziamento delle Forze Armate, ma anche un maggiore sviluppo dell’industria della Difesa nazionale allo scopo di ridurre gradualmente la dipendenza dall’estero in questo settore strategico.

Questi dati lascerebbero intendere per l’Indonesia un futuro da potenza regionale di primo piano con cui l’Australia dovrà confrontarsi e promuovere, sin da ora, stabili e durature relazioni strategico-militari. Per Canberra, l’obiettivo principale è quello di tutelare la sicurezza e libera navigazione lungo le rotte di approdo nel Nord del Paese. Ciò sarà ovviamente possibile con un’Indonesia che rientri tra gli Stati amici o alleati e non nell’ipotesi in cui essa vada ad optare per una postura militare ostile o, nel caso peggiore, entri nell’orbita di controllo geostrategico cinese. In secondo luogo, se inquadrata in un sistema di alleanze o di maggiori collaborazioni di tipo militare, Giacarta potrebbe giocare un ruolo altamente funzionale alla politica di contenimento cinese in tutta la regione dell’Asia-Pacifico, impegno che potrebbe esser condiviso con altri attori del Sud-Est asiatico (es. Vietnam e Malesia).

In conclusione, nell’immediato futuro si potrebbe presupporre una maggior collaborazione tra la Marina australiana ed indonesiana dettata da interessi nazionali differenti, ma accomunati dal contrasto al competitor cinese. Per quanto le relazioni in campo navale sembrino destinate a nuovi ed interessanti sviluppi, il loro futuro dovrà necessariamente passare attraverso la risoluzione e regolamentazione delle controversie politiche in tema di immigrazione che, in particolare negli ultimi due anni, hanno creato ostacoli allo sviluppo e alla promozione di rapporti strategici più stretti tra i due Paesi.