17 NOVEMBRE 2011
Quale velivolo per l’aeronautica giapponese del futuro?
DI Francesco Tosato

Il 26 settembre 2011 sono scaduti i termini di presentazione delle offerte relativamente alla gara per il nuovo caccia F-X destinato ad equipaggiare la Japan Air Self Defence Force (JASDF) per i prossimi decenni in sostituzione dei venerandi F-4EJ in servizio dai primi anni ’70; il requisito prevede una fornitura di circa,cinquanta velivoli per un costo stimato dell’intero programma intorno agli 8 miliardi di dollari; la proclamazione del vincitore è attesa entro fine anno.

L’esito della competizione genera particolare interesse, in primo luogo perché la JASDF è una delle più potenti aviazioni dell’Estremo Oriente, ha un organico superiore ai 45.000 uomini, possiede una prima linea di più di 300 velivoli suddivisi appunto tra una novantina di F-4EJ Phantom; circa duecento F-15J/DJ Eagle e quasi un centinaio di F-2 (un derivato estesamente modificato del Lockheed Martin F-16C), in secondo luogo perché è l’ alleato fondamentale degli Stati Uniti in quello scacchiere del globo e il suo spazio aereo confina direttamente con vicini con cui sono ancora in essere dispute territoriali come Cina e Russia (oltre ad essere frequentemente oggetto delle provocazioni missilistiche della Corea del Nord) e, infine, perché, tradizionalmente, l’Aviazione Giapponese è il principale acquirente straniero di velivoli da combattimento USA ma, per la prima volta, è stata costretta a optare per una gara “aperta” a causa del reiterato rifiuto statunitense a fornire il Lockeed Martin F-22 Raptor motivato con la necessità di proteggere la segretezza delle tecnologie che incorpora.

A complicare ulteriormente il quadro strategico della JASDF, imponendo la necessità di velocizzare i tempi di acquisizione del nuovo F-X, il 2011 ha portato in dote tre eventi decisamente inaspettati: la presentazione al mondo da parte di Russia e Cina dei rispettivi nuovi caccia stealth di ultima generazione in fase di sviluppo Pak-Fa e J-20 che rischiano di annullare il gap qualitativo attualmente a vantaggio della JASDF; il catastrofico tsunami che ha colpito il paese in marzo causando, tra gli innumerevoli danni, anche la distruzione di 18 F-2 di stanza nella base di Matsushima; una serie inusuale di incidenti e malfunzionamenti che ha costretto l’aviazione a mettere a terra in via precauzionale per due volte in tre mesi l’intera flotta di F-15 Eagle.

In risposta al requisito giapponese, che, come detto, prevede un fabbisogno di circa una cinquantina di velivoli, sono state avanzate le candidature dell’F-35 JSF da parte di Lockheed Martin, dell’ EF-2000 Typhoon da parte del consorzio Eurofighter e dell’ F/A-18 Super Hornet Block II da parte di Boeing. Le tre proposte vengono qui presentate in una logica di analisi SWOT (punti di forza, punti di debolezza, opportunità e minacce) relativamente ai desiderata giapponesi che sono identificati in: supremazia aerea, adeguati ritorni industriali e controllo della variabile prezzo.

Il Lockheed Martin F-35 Lightning II rappresenta il principale progetto aeronautico statunitense ed è perciò identificato come l’erede naturale dell’ F-16 per l’USAF e per tutte le forze aeree che attualmente utilizzano questo velivolo o suoi derivati. I punti di forza del JSF, tuttora in fase di sviluppo, comprendono sicuramente la tecnologia avanzatissima di cui sarà dotato, l’architettura stealth di ultima generazione e una capacità di data fusion in linea con le più moderne teorie di network-centric warfare.

Tra i punti di debolezza è immediatamente evidente che questo velivolo è ancora in fase di sviluppo e quindi nella migliore delle ipotesi, potrà iniziare la propria vita operativa nei reparti della JASDF non prima del 2020. Altro aspetto da segnalare è che l’F-35, nascendo sostanzialmente da requisiti statunitensi, si caratterizza come velivolo multiruolo con una spiccata propensione alle missioni aria suolo, caratteristica questa che, unita alla presenza di un solo motore potrebbe risultare penalizzante nelle missioni di controllo e polizia aerea di un territorio vasto come l’arcipelago giapponese.

Le opportunità connesse alla eventuale scelta giapponese del JSF si manifestano nella continuità storica rispetto alla standardizzazione della JASDF sui migliori velivoli dell’USAF (con conseguenti economie di scala e apprendimento), nella ventilata ipotesi di concessione di una linea di montaggio su licenza in loco e nella possibilità di beneficiare di tutti gli aggiornamenti resi disponibili dall’USAF nell’arco della vita operativa del velivolo.

Infine, relativamente ai rischi insiti nell'acquisizione dell’F-35, è importante rilevare che, ad oggi, il programma F-35 JSF è sotto la lente d’ingrandimento del Congresso Americano e del Gao (assimilabile alla nostra Corte dei Conti) per lo sforamento complessivo del budget assegnato allo sviluppo del velivolo (risultato molto più lungo e costoso del previsto a causa delle tre versioni industrializzate) che rende attualmente incerto il costo finale del singolo velivolo (molto probabilmente superiore ai 100 mln di dollari) e i tempi di consegna. In ultimo, è lecito dubitare che gli USA intendano condividere oltre certi limiti le tecnologie chiave del velivolo favorendo la nascita di un know how specifico giapponese nel settore.

L’Eurofighter EF-2000 Typhoon rappresenta la punta di lancia della produzione aeronautica europea, in quanto frutto della collaborazione in consorzio da parte delle industrie aeronautiche italiana, britannica tedesca e spagnola ed attualmente, oltre che dai paesi membri, è stato selezionato anche da Austria e Arabia Saudita.

I punti di forza del Typhoon si sostanziano nel fatto dell’essere stato fin dall’inizio espressamente concepito quale velivolo per la difesa dello spazio aereo (con secondarie capacità aria suolo), nella formula costruttiva bimotore, nell’essere immediatamente disponibile, nella dotazione avionica che lo pone ai vertici della sua categoria e nell’aver ottenuto la qualifica di “combat proven” grazie alle operazioni in Afghanistan e Libia.

A proposito dei punti di debolezza va sottolineato che, a causa della crisi finanziaria dell’Eurozona, i piani di produzione e sviluppo del velivolo stanno fortemente rallentando e vi è quindi il rischio di obsolescenza precoce di qualche componente e/o di riduzione della velocità di integrazione di qualche sistema d’arma di nuova introduzione. In particolare, va segnalato che l’EF-2000 è per il momento ancora dotato di un radar a scansione meccanica (laddove entrambi i suoi competitor montano un più avanzato sistema con antenna a scansione elettronica) e non adotta particolari accorgimenti stealth per la riduzione della segnatura radar.

Focalizzando l’analisi sulle opportunità derivanti dall’eventuale scelta del Typhoon è importante rilevare che il pacchetto di contropartite industriali abbinato all’acquisto di questo caccia è indubbiamente il più vantaggioso per l’industria giapponese. Infatti esso prevede, oltre alla produzione su licenza e alla ovvia possibilità di co-sviluppo del velivolo con gli altri membri del consorzio (con conseguente riduzione dei costi), anche la cessione dei codici sorgente del software dell’EF-2000, creando di fatto la possibilità per la JASDF di realizzare la propria versione “custom” del Typhoon integrando armi e sistemi di concezione nazionale senza la necessità di assistenza esterna.

In ultimo, relativamente alle minacce insite nella scelta del velivolo europeo è opportuno inserire l’ incertezza normativa che ancora formalmente impedisce al Giappone di partecipare ad attività internazionali di sviluppo e produzione di armamenti (anche se vi sono rassicurazioni governative in tal senso), la sua scarsa esperienza nella gestione di programmi multinazionali , il potenziale aumento di costi derivanti dalla riduzione degli ordini europei del velivolo in caso di aggravamento della crisi economica.
Il Boeing F/A 18 E/F Super Hornet Block II è l’ultima evoluzione del velivolo multiruolo da combattimento standard della US Navy e rappresenta lo stato dell’arte dei caccia imbarcati su portaerei.

I punti di forza di questo velivolo sono riassumibili nella versatilità operativa, nella formula bimotore, nella affidabilità dimostrata in combattimento in Iraq e Afghanistan, nell’essere una soluzione a basso rischio tecnologico e a limitata onerosità economica per il Giappone.
I punti di debolezza del Super Hornet risiedono nella configurazione non ottimizzata per il combattimento aria-aria e nella dotazione di motori non particolarmente esuberanti in caso di combattimento manovrato.

Per quanto concerne le opportunità conseguenti alla possibile selezione del velivolo Boeing, indubbiamente  la JASDF beneficerebbe delle economie di apprendimento e di standardizzazione derivanti dai rapporti di collaborazione con i due principali partner che già operano con il Super Hornet, ovvero, la Us Navy e la Royal Australian Air Force oltre che della produzione su licenza.

Infine per quanto riguarda i rischi individuabili in questa opzione va segnalato che il ritorno industriale per il comparto aeronautico giapponese potrebbe non essere all’altezza delle aspettative in termini di tecnologia dato che i programmi di sviluppo americani per questo velivolo potrebbero interrompersi bruscamente nel caso della disponibilità operativa in tempi brevi dei nuovi F-35C dell’US Navy, naturali successori dei Super Hornet. Se questo scenario si dovesse verificare in concomitanza con l’ingresso in servizio in Russia e Cina di Pak-Fa e J-20, anche la tradizionale superiorità qualitativa della JASDF sui suoi rivali sarebbe a rischio.

Per concludere si può affermare che l’eventuale scelta giapponese di uno tra il Typhoon o il Super Hornet, è un’opzione che consentirebbe: di incrementare da subito la propria supremazia qualitativa sui rivali regionali, di assicurare lavoro e trasferimenti di know-how alle industrie nazionali per almeno il prossimo decennio, di avere un controllo più certo sui costi del programma, lasciando anche aperta la porta al futuribile programma F-XX indigeno (identificato finora come ATD-X Shinshin) relativo ad un caccia stealth il cui prototipo dovrebbe effettuare il primo volo nel 2014.

Al contrario, la scelta dell’F-35 Lightning II, inserirebbe il Giappone tra i paesi partner del più importante programma aeronautico del momento, consentirebbe alle industrie nazionali di entrare da subito nella catena produttiva del velivolo che rappresenta l’apice della tecnologia statunitense, (riaffermando i tradizionali rapporti di collaborazione militare tra i due paesi) al prezzo di una pesante incognita su costi e tempi di riequipaggiamento dei reparti della JASDF e dell’abbandono del programma nazionale ATD-X.

Se i tempi ipotizzati dagli addetti ai lavori sono corretti, entro fine anno conosceremo le valutazioni della Japan Air Self-Defence Force e il nuovo guardiano dei cieli giapponesi.