18 MARZO 2014
Al-Houthi e la contrapposizione geopolitica tra Iran e Arabia Saudita.
DI Stefano Sarsale

La situazione di sicurezza in Yemen è costantemente peggiorata dal mese di ottobre dell’anno scorso a causa degli scontri interconfessionali occorsi soprattutto nel governatorato settentrionale di Sa’ada, presso la località di Damaj. Questi vedono contrapposti studenti salafiti da una parte e militanti del gruppo indipendentista sciita al-Houthi dall’altra. Le ragioni del conflitto sono da ricercare in due elementi: il primo è la tradizionale spinta centrifuga di al-Houthi rispetto al governo centrale, mentre la seconda è l’attività di proselitismo della scuola coranica Dar al-Hadith, oggi uno dei principali centri regionali del salafismo che, secondo al-Houthi, contribuirebbe alla radicalizzazione di ampie fasce della popolazione sunnita locale. In questo contesto, il governo centrale è impegnato sia nell’arginare la violenza sia nel contenere le spinte entropiche da parte del movimento sciita. Tuttavia, il conflitto yemenita assume anche una dimensione internazionale, visto che i due principali sostenitori dei gruppi salafiti e di al-Houthi sono, rispettivamente, Arabia Saudita e Iran.

Il gruppo zaidita al-Houthi è stato fondati nel 1992 da Hussein Badreddin al-Houthi (ucciso nel 2004 dall’Esercito yemenita) e da quel momento i suoi militanti hanno progressivamente ampliato la loro presenza sul territorio yemenita, sino a raggiungere le dimensioni odierne che ne fanno uno dei più importanti ed influenti movimenti della penisola arabica. Al-Houthi è mosso da aspirazioni indipendentiste che, dal 2004, lo hanno portato a scontrarsi ripetutamente con il governo centrale. Gli Houthi però, non solo sono riusciti a resistere all’offensiva delle autorità centrali, ma hanno col tempo acquisito una sempre maggiore forza guadagnando al contempo legittimità agli occhi della popolazione. Tale acquisita legittimità popolare è apparsa evidente durante le rivolte del 2011, quando al-Houthi si è imposto come principale forza politica e di “autogoverno” sfruttando il vuoto di potere creatosi a seguito dell’instabilità del regime dell’allora Presidente Saleh. Il rafforzamento conseguito durante la “Primavera Araba” ha consentito al movimento di estendere la propria influenza anche sui governatorati di Hajjah e al-Jawf e su una parte di quello di Amran, a sud del governatorato di Sa'ada, vicino alla capitale Sana’a. L’espansione di al-Houthi è stata accompagnata anche da un parallelo processo d’istituzionalizzazione che ha portato alla nascita di un partito espressione del movimento: Ansarullah. Tale nuova realtà politica ha contribuito non solo a migliorare l’immagine di al-Houthi agli occhi dell'opinione pubblica, ma anche a diffondere il progetto politico indipendentista. Al-Houthi ha così potuto legittimamente partecipare alla Conferenza di Riconciliazione Nazionale (CNR), istituzionalizzando le proprie rivendicazioni. La Conferenza ha iniziato i suoi lavori il 18 marzo 2013 con l’intento di redigere una nuova Costituzione e organizzare le successive elezioni nazionali. Tuttavia, a causa delle evidenti difficoltà interne, la durata della conferenza, inizialmente stimata in sei mesi, è stata prorogata a data indefinita. Sfruttando i problemi politici del Paese, le divisioni tribali e settarie, il vecchio regime ha usato i suoi rappresentanti alla CNR e la sua influenza sui mezzi d’informazione per ostacolare il dialogo tra autorità governative e realtà tribali. L’11 febbraio 2014 è stato comunque raggiunto un accordo che prevede la realizzazione di uno Yemen federale, composto da sei province: Hadramaut e Aden a Sud, Saba, Janad Azal e Tahama nel Nord. Tale divisione amministrativa non corrisponde però alle attese dei delegati delle regioni del sud, che chiedevano la creazione di due sole province, una al Nord e una al Sud, ricalcando la divisione in atto nel Paese prima della riunificazione del 1990.

L’ascesa di al-Houthi ha dato vita ad un crescente attivismo da parte iraniana, dal momento che il movimento rappresenta uno dei suoi principale strumenti d’influenza nelle questioni interne yemenite. Il legame tra al-Houthi e Iran è basato sulla comune appartenenza allo sciismo, nonostante le non poche differenze tra la versione duodecimana di Teheran e lo zaidismo del movimento del nord Yemen. l’Iran si è mosso tramite il proprio ambasciatore a Sana’a, che ha incontrato nel mese di settembre dello scorso anno il leader di Ansarullah, istituendo così contatti ufficiali tra Teheran e il partito. Il supporto iraniano ad al-Houthi si configura sia con intensi rapporti politici sia con un intenso sostegno logistico che ha nella fornitura di armi la sua manifestazione più evidente. Infatti, i continui sequestri di armi iraniane nei pressi della costa nord-occidentale yemenita costituiscono una prova sufficiente per confermare l’atteggiamento iraniano.

Gli interessi iraniani in Yemen non si limitano esclusivamente al sostegno del movimento sciita del Nord dello Yemen, ma sono rivolti anche al movimento meridionale di al-Hiraak, promotore di forti spinte autonomiste nel sud del Paese. Teheran ha rivolto le sue attenzioni verso al-Hiraak in modo tale da diversificare il proprio operato nel Paese, rendendo più efficace la propria strategia. L’atteggiamento dei membri di al-Hiraak è stato in ogni caso di diffidenza, dal momento che le rivendicazioni del gruppo avvengono in modo non violento e attraverso i canali politici, al contrario di al-Houthi che, dal 2004, utilizza la forza armata. Tuttavia, non è da escludere che l’Iran abbia tentato di instaurare rapporti con questo movimento per avere un appoggio diretto nell’area dello stretto di Bab el-Mandeb. Lo scopo di Teheran potrebbe essere, in altre parole, avere una presenza, anche se indiretta, in uno dei principali crocevia mondiali del commercio di petrolio. È evidente che gli interessi iraniani in Yemen sono di assoluto rilievo: infatti, l’instabilità del Paese, acuita dai conflitti religiosi e tribali interni, potrebbe favorire disordini sul confine saudita. Inoltre, il desiderio dell’Ayatollah sarebbe quello di vedere al-Houthi diventare un forte movimento sciita al confine meridionale saudita.

Nello scenario yemenita s’inserisce però anche l’Arabia Saudita che dal canto suo, ha storicamente esercitato una notevole influenza nelle questioni interne del Paese, considerandone l’instabilità una consistente minaccia alla propria sicurezza nazionale. Per condizionare le questioni interne yemenite, Riyadh ha tradizionalmente utilizzato due strumenti: il primo è la corruzione di capi tribali, signori della guerra e uomini politici, mentre il secondo è il “ricatto immigratorio”. Infatti, circa 800.000 yemeniti lavorano in Arabia Saudita, contribuendo a ad alleviare un tasso di disoccupazione di circa il 35%. Se l’Arabia Saudita ponesse maggiori restrizioni all’immigrazione yemenita, non solo Sana’a subirebbe un enorme danno economico, ma si esporrebbe ad un drammatico ritorno sociale. Infatti, i disoccupati di ritorno dall’Arabia Saudita potrebbero alimentare un profondo ed ulteriore malcontento se non, addirittura, rimpolpare i ranghi dei movimenti anti-governativi e dei gruppi armati. Per Riyadh, il controllo dello Yemen è fondamentale, soprattutto nel momento in cui potrebbe palesarsi il rafforzamento di un movimento sciita legato al suo maggior avversario regionale, ossia l’Iran.

In conclusione, il rafforzamento e l’istituzionalizzazione di al-Houthi ha assunto una doppia rilevanza. Il primo aspetto è quello inerente allo scenario interno yemenita, strettamente connesso con l’assetto federale deciso dal CNR, nel quale il movimento potrebbe assumere una crescente importanza. Il secondo aspetto concerne invece le ricadute internazionali della sua ascesa, soprattutto nel contesto della rivalità tra Arabia Saudita e Iran. Infatti, Teheran sarebbe molto interessata all’ascesa di un’organizzazione sciita ad essa allineata al sud dell’Arabia Saudita, mentre Riyadh, al contrario non sarebbe mai disposta ad accettare uno scenario simile. Perciò, non è da escludere che, in caso di ulteriore rafforzamento di al-Houthi, il governo saudita possa intraprendere azioni più incisive, dirette ed aggressive verso lo Yemen.