20 OTTOBRE 2017
Lo scontro interno al Kurdistan iracheno dopo il referendum per l’indipendenza
DI Lorenzo Marinone

A tre settimane dal referendum consultivo per l’indipendenza del Kurdistan iracheno del 25 settembre, fortemente voluto dal Presidente curdo Masoud Barzani nonostante l’opposizione delle autorità centrali e gli appelli di larga parte della Comunità Internazionale, il dialogo tra il Governo regionale del Kurdistan (KRG) e Baghdad si è bruscamente interrotto per lasciare spazio al confronto militare. Infatti, dalle prime ore di domenica 15 ottobre sono iniziati scontri nella provincia contesa di Kirkuk, dove i Peshmerga curdi fronteggiano l’avanzata congiunta dell’Esercito iracheno, di unità delle forze speciali (Golden Division), della polizia federale e di fazioni delle Forze di Mobilitazione Popolare (FMP), in particolare il ramo militare dell’Organizzazione Badr e Kataib Hezbollah, queste ultime controllate direttamente dall’Iran.

L’offensiva è scattata allo scadere dell’ultimatum di Baghdad, che imponeva alle forze curde di abbandonare le loro posizioni all’interno della provincia, occupata dai Peshmerga nel 2014 benché formalmente al di fuori dei confini della Regione Autonoma stabiliti dalla Costituzione del 2005. In particolare, Baghdad ha intimato di cedere il controllo dei pozzi petroliferi, che grazie a una capacità di circa 500.000 barili al giorno rappresentano un elemento essenziale per la sostenibilità economica di un ipotetico Kurdistan iracheno indipendente. In questo modo, il Governo iracheno cerca di sottrarre al KRG una delle principali leve negoziali e allontanare lo spettro di una dichiarazione unilaterale di indipendenza.

 

Scarica l'analisi