02 LUGLIO 2013
Il colosso industriale di Kumtor e le ripercussioni sulla stabilità del Kirghizistan
DI Alessandra Virgili

In Kirghizistan, le proteste contro la compagnia canadese Centerra Gold Group, che gestisce la miniera d’oro di Kumtor, situata circa 350 Km a sud-ovest della capitale Bishkek, sono scoppiate, per la prima volta, alla fine di maggio e si sono estese in diverse zone del Paese, da Nord a Sud, dando vita a diffusi e violenti disordini.

I manifestanti chiedono che il colosso straniero destini una parte più cospicua dei profitti al finanziamento di infrastrutture e di programmi sociali. Nello specifico, i dimostranti domandano l’annullamento dell’Accordo del 2009 tra Centerra e Governo, che stabilì la vendita del 33% delle quote di partecipazione della Società al Paese.

Quello di Kumtor rappresenta il giacimento aurifero più grande dell’Asia centrale e la più importante risorsa naturale dello Stato kirghiso. La produzione ed i profitti di Centerra rappresentano più della metà delle esportazioni complessive del Paese. Questo basta a rendere l’idea dell’importanza dell’impianto, ma anche della scarsa differenziazione dell’economia kirghisa, così dipendente dal settore minerario e legata ad un modello di “monocoltura industriale”.

Il 31 maggio scorso, 1.000 persone hanno assediato la miniera aurifera di Kumtor e ne hanno impedito la regolare estrazione di oro, bloccando la strada principale che porta alla capitale Bishkek e tagliando i rifornimenti elettrici. La successiva repressione delle manifestazioni da parte delle forze dell’ordine ed i violenti scontri tra le unità antisommossa ed i manifestanti hanno spinto il Presidente kirghiso Almazbek Atambayev a dichiarare lo “stato di emergenza” nella regione di Issy Kuil. 

Lo stesso giorno, alcuni dimostranti si sono radunati intorno al Palazzo del Governo a Bishkek ed hanno urlato slogan di denuncia per l’atteggiamento dell’esecutivo e per la repressione della polizia a Kumtor. La protesta è poi dilagata ad Osh, nei pressi del confine meridionale con l’Uzbekistan, dove circa 200 persone hanno bloccato la strada che conduce alla capitale ed hanno richiesto la liberazione dei manifestanti arrestati.

I disordini sono successivamente continuati a Jalal-Abad, regione sud-occidentale, dove, il primo giugno, circa un centinaio di dimostranti ha occupato l’ufficio dell’amministrazione locale.
La crisi è parzialmente rientrata soltanto dopo l’arrivo, nelle aree interessate dalle manifestazioni, del Primo Ministro Zhantoro Satylbadiyev e soltanto dopo le promesse di rinegoziazione degli accordi tra governo e Centerra Gold Group. L’obiettivo primario del confronto tra il Premier ed i rappresentanti di Centerra è stato l’ottenimento di una maggiore quota di utili derivante dalle attività di Kumtor e la creazione di una nuova compagnia aurifera nazionale, presumibilmente una joint venture tra Ministero dell’Energia e Centerra Gold Group con sede fiscale direttamente in Kirghizistan. 
Gli ultimi episodi di violenza rappresentano l’ennesima manifestazione dei rapporti conflittuali tra il governo del Kirghizistan e Centerra. Il gruppo straniero sostiene di aver versato oltre 1 miliardo di dollari all’erario kirghiso da quando l’industria è attiva nel Paese e di aver destinato 20 milioni di dollari in progetti sociali.

Tuttavia, Centerra usufruisce di un regime fiscale privilegiato, ereditato dagli accordi di sfruttamento minerario dei primi anni ‘90. Infatti, il gruppo paga solo il 14% di tasse sugli introiti, una cifra decisamente inferiore al 17-20% pagato dalle altre compagnie minerarie che operano nel Paese. Una speciale commissione statale, formata nel 2009 per ri-elaborare i termini del contratto con Centerra Gold Group, sostiene che la società straniera non adempia adeguatamente ai propri doveri tributari. Una delle maggiori critiche mosse dal governo kirghiso alla Centerra riguarda l’omissione dei costi riguardanti l’impatto ambientale, per i quali, nel 2012, la multinazionale si è impegnata a versare uno striminzito 0,07% dei profitti. Tre mesi fa il Parlamento kirghiso ha approvato una risoluzione che ha sottoscritto la facoltà di rinegoziare ulteriormente alcuni punti del trattato del 2009 o, nel caso in cui non si raggiungesse un compromesso, di cancellare unilateralmente l’accordo di investimento della società straniera nel Paese. Esiste la possibilità che la società assecondi le richieste dei manifestanti e del governo per cercare di difendersi dalle pesanti accuse evasione fiscale sulle tasse di inquinamento ambientale.

Il nucleo del contendere è principalmente di carattere economico. Infatti, l’oro di Kumtor potrebbe continuare ad attrarre, in futuro, investitori dall’estero e creare una forte competizione in grado di danneggiare gli interessi di Centerra. L’eventuale arrivo di altri investitori potrebbe rappresentare una notevole opportunità per la stagnante economia del Kirghizistan. Il nodo da sciogliere rimane, però, quello intorno ai profitti ed alle royalty. La compagnia canadese ha tutto l’interesse a continuare la sua attività estrattiva, minimizzando i costi e massimizzando i profitti, mentre il Kirghizistan, dall’altra parte, deve risollevarsi da una situazione economica critica che dura da molto tempo. Il Paese paga inevitabilmente i costi di lunghi conflitti etnici e politici, che lo hanno destabilizzato. Già quando il Paese era una Repubblica Socialista Sovietica, gli scontri tra il popolo kirghiso e l’amministrazione centrale sovietica erano all’ordine del giorno, unitamente a quelli tra kirghisi e minoranza uzbeka, principalmente nella provincia di Osh. Dopo lo scioglimento dell’U.R.S.S., l’indipendenza ha condotto il Kirghizistan ad affrontare nuove sfide politiche e, con esse, nuovi conflitti interni. La Presidenza autoritaria di Akayev ha spinto il popolo a ribellarsi ed ha causato la Rivoluzione dei Tulipani, nel 2005. Subito dopo, il regime del Presidente Bakiyev, eletto nel 2005 e nel 2009, ha portato a violenti e sanguinari scontri, culminati, nel 2010, nel colpo di Stato di Roza Otumbayeva. Le crisi politiche interne hanno causato forte instabilità al Paese ed hanno fomentato gli scontri etnici già esistenti. Questa situazione è sfociata in un conflitto civile, che ha provocato migliaia di profughi, centinaia di morti e un’ulteriore recessione economica dello Stato kirghiso.

Gli interessi economici e politici del governo kirghiso hanno giocato e giocano un ruolo importante nel processo di regolarizzazione delle attività della società mineraria straniera all’interno del Paese. Il rapporto tra Centerra ed istituzioni kirghise è stato tradizionalmente caratterizzato da pratiche illegali e da un pesante sistema di corruzione, particolarmente accentuato durante la Presidenza Bakiyev. Si può supporre che i vantaggi di cui ha goduto inizialmente Centerra siano stati permessi dal Presidente stesso, che, probabilmente, ha offerto alla società condizioni convenienti in cambio di benefici personali. Tra il 2009 e il 2010, periodo di declino della Presidenza Bakiyev, la situazione tra il governo kirghiso e la società canadese è cambiata e la compagnia non ha goduto più della stessa privilegiata posizione. Nel 2012, la richiesta di nazionalizzazione della compagnia da parte di Kamchybek Tashiev, leader del partito di opposizione nazionalista Ata-Zhurt, ha fomentato manifestazioni e malcontenti popolari. Tashiev sosteneva che la miniera si trovasse in mani straniere proprio a causa delle scelte dei regimi corrotti dei Presidenti Akayev e Bakiyev e che i poteri al vertice guadagnassero direttamente e personalmente, dalle attività di Kumtor. Preso atto dell’impossibilità reale di gestire la miniera senza massicci investimenti stranieri, il Parlamento kirghiso ha respinto la proposta di nazionalizzazione, a favore della più “mitigata” rinegoziazione degli accordi.

I rapporti tra sistema politico kirghiso e Centerra, durante la Presidenza Bakiyev, avevano trovato un equilibrio basato sulla corruzione e sulla costruzione di una rete di alleanze parallela a quella istituzionale. 
Quando questa architettura è venuta a mancare, i nuovi clan politici, cavalcando l’onda del malcontento popolare, hanno inteso modificare i rapporti con Centerra, continuando a seguire una logica di interscambio di favori. Il governo kirghiso, infatti, potrebbe aver fatto leva sul problema dell’impatto ambientale, in questo caso buon catalizzatore di attenzione, per fare pressione sulla compagnia e sulla sua predisposizione a cedere alle richieste del Paese.

Tuttavia, sussiste il rischio che, concentrandosi esclusivamente sulla massimizzazione dei profitti provenienti da Kumtor, il governo kirghiso perda di vista le necessità di differenziazione del proprio comparto industriale e produttivo. Infatti, qualsiasi calo delle attività di Centerra ha un impatto devastante su tutta l’economia kirghisa. Alcuni esempi illuminanti sono rappresentanti dalle manifestazioni del 2011 e del 2012, quando i residenti ed i lavoratori di Kumtor bloccarono per una settimana l’estrazione mineraria, causando un crollo verticale delle entrate governative.