13 DICEMBRE 2012
Unità nazionale e sviluppo socio-economico in Sierra Leone: le sfide di Ernest Bai Koroma
DI Stefania Azzolina

Il 17 Novembre scorso si sono tenute in Sierra Leone le elezioni presidenziali, in concomitanza con il rinnovo dei rappresentanti parlamentari e locali. La campagna elettorale ha visto come contendenti principali il Presidente uscente Ernest Bai Koroma, leader del partito All People's Congress (APC), e Julius Maada Bio del Sierra Leone People’s Party (SLPP).

I risultati sono stati resi noti il 23 novembre dalla National Electoral Commission (NEC), ed hanno visto la riconferma del Presidente Koroma con circa il 58% delle preferenze, seguito dal leader del SLPP che ha ottenuto il 37% circa dei suffragi. I giudizi riguardo lo svolgimento delle elezioni, avvenute per la prima volta senza la supervisione e l’assistenza delle Nazioni Unite, sono stati complessivamente positivi. Sebbene da ogni parte politica vi siano state denuncie relative a brogli, gli osservatori hanno sottolineato l’importanza dell’assenza di scontri e l’altissima affluenza alle urne (oltre l’80% degli aventi diritto), indicatori di un rafforzamento del sistema democratico del Paese.

Non a caso le recenti consultazioni elettorali sono state interpretate da osservatori nazionali e internazionali, nonché sentite dagli stessi cittadini, come un momento di svolta del processo d’instaurazione e consolidamento democratico del Paese, iniziato dopo una cruenta guerra civile protrattasi per più di dieci anni.

Conquistata l’indipendenza dal Regno Unito nel 1961, la Sierra Leone attraversò un trentennio di forte instabilità politica, con l’alternarsi di elezioni e golpe militari e quindi una gestione prevalentemente autoritaria del potere politico. Nonostante l’instabilità politica, a partire dell’indipendenza il Paese conobbe un discreto sviluppo economico, grazie alle ingenti risorse a sua disposizione, sia in riferimento alle materie prime (oro, diamanti, bauxite, ferro), sia riguardo un elevato potenziale nel settore agricolo e nel settore turistico. Grazie allo sfruttamento di tali potenzialità, la Sierra Leone si proponeva sulla scena internazionale come uno dei Paesi più ricchi dell’Africa occidentale, grazie anche ad un notevole apparato infrastrutturale ed un buon sistema d’istruzione tale da giustificare l’appellativo di “Atene” dell’Africa occidentale.

Nonostante queste premesse, la cattiva gestione del potere politico trascinò il Paese in una spirale di violenza culminata, agli inizi degli anni Novanta, in una cruenta e prolungata guerra civile. Sullo sfondo, la lotta contro il potere centrale per l’acquisizione del controllo delle ricche risorse del Paese, in primis delle miniere di diamanti, che vide come attore principale il Revolutionary United Front (RUF). Gli interessi economici portarono al coinvolgimento nel conflitto di attori stranieri, in particolare della Liberia di Charles Taylor che offrì sostegno al RUF, perseguendo l’obiettivo di prolungare la situazione di forte instabilità del Paese, funzionale ad un più facile accesso allo sfruttamento delle sue risorse.

La guerra civile, conclusasi nel 2002 solo grazie all’intervento della Nazioni Unite, ha lasciato una serie di pesanti criticità, con cui ancora oggi il Presedente Koroma ed il suo Governo devono fare i conti. L’obiettivo principale che il nuovo Governo deve perseguire è la ripresa economica. Come affermato precedentemente, i decenni di cattiva gestione politica e la guerra civile del 1991-2002 hanno comportato la distruzione di buona parte delle infrastrutture del Paese ed il completo depauperamento dell’economia nazionale nonché della qualità di vita della popolazione.

Il Presidente Koroma deve la sua recente riconferma all’attività svolta nel corso del suo primo mandato in tal senso. Non a caso la sua campagna elettorale è stata incentrata sull’azione di Governo condotta nel quinquennio 2007-2012 per la ricostruzione delle infrastrutture ed il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione con l’introduzione, ad esempio, del nuovo sistema sanitario nazionale. Dal 2010 il Paese ha conosciuto una nuova fase di crescita economica dovuta in parte alla revoca delle ultime sanzioni delle Nazioni Unite (emanate nel periodo della guerra civile) ed in parte all’aumento degli investimenti esteri incoraggiati da un contesto politico maggiormente stabile.

In un quadro globale in cui cresce l’interesse in chiave economica nei confronti dei Paesi africani, una sfida del nuovo Governo sarà quella di approfittare di questo “entusiasmo” internazionale per incrementare ulteriormente gli investimenti nel Paese, cercando di determinare le condizioni necessarie affinché ciò si traduca in un effettivo miglioramento dell’economia nazionale e della qualità di vita della popolazione.

Nonostante il trend positivo degli ultimi anni rimangono, tuttavia, numerosi elementi di criticità di lungo periodo che richiedono delle profonde riforme strutturali e che, se non affrontati, rischiano di creare nuovamente le condizioni per l’esplosione di nuovi conflitti.

La lotta alla disoccupazione giovanile e alla diffusa corruzione rappresentano gli obiettivi primari dell’agenda politica sierraleonese. Attualmente circa il 60% dei giovani non ha un lavoro e l’assenza di una prospettiva di miglioramento delle proprie condizioni socio-economiche rischia di alimentare non solo nuove tensioni sociali ma anche il coinvolgimento in attività illecite. Come tutti i Paesi dell’Africa occidentale anche la Sierra Leone è interessata dal traffico di sostanze stupefacenti provenienti dai Paesi dell’America Latina e dirette verso l’Europa. Come già avvenuto negli ultimi anni nella vicina Guinea Bissau, il traffico di stupefacenti è un elemento potenzialmente destabilizzante che il Governo Koroma non deve sottovalutare, soprattutto in relazione al coinvolgimento della popolazione locale in mancanza di un’alternativa di sostentamento.

Per la realizzazione delle riforme strutturali necessarie al raggiungimento degli obiettivi fin qui delineati il Governo Koroma necessiterà di un ampio consenso sia a livello popolare che tra le forze politiche. In questo senso, l’azione di Governo dovrà essere volta anche a cercare di ridurre l’influenza degli interessi regionali e tribali a favore degli interessi nazionali, sfida sicuramente impegnativa in un Paese la cui popolazione ha conosciuto undici anni di guerra civile. La collaborazione tra le principali forze politiche e la promozione di una cultura di unità nazionale favorirebbe l’attuazione delle riforme necessarie. In questo modo la Sierra Leone potrebbe aspirare, nei prossimi anni, a ripresentarsi come partner economico credibile sullo scacchiere internazionale.