09 MAGGIO 2018
Ecco tutto l’arsenale dell’Iran
L'Indro

L’Iran ha un potere militare non convenzionale. Per capire la natura della capacità militare iraniana abbiamo intervistato Francesco Tosato, responsabile desk Affari Militare del Ce.S.I.

Nell’escalation di tensioni che sta caratterizzando in questi giorni il Medio Oriente, dopo l’annuncio del Presidente americano Donald Trump dell’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, tanti sono i fronti aperti che potrebbero vedere uno scontro tra Iran, Israele ed Arabia Saudita.

 

Gli alleati statunitensi nella regione hanno infatti risposto con soddisfazione alla decisione del Presidente americano di ritirarsi dall’accordo, elevando ancora una volta l’Iran a minaccia numero uno nella regione. Già in Siria, la presenza iraniana a fianco del Presidente siriano Bashar al-Assad preoccupa Israele che negli ultimi giorni si è fatto avanti lanciando degli attacchi mirati a basi iraniane vicino a Damasco. Non solo, la recente vittoria di Hezbollah in Libano ha fatto drizzare le orecchio agli altri rivali dell’Iran nella regione che vedono nella vittoria del gruppo sciita libanese un’ulteriore prova della capacità dell’Iran di proiettare potere fuori dai suoi confini.

L’annuncio di Donald Trump ha sicuramente aperto la possibilità di nuovi scenari bellici nella regione. Se la Presidenza Obama aveva avvicinato Washington a Teheran, facendo storcere il naso ad Israele ed Arabia Saudita, che vedevano nell’incontro tra Barack Obama e Hassan Rouhani, Presidente iraniano, un pericolo alla loro lunga e durevole alleanza con gli Stati Uniti, il passo indietro di Donald Trump potrebbe avere riscontri significativi sulla precaria stabilità di una regione già afflitta da sette anni di una sanguinosa guerra civile.

A dispetto delle preoccupazioni e speculazioni del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha dichiarato di avere prove riguardo alla continuazione di un programma nucleare iraniano nonostante le smentite dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, potrebbe l’Iran sostenere uno scontro con Israele? Per capire qual è la struttura militare dell’Iran e la sua reale capacità militare ci siamo fatti aiutare da Francesco Tosato, responsabile del desk Affari Militari presso il Ce.S.I.

 

Ci può chiarire qual è la struttura delle forze armate iraniane?

Le forze armate iraniane sono un mondo un pò complesso e vanno divise in due parti. Le prime sono le forze armate classiche, che sostanzialmente sono composte da quattro forze armate singole: esercito, marina, aeronautica e difesa aerea e costituiscono le forze armate del Paese.

L’Iran possiede anche le forze armate dei Pasdaran, le Guardie Rivoluzionarie, che sono una specificità tutta iraniana e svolgono le stesse operazioni delle forze armate ‘tradizionali’ con diversi apparati: terrestri, aerei, navali e sono in controllo anche della parte missilistica. Abbiamo inoltre anche le forze per le operazioni speciali all’estero: la Forza Quds. Da un punto di vista dottrinale abbiamo una situazione che vede le forze armate ufficiali dal punto di vista classico, l’Artesh, avere una postura difensiva il cui compito principale è di proteggere l’Iran da potenziali attacchi esterni.

Numericamente, l’insieme delle forze armate regolari ammonta a 400.000 unità e di queste la metà sono dei ragazzi che fanno il servizio di leva. La gran parte stanno nelle forze terrestri, data la grandezza del Paese, l’aeronautica pesa circa 30.000 uomini e la marina 18.000. L’esercito tradizionale sconta, in maniera evidente, l’embargo che l’ha colpito dal 1979 in poi, a seguito della Rivoluzione Islamica. Per quanto riguarda l’aeronautica iraniana, la sua spina dorsale sono ancora i caccia F14 e F4 Phantom che erano stati consegnati allo shah dagli Stati Uniti poco prima della Rivoluzione. Gli iraniani hanno dovuto reinventarsi i pezzi di ricambio, dimostrando una notevolissima capacità di ‘reverse engineering’. Tuttavia non è stato possibile aggiornarli a degli standard che rappresentino una credibile capacità di difesa contro avversari più strutturati. Allo stesso modo anche l’esercito e la marina iraniana scontano delle grosse difficoltà soprattutto dal punto di vista del parco mezzi pesanti che risalgono in gran parte agli anni 80. Per quanto l’industria locale stia cercando di ricostruirli ed adeguarli, date le difficoltà economiche dell’Iran i costi non sono certo indifferenti.

In quale modo operano i Pasdaran, le Guardie della Rivoluzione?

Ai Pasdaran è affidata la protezione degli interessi iraniani all’estero e quindi anche quella che è adesso la condotta delle operazioni in Siria, piuttosto che del supporto ad Hezbollah in Libano. Tutte queste dinamiche afferiscono alle Guardie rivoluzionarie e in particolare sono sovrintese dalla Forza Quds, guidata dal generale Qasem Soleimani, che è al vertice della struttura che si occupa sia delle operazioni all’estero, sia anche di quella che a livello tecnico viene chiamata military assistance, l’assistenza militare a Paesi o realtà alleate. Inoltre, c’è da chiarire che questi anni di impegno in Siria sono stati molto onerosi dal punto di vista umano per la Forza Quds e per i Pasdaran perché hanno perso diversi quadri, colonnelli, ufficiali, combattendo al fianco delle forze siriane e degli Hezbollah. Quindi, per la prima volta è stato deciso dai vertici dello Stato iraniano lo schieramento all’estero di un’unità dell’Artesh, la brigata delle forze speciali Nohed, ovvero i paracadutisti dell’esercito iraniano. La situazione era talmente onerosa che per la prima volta i vertici militari iraniani hanno deciso di ricorrere ad una componente delle forze armate per operazioni all’estero. Una mossa che segnala un esordio ufficiale delle forze armate in un’operazione militare fuori dai confini iraniani. Inoltre, l’aeronautica e la marina dei Pasdaran sono ben posizionate nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz, dove il loro compito fondamentale  è quello di condurre operazioni non convenzionali a protezione degli interessi iraniani, allo scopo di fare una guerriglia marittima e aerea rispetto alle capacità convenzionali e più sofisticate che hanno a disposizione gli alleati degli Stati Uniti.

Come vengono comandati i gruppi  proxy iraniani all’estero?

 

Innanzitutto c’è da dire che l’Iran ha da sempre avuto una grande capacità nel riuscire a mobilitare componenti sciite in Paesi di interesse e nel riuscire a trasmettergli delle tecniche di combattimento e la formazione dei quadri in maniera da creare delle realtà efficaci. Hezbollah è il prototipo che l’Iran è riuscito a fare in termini di creazione di una milizia affidabile, ben armata e disciplinata. Applicando il modello Hezbollah sono riusciti ad ottenere ottimi risultati anche in Iraq con le PMU, Popular Mobilization Forces, nella lotta contro l’Isis, fermando l’espansione di Daesh in un momento in cui l’esercito regolare iracheno era in oggettiva difficoltà. Anche in Siria si è visto l’arrivo di volontari sciiti pakistani ed Afgani guidati dall’Iran. Sono capacità di military assistance estremamente importanti che comunque fanno riferimento alla Forza Quds, alle capacità non convenzionali dei Pasdaran, che sono ideali per operare in ambiente ibrido. Tutta la struttura del corpo delle Guardie Rivoluzionarie è costruita per queste realtà.

Quali sono i punti di forza della dottrina militare iraniana?

Dal punto di vista convenzionale possiamo dire sia una dottrina militare difensiva. L’assistenza militare e la proiezione degli interessi iraniani della regione non viene fatta attraverso forze convenzionali. La postura militare iraniana è una postura altamente difensiva. I suoi punti di forza sono la capacità di poter portare l’offesa attraverso i proxy, attraverso le realtà che sono gestite dalla Forza Quds. Un altro punto di forza è il fatto che l’Iran è un Paese grande con 80 milioni di abitanti. Già durante la guerra Iran-Iraq degli anni 80, l’Iraq che era molto più preparato militarmente rispetto all’Iran, appena uscito dalla rivoluzione dove vi erano state molte purghe a livello militare, ha sperimentato che non è facile avere ragione da un punto di vista convenzionale dell’Iran; è una popolazione grande che è molto fiera delle proprie tradizioni ed è in grado di combattere, contro Saddam Hussein sono stati in grado di riprendere in mano la situazione dal punto di vista militare pur con gravissime sofferenze. In questi anni il Governo iraniano ha inoltre continuato a proteggere i suoi assi strategici, ha rafforzato la difesa aerea missilistica, ha sviluppato una dottrina di deterrenza attraverso la mobilitazione dei gruppi proxy da parte dei Pasdaran, e dall’altra ha lavorato sullo sviluppo di un arsenale missilistico balistico come polizza assicurativa. Grazie a missili anti nave sparsi sulla costa possono infatti colpire tutto il Golfo Persico, e i missili balistici hanno la capacità di colpire installazioni critiche dei rivali regionali come l’Arabia Saudita. Potrebbero anche raggiungere lo Stato di Israele anche se la massima autorità religiosa, l’Ayatollah Khamenei, ha limitato a 2000 km la gettata del raggio, in quanto la guida suprema ha detto per il momento che Teheran non ha la necessità di sviluppare missili balistici con una gettata oltre i 2000 km.

Dall’altra parte in uno scenario più convenzionale qualche investimento è stato fatto in ottica difensiva, grazie alla Russia sono entrati in possesso di sistemi missilistici S300 di difesa aerea nel 2013, che danno all’Iran la capacità di avere una credibile difesa aerea missilistica nel caso di raid sul suo territorio, incrementando la capacità iraniana di proteggere i suoi confini.

Nel caso di una guerra convenzionale con Israele, avrebbe l’Iran la capacità di sostenere questo tipo di scontro?

l’Iran in un conflitto di natura convenzionale avrebbe le sue difficoltà. Teheran può mobilitare i proxy in Siria e Libano nel tentativo di aumentare la sua capacità di deterrenza. La Siria è un trampolino di lancio per colpire il territorio israeliano. Quali sarebbero le capacità iraniane? Gli Gli iraniani possono mobilitare delle milizie sul confine e lanciare missili. Tuttavia, non c’è la capacità di utilizzare forze convenzionali nel modo tradizionale, ovvero di arrivare con una colonna di mezzi corazzati e sfidare l’esercito israeliano. L’Iran tendenzialmente è più forte in una guerra asimmetrica e non cerca perciò un conflitto aperto. L’Iran non vuole un escalation verso un conflitto convenzionale contro gli avversari regionali. Il suo  bilanciamento è di cercare di sfruttare la componente non convenzionale attraverso i Pasdaran e la Forza Quds e di utilizzare come deterrente l’arsenale missilistico balistico. Inoltre, la sua spesa per la difesa è una spesa che si aggira attorno ai 14 miliardi di dollari, una spesa non molto importante se teniamo in considerazione la complessità delle forze armate. I finanziamenti vanno divisi tra il programma balistico, i Pasdaran e i Basij, che pur essendo una forza interna ha ben 90.000 uomini in servizio permanente, una componente che quindi pesa molto. In realtà nel corso degli anni, l’establishment politico iraniano ha privilegiato i Pasdaran ed il programma missilistico rispetto all’ammodernamento delle forze convenzionali. Le forze armate classiche sono realtà che utilizzano personale di leva, potenzialmente possono essere un pò meno affidabili dal punto di vista politico ed ideologico, non c’è mai stato quindi un interesse sostanziale nel volerle equipaggiare migliorando eccessivamente le loro capacità operative.

Oltre alla struttura militare, quali sono le capacità di Intelligence del Governo iraniano?

Quando si parla di intelligence iraniana è un pò più oscura. Anche qui l’apparato fondamentale è quello dei Pasdaran se consideriamo che operano sia all’interno che all’esterno del Paese. Con i Basij si ha una milizia popolare che è all’interno della società, all’estero il personale della Forza Quds, in tutti gli scenari di crisi che interessano all’Iran, ha il contatto con le forze locale ed è impegnato ad addestrarle facendone un collettore di intelligence enorme. Tuttavia, l’Iran sta sviluppando nuove tecnologie sempre in una logica di fare il meglio possibile con le poche risorse a disposizione. Ha investito in maniera soddisfacente nell’ambito cibernetico, perchè ha capito che attraverso il dominio cyber si potevano alterare i rapporti di forza. Si sa che nell’ambito del comparto della difesa iraniano ci sono state operazioni cibernetiche offensive.

L’ APT33, un tipo di minaccia cibernetica che ha colpito i Paesi del Golfo causando diversi danni a strutture critiche, è stata attribuita a realtà abbastanza affini al governo iraniano, confermando che molto probabilmente esiste un nucleo di specialisti cibernetici che stanno compiendo operazioni a vantaggio di Teheran.

 
Fonte: L'Indro