11 APRILE 2018
Siria, l'esperto: "Così gli Usa potrebbero colpire"
Quotidiano.net

L'intervista al professore Andrea Margelletti, presidente del Cesi

Roma, 11 aprile 2018 - Sul rischio di venti di guerra sulla Siria, con il concreto rischio che gli Stati Uniti bombardino le basi di Assad come ritrorsione per l'utlizzo di armi chimiche, ecco l'intervista al professore Andrea Margelletti, presidente del Cesi, pubblicata oggi da Qn.

A effettuare l’attacco sarà il cacciatorpediniere USS Donald Cook?

"È l’ipotesi più probabile, ma, poniamo, potrebbe essere usato anche un sottomarino".

Come avviene lo strike?

"Viene lanciata una selva di missili, quanti e su quali obiettivi lo decide il potere politico, sentito il Pentagono. Appena lanciato, il missile sale spinto dal razzo, che poi si spegne, si aprono delle alette ed entra in funzione il motore turbofan, il missile ridiscende di quota, fino a 100-150 metri, e inizia a navigare verso l’obiettivo verso le coordinate impostate, usando per la navigazione il gps, il radar e l’altimetro che vengono interfacciati con sistemi come Tercom che, usando immagini digitali precaricate, verificano che la rotta sia quella giusta. Un Tomahawk ‘Bloc 4’ può viaggiare per 1700 chilometri". 

È possibile cambiare l’obiettivo in volo?

"Con la versione ‘Bloc4’ si può fare. Se durante il volo qualcosa cambia, ed è teoricamente possibile perché il missile viaggia a 800 chilometri all’ora e quindi possono anche volerci due ore prima che colpisca, il controllo missione può riprogrammare l’obiettivo". 

Il Tomahawk è intercettabile?

"Lo è, ma non è un lavoro facile intercettarlo. Ha un piccolo profilo radar, è trattato con vernici speciali non riflettenti, vola molto basso e per evitare il rischio di intercettazione può essere lanciato in ondate o su traiettorie non dritte e che possono essere completamente diverse per ogni missile, per poi riunirsi nei pressi dell’obiettivo".

 

Fonte: Quotidiano.net