20 MARZO 2018
Stati Uniti: boom di investimenti sui droni. Che cosa si nasconde?
L'Indro

Droni al centro della politica di Trump. Per capire le implicazione di tale scelta abbiamo intervistato Francesco Tosato, senior analyst e responsabile del Desk Affari Militari presso il Ce.S.I.

L’arrivo di Barack Obama, ex Presidente degli Stati Uniti, alla Casa Bianca aveva per molti aperto le porte ad una nuova era nella politica estera americana. Dopo gli otto anni di George W. Bush che avevano portato alle catastrofiche operazioni in Iraq ed Afghanistan, la Presidenza Obama aveva promesso di mettere fino all’ultra conservatorismo di Bush ed alle sue politiche di diretto interventismo in Medio Oriente.

Ora, a 10 anni dalla fine dell’era Bush e dopo i due mandati di Barack Obama è tempo di bilanci. Secondo uno studio annuale pubblicato dal Center for the Study of the Drone il budget dell’anno fiscale 2017, presentato dall’allora Presidente americano Barack Obama, includeva una proposta di spesa militare di  587.2 miliardi di dollari, da essere destinati 523.9 miliardi per un budget di base e 58.8 miliardi per operazioni dei contingenti americani oltreoceano. Una proposta che vedeva una decrescita di 1.16 miliardi in spese militari destinate a droni rispetto all’anno precedente.

Nel Dicembre del 2013 il Dipartimento della Difesa americano aveva infatti pubblicato un piano strategico di 25 anni intitolato ‘Unmanned Systems Integrated Roadmap FY 2013-2038’ (Piano d’azione integrato per sistemi senza pilota per gli anni fiscali 2013-2038). La proposta prevedeva una diminuzione delle spese su droni aerei, di terra, di mare e sulla ricerca di 22.8 miliardi di dollari entro il 2018. Secondo le previsioni del Pentagono la spesa in sistemi comandati a distanza si sarebbe ridotta da 4.2 miliardi a 3.7 nel 2015.

Ciò nonostante, si legge nel report, i finanziamenti del Pentagono allo sviluppo di droni risulta essere significativamente maggiore di quanto previsto quattro anni fa. Nel 2018, grazie anche all’impulso dato in questa direzione dalla presidenza di Donald Trump, la spesa del Pentagono è 3.3 miliardi di dollari in più di quanto previsto dal piano strategico. In totale la spesa sui droni e sulla ricerca tra il 2013 e il 2018 risulta essere 10.8 miliardi di dollari in più di quanto prevedeva la proposta del 2013.

In tal senso, la spesa militare americana per i droni raggiungerà il picco più alto degli ultimi cinque anni. Il Dipartimento della Difesa ha richiesto per l’anno fiscale 2018 una spesa di 6.97 miliardi dollari sui droni, ricerca e sviluppo. Un aumento certo significativo che getta luci e ombre su quali siano i motivi che hanno spinto Washington ad adottare una politica così incoraggiante verso l’uso di droni. Per provare a fare chiarezza sull’argomento ci siamo fatti aiutare da Francesco Tosato, senior analyst e  Responsabile del Desk Affari Militari presso il Ce.S.I, Centro Studi Internazionali di Roma.

L’uso dei droni continua ad essere un punto fermo della politica estera americana. Con la Presidenza Trump si è registrato un netto aumento, già consistente durante Obama, della spesa militare in tale ambito. Ci sono delle differenze rispetto alle due Amministrazioni?

Sicuramente dal punto di vista politico, ovvero per le operazioni di target-killing, Donald Trump ha un approccio molto diverso rispetto ad Obama. Barack Obama aveva utilizzato i droni, in particolare i modelli Predator e Reaper, ovvero dei modelli armabili, per il contrasto al terrorismo, dato che vedeva in maniera negativa l’impiego di truppe sul terreno. Trump, invec,e ha cambiato l’approccio: pur riconoscendo la validità strategica dei droni, ha ripreso ad utilizzare le forze speciali. L’Amministrazione Trump predilige l’utilizzo di questo sistema perchè, sebbene sia più rischioso per il personale, consente di prendere il terrorista vivo per poter avere informazioni, una fonte, e dall’altra parte consente di incrementare la capacità di intelligence che si può ricavare da ogni operazioni. E possibile recuperare telefoni, computer e dati cartacei. C’è quindi una chiara differenziazione di obiettivi tra le due Amministrazioni.

Oltre ad obiettivi differenti, l’amministrazione Trump ha aumentato considerevolmente la spesa militare in tale campo. Quali sono i motivi dietro a questi ingenti investimenti?

Da un punto di vista strategico – militare ci sono stati, come accennava,  moltissimi investimenti della difesa Trump. C’è però da specificare che quando parliamo di droni dobbiamo parlare di una serie di sistemi unmanned che sono di uso comune. I droni vengono utilizzati ampiamente per operazioni di ISR: Intelligence, Surveillance, Reconnaissance e per l’acquisizione di dati. I droni sono definiti fattori abilitanti allo svolgimento delle altre missioni. È per gli USA quindi inimmaginabile pianificare qualsivoglia missione senza il supporto di piattaforme unmanned. Dal livello tattico a quello strategico ci sono diverse famiglie di droni utilizzate per raccogliere informazioni e non solo. Vi sono poi altri sistemi in fase di sviluppo da parte della Marina americana per avere piattaformi unmanned che sfruttano al massimo gli sviluppi dell’intelligenza artificiale. Il trend futuro sarà quello di sfruttare un incremento delle conoscenze internazionali dell’industria informatica per avere dei mezzi che siano più autonomi dal punto di vista decisionale.

Esistono tuttavia dei problemi etici legati alla mancanza di trasparenza circa al reale di numero di vittime ed all’effettiva possibilità di direzionare i droni con precisione.

 

Questo è vero, ed è una preoccupazione che riguarda principalmente l’Amministrazione USA. Vanno infatti distinti due piani. Il primo, inerente ad operazioni  di target – killing è per l’appunto una peculiarità statunitense. Tuttavia, I droni vengono anche usati per tutta un’altra serie di operazioni militari. Non possiamo ridurre l’utilizzo dei droni solo a quello che ne fanno gli Stati Uniti per operazioni di contro terrorismo. È una parte importante ma non è il tutto. In futuro questa parte sarà sempre più piccola. Le tematiche di trasparenza riguardano un utilizzo speciale dell’Amministrazione americana e il rapporto della stessa Amministrazione con la società civile. Anche molti Paesi europei utilizzano droni per normali operazioni di tipo militare, dato che non tutti gli Stati hanno un quadro legislativo che permette di usare i droni per eliminare terroristi all’estero.

Come si sta evolvendo il mercato dei droni americano?

Gli Stati Uniti continuano ad essere i principali produttori di queste tecnologie. Gli investimenti nel settore dei droni vengono fatti per assicurare la continuità di questa superiorità tecnologica, viste le crescenti richiesti di droni nel mercato europeo, asiatico e mediorientale. Da questo punto di vista l’Amministrazione Trump è molto impegnata nel buy american e nell’incrementare la capacità dell’industria della difesa americana di vendere all’estero.L’Europa, in tal senso, è rimasta ferma ed è in seria difficoltà nel produrre questa tecnologia, testimoniando un ritardo tecnologico abbastanza significativo. In Medio Oriente, abbiamo Israele per esempio che è un produttore molto importante di droni grazie ad una politica molto più libera di vendita rispetto agli americani. Non dobbiamo inoltre dimenticare un altro attore fondamentale in questo mercato: la Cina. In Medio Oriente, fino all’anno scorso, gli Stati Uniti avevano una politica restrittiva relativamente alla possibilità di vendere droni al di fuori della NATO. Anche se venivano intavolate trattative di vendita, venivano in realtà vendute versioni degradate e sempre disarmate. Questo vuoto è stato colmato dalla Cina che nel corso degli ultimi anni ha dimostrato di avere la capacità di schierare dei propri droni e non ha avuto alcun problema a mettere a disposizione questa tecnologia ad altri Paesi. Tra i suoi maggiori compratori abbiamo per esempio l’Iraq. Sicuramente non è una tecnologia che può essere fermata, e come tante altre a seguito della rivoluzione informatica e digitale diventerà sempre più disponibile.

Come pensa cambierà il warfare mondiale in futuro grazie al sempre più crescente schieramento di droni in operazioni militari?

I droni hanno capacità limitate in contesti fortemente contestati. In futuro, con un eventuale miglioramento dell’intelligenza artificiale, e la capacità dei droni di operare in sciami, ci sarà la possibilità di utilizzarli anche per operazioni più complesse di attacco contro obiettivi difesi. Tuttavia si pongono due problemi riguardo ad un uso futuro. Il primo, legato all’intelligenza artificiale, riguarda il fatto che il drone debba essere in grado di fare manovre complesse.E non è semplice. Il secondo, il tema etico, lascia aperto molti dubbi su come capire a quale punto ci debba essere un’interazione umana per autorizzare un attacco o meno. Ci deve essere un controllo di quando il drone prende un’azione offensiva in autonomia. Inoltre riguardo ai problemi di trasparenza già citati prima, gli investimenti sui droni dovrebbero portare ad una diminuzione di interventi diretti riducendo così il rischio di perdite di vite umane. Un tema molto importante per la società civile occidentale, dove il problema dell’alto costo umano rimane un punto focale di dibattito per l’opinione pubblica. Tuttavia, per altri Paesi non è così. Altri Paesi al di fuori dell’area euro – americana non hanno forti pressioni da parte della società civile dove si tollera un più alto numero di perdite nelle forze armate. In altri contesti non occidentali si è dunque ancora disposti ad avere tassi di perdite tra i militari più alti.

Fonte: L'Indro