08 GENNAIO 2015
Terrorismo Margelletti :

La strage terroristica “nel nome di Allah” nella redazione parigina del giornale satirico “Charlie Hebdo”, che ha visto un commando di tre uomini sparare e uccidere dodici persone e ferirne altre 11 (dei quali 4 ieri sera erano molto gravi), alza il livello di tensione anche in Italia. Andrea Margelletti, presidente dell’istituto di Geopolitica “Cesi”, genovese, spiega che la situazione italiana è molto diversa da quella francese, ma aggiunge che il nostro Paese non è immune da rischi. «Dall’attentato alle Torri gemelle e fino ad ora - dice Margelletti -, i nostri servizi segreti e le nostre forze dell’ordine sono riusciti a tenerci lontani da questi attentati che invece hanno riguardato molti paesi europei. I numeri delle presenze in Italia della comunità islamica sono esigui rispetto a quelli che si riscontrano in altri stati e per questo esistono soprattutto ragioni storiche. Parlo del colonialismo francese, ad esempio e dei secoli di quello inglese. Oggi, gli immigrati dalle colonie in questi due Paesi sono alla quarta o quinta generazione. In questi ultimi anni, comunque, anche in Italia e in molti altri paesi europei si è insediato un grande numero di immigrati. Molti sono anche gli italiani convertiti alla religione musulmana». Tra questi, Giuliano D. morto in Siria nel 2013 combattendo contro il governo di Bashar Assad. Era di Genova. «Molti italiani sono andati all’estero a combattere - prosegue Mergelletti -. Hanno ricevuto un addestramento e sono fortemente motivati dalla conversione». Sono proprio loro a rappresentare un potenziale rischio. Secondo il professore «l’Italia mantiene una posizione assoluta di difesa totale della libertà di fede ed espressione per tutti, islamici compresi e di rifiuto assoluto della violenza ed è saldamente in prima fila nella lotta al terrorismo». Per quanto riguarda le misure straordinarie prese ieri a tutela della stampa, Margelletti spiega che l’obiettivo parigino «Non era “un” giornale, ma “quel” giornale» e aggiunge che «non esiste un obiettivo da tenere sotto controllo pi di altri, perché decidono loro quale particolare simbolismo applicare ad ogni potenziale obiettivo». Che i killer fossero ben addestrati, Margelletti lo desume anche dalla visione del filmato visibile su youtube. «Il terrorista che spara al poliziotto che è già a terra - spiega - non lo fa con il carico emotivo dei brigatisti negli anni ‘70. Non lo fredda fermandosi davanti a lui, ma gli passa accanto e “tira” un colpo singolo, con la naturalezza, la fluidità di chi ha già ucciso. Sono cose che impari se hai combattuto in Yemen, Siria, Somalia come un soldato e non come un terrorista. Il colpo che finisce il poliziotto viene sparato dal killer solo per impedire di lasciare l’agente vivo alle proprie spalle, per evitare che possa sparare lui mentre il commando si allontana». Quale difesa ha l’Italia contro persone e realtà come queste? «Il vero problema - conclude Margelletti - è quello che continuo a ripetere da anni. I gruppi delle forze speciali entrano in azione quando un evento è appena successo. Ma cosa succede nel momento in cui il problema si manifesta, così come è accaduto in Francia? Quando vanno a sparare al poligono le nostre forze di polizia? Molto raramente. Il vero punto non è l’addestramento delle teste di cuoio, ma di tutte le forze dell’ordine che, come è successo ai colleghi francesi, potrebbero trovarsi a dover affrontare il problema».

Fonte: Corriere Mercantile