13 NOVEMBRE 2017
Corea Del Nord: le testate nucleari di Kim Jong-un sono una minaccia per l’UE?
DI Enrico La Forgia - L'Indro

Missili intercontinentali, minacce e scudi balistici puntati sul Vecchio continente, ne parliamo con l’analista militare Francesco Tosato

Secondo svariate fonti, il regime nord coreano di Kim jong-un è ogni giorno più vicino alla realizzazione di ICBM (Intercontinental Ballistic Missile). La realizzazione di uno strumento bellico del genere proietterebbe la Nord Corea verso il ruolo di potenza nucleare globale a tutti gli effetti, rendendola in grado di minacciare non solo Giappone e Corea del Sud, ma anche il suolo americano e le Nazioni europee. Come ha affermato il Segretario americano alla Difesa, James Mattis, durante la ministeriale NATO, «abbiamo riconosciuto che il regime è pericoloso per il mondo, ma che le capitali europee sono più vicine a Pyongyang di quanto lo sia Washington Dc. L’Europa è consapevole di questa minaccia» proseguendo poi: «Siamo tutti allineati nel cercare di risolvere questo problema attraverso processi diplomatici». Sottolineando, comunque, la scelta di ricorrere principalmente alla diplomazia per far fronte alle tensioni suscitate dal regime di Pyongyang, anche se non sono da sottovalutare eventuali strumenti meno convenzionali come le recenti esercitazioni militari in Asia che hanno indignato Kim Jong-un: «Le esercitazioni militari congiunte tra Usa e i suoi alleati  del Pacifico sono da inserire nel quadro degli sforzi diplomatici fatti dalla comunità internazionale affinché Pyongyang si sieda al tavolo negoziale» ha concluso Mattis.

 

Alle preoccupazioni del collega americano, si uniscono quelle del Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg: «Siamo profondamente preoccupati che in Corea del Nord stiano sviluppando missili capaci di raggiungere Europa e America del Nord». In un clima di questo genere l’apprensione dei vari Governi è tale da spingere a valutare attentamente la veridicità della minaccia nordcoreana e a tentare di stimare i tempi entro i quali Kim Jong-un potrà disporre di un arsenale nucleare intercontinentale.                                                 

Secondo le intelligence degli Usa e dei suoi alleati asiatici, che da tempo tengono sotto osservazione il regime nordcoreano, Kim Jong-un è in possesso del modello di motore Hwasong-14, potenzialmente in grado di aumentare il raggio d’azione dei missili, fino a renderli in grado di colpire obiettivi a più di 10.000 km di distanza. I servizi segreti americani, tra l’altro, non riescono a spiegare in quale modo il regime nordcoreano sia riuscito a dotarsi di una tecnologia così avanzata. Diverse ipotesi danno come probabile l’acquisto di tale motore da altri Paesi (Russia o Iran su tutti), mentre sono pochi gli esperti convinti che gli scienziati nordcoreani siano già arrivati a progettare e strumenti balistici così sofisticati, fatto sta che tutti riconoscono la presenza di tale strumento in mano di Kim come un pericolo per il mondo intero.

In realtà, come rivelano diverse fonti interne all’esercito americano, come l’ingegnere aerospaziale John Schilling, il pericolo non sarebbe imminente anche se prossimo e vicino. Infatti, se da un lato Kim è in possesso di un sofisticatissimo motore in grado di trasformare i suoi missili da armi di medio raggio a strumenti balistici intercontinentali, dall’altro l’Esercito nordcoreano non è ancora in possesso di attrezzature indispensabili come gli scudi termici che permetterebbero a tali testate di sopravvivere al rientro nell’atmosfera (i missili intercontinentali, per raggiungere obiettivi così distanti, necessitano di essere lanciati con un angolo tale da farli uscire dall’atmosfera per poi rientrarci in fase di discesa verso il target). Ad accreditare la mancanza di tali scudi termici vi sono le relazioni dei servizi segreti sudcoreani e giapponesi, che hanno rilevato come il missile nord coreano testato col lancio del 28 luglio 2017 (che sorvolò l’isola giapponese di Hokkaido) avesse perso pezzi durante il rientro nell’atmosfera, perdendo in precisione. E’ difficile stimare la tempistica entro la quale gli scienziati nordcoreani saranno in grado di correggere questi difetti rendendo le testate nucleari di Kim in grado di raggiungere il suolo degli Stati Uniti d’America e potenzialmente il continente europeo, fatto sta che la minaccia pare reale e diventa ogni giorno più vicina.

Sull’argomento abbiamo intervistato Francesco Tosato, Responsabile del Desk Affari Militari del Ce.S.I. e collaboratore della Rivista Italiana Difesa e della Rivista Militare.

 

La Nord Corea sta sicuramente lavorando a progetti che permetterebbero alle proprie testate nucleari di ampliare notevolmente il raggio d’azione fino a diventare armi intercontinentali, lei crede che sia realmente possibile raggiungere tali obiettivi a breve?

Bisogna fare distinzioni tra propaganda e realtà. La Corea del Nord ha sicuramente iniziato e sta mandando avanti un programma balistico in grado di raggiungere obiettivi molto distanti (in primis gli Stati Uniti). C’è assolutamente la volontà di raggiungere la realizzazione di tale arma, i tempi però rimangono difficili da stimare. Nell’ultimo anno la Corea del nord ha fatto grossi progressi nel suo programma missilistico ma un conto è effettuare lanci funzionanti un altro conto è riuscire a standardizzare il progetto, renderlo affidabile e iniziare la produzione su larga scala di missili intercontinentali tenendo conto che nel programma vanno modernizzati anche i missili a corto e medio raggio (molto dispendioso dal punto di vista economico). In sintesi possiamo dire che il missile intercontinentale è la minaccia meno credibile per il presente anche se è quello più temuto da Usa e alleati (Ue compresa)

Nel caso che la Corea del Nord riesca a dotarsi di tali strumenti bellici, l’UE sarebbe in grado di far fronte a un eventuale attacco missilistico nucleare? I paesi membro sono dotati di strumenti sufficienti a intercettare eventuali armi a carica nucleare (mi riferisco principalmente agli scudi balistici)?

Assolutamente no, la deterrenza nucleare è una dottrina relativa all’epoca della Guerra Fredda, sia la Nato che gli Usa offrono un ombrello nucleare agli alleati dell’Ue ma all’interno del continente solo Francia e Inghilterra possiedono tali ordigni. Nel complesso l’Unione Europea (intesa come entità politica) non ha tali armi di proprietà. Tuttavia sono presenti sistemi e programmi di difesa anti-balistica (utili ad abbattere eventuali missili lanciati contro obiettivi europei) sotto egida Nato (e quindi non coordinati dal’Ue). Questo particolare, che può sembrare una mancanza, è frutto dei trattati internazionali (a cui hanno aderito anche i Paesi europei) che impedisce contemporaneamente l’eccessivo sviluppo di armi nucleari e sistemi difensivi in quanto la programmazione di tali strumenti bellici potrebbe essere vista dalle altre potenze come un tentativo di soverchiare l’ordine e l’equilibrio mondiale. Tuttavia alcuni Paesi europei, tra cui Italia e Francia congiuntamente, sono dotati di sistemi SAMP/T (sistema missilistico terra-aria formato da batterie contenenti dagli 8 ai 48 missili di diverse dimensioni in grado di intercettare aerei e missili ma a corto raggio) e lavorano a missili Aster 30 (di medio raggio). Entrambi questi sistemi però sono stati ideati per conflitti locali e non per affrontare una minaccia intercontinentale.

Quali interessi potrebbe avere Kim nell’attaccare i Paesi europei piuttosto che le basi Usa nel Pacifico o i suoi alleati?

Sostanzialmente non avrebbe nessuno interesse ad attaccare realmente l’Europa. Kim Jong-un vede il possesso delle armi nucleari come una garanzia sulla sopravvivenza del proprio regime. Dopo aver visto che cosa è successo ai vari Gheddafi e Hussein il dittatore nordcoreano ha capito che avere armi nucleari sempre pronte a colpire il leader mondiale (gli Usa) e i suoi alleati (Ue, Giappone e Corea del Sud in primis) sia la migliore assicurazione sul proprio potere e la sua longevità. In futuro tra 5-10 anni, magari di fronte ad operazioni militari e diplomatiche atte a danneggiare il regime e con un arsenale ben più sviluppato si potrebbe pensare alle testate nordcoreane come vere minacce per l’Ue.

A settembre, la ministra della Difesa Francese Florence Parly, affermò che la minaccia nucleare nord coreana avrebbe potuto raggiungere l’Europa prima del previsto. Cosa è stato fatto dagli eserciti europei da quella prima minaccia a quella di oggi per scongiurare tale possibilità?

Coordinare sistemi di difesa balistici in un organizzazione come l’UE è difficile, e fino a questo momento l’offerta di protezione della Nato è sempre risultata soddisfacente. Un programma è stato iniziato (oltre a quello italo-francese sopraccennato) ma sempre sotto controllo Nato-Usa e si trova in Romania ed è configurato principalmente per affrontare eventuali minacce iraniane, ma appunto è un sistema americano schierato in Europa.

Crede che il segretario della difesa americano Mattis abbia ragione nel definire le esercitazioni militari effettuate dagli Usa e i suoi alleati al confine con la Corea del Nord come strumenti diplomatici? Vista la tensione del momento e i difficili eventi passati (test nucleari vicino al Giappone) tali esercitazioni potrebbero portare a una risposta nord coreana e a una successiva escalation di minacce e provocazioni in grado di far arrivare le parti a un conflitto armato?

Storicamente parlando bisogna sempre stare molto attenti quando si effettuano esercitazioni militari e provocazioni sul confine con la Corea del Nord visto che lo stesso Kim Jong-un è solito lasciare dichiarazioni guerrafondaie. Incidenti si sono già verificati in passato ma in generale possiamo affermare che gli Stati Uniti e la comunità internazionale sono di fronte a un bivio: la soluzione diplomatica è sicuramente la migliore ma se il regime nordcoreano non dovesse accennare a una diminuzione dei proprio sforzi nel programma nucleare non è da escludere l’intervento militare in quanto lasciar mano a una potenza che ha l’ambizione di diventare una potenza nucleare potrebbe dar vita a un effetto domino che vedrebbe diverse Nazioni (India, Pakistan e Iran su tutte) pretendere di raggiungere lo stesso peso militare di quell’élite di Paesi che possiedono già un arsenale nucleare minando la pace globale. In linea di massima possiamo dire che le esercitazioni sono un modo per sentire a Kim la pressione della comunità internazionale e ricordargli che l’intervento militare è un opzione valida (anche se tutte le parti in questioni preferirebbero ovviamente evitarlo) e che è ancora presente uno squilibrio tecnologico in armamenti tra le fazioni in gioco, cosa tra l’altro chiara al regime nordcoreano che ha come obiettivo quello di sopravvivere e non di affrontare un conflitto nucleare che potrebbe ridurlo in cenere.

Spesso nei mesi precedenti si è sentito Trump (o comunque figure militari americane) parlare di attacchi preventivi atti a disintegrare l’arsenale nucleare del regime nord coreano. Vista la difficoltà incontrata dalle intelligence occidentali ad ottenere informazioni sulla localizzazione di tali armi crede che sia possibile l’attuazione di una tale strategia preventiva?

Gli Usa sicuramente dispongono degli strumenti per effettuare un first strike preventivo devastante ai danni della Corea del Nord per ridurne drasticamente le capacità di lancio, tuttavia non si può ritenere con certezza che un eventuale azione preventiva sia in grado di distruggere totalmente l’arsenale nucleare nordcoreano e aldilà di tutto il regime di Kim Jong-un ha un gran numero di pezzi di artiglieria convenzionale nascosti in caverne e territori impervi al confine con la Corea del Sud, posizione strategica che rende possibile il colpire subito Seul (capitale della Sud Corea) provocando migliaia di morti in pochissimo tempo, eventualità che gli Stati Uniti e i suoi partner strategici vorrebbero assolutamente evitare.

Fonte: L'Indro