03 GENNAIO 2015
Sanzioni Usa a Pyongyang, dopo gli attacchi hacker alla Sony

Linea dura del presidente americano, Barack Obama, contro la Corea del Nord. Il capo della Casa Bianca ha dato ieri il suo assenso a sanzioni a seguito degli attacchi di hacker contro la Sony Pictures, attribuiti dalla Fbi a Pyongyang. Le incursioni informatiche avevano infatti lo scopo di bloccare l’uscita del film satirico sul leader nordcoreano, Kim Jong-un. Le nuove sanzioni si aggiungono alle misure restrittive già imposte dalla comunità internazionale per il programma nucleare di Pyongyang e arrivano proprio mentre la Corea del Nord lancia segnali di dialogo con la Corea del Sud.

 

Per un commento sulla decisione di Obama, Marco Guerra ha intervistato il prof. Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali:
R. – E’ un segnale dovuto all’aggressività di Pyongyang. Ricordiamoci che, non potendo competere in maniera convenzionale contro gli Stati Uniti, la Corea del Nord ha sviluppato un potenziale di guerra cibernetica fortissimo, in grado non soltanto di colpire i dispositivi militari americani, ma soprattutto la quotidianità dell’occidente. E per questa ragione, un segnale doveva essere dato.


D. – Ricordiamo che tutto nasce dall’attacco cibernetico dopo l’uscita del film “The Interview”…
R. – E’ bene essere molto chiari su questo. La vicenda che ha colpito Hollywood è la punta dell’iceberg. Sono ormai anni che la Corea del Nord fa "shopping" nelle aziende occidentali, comprese quelle italiane, rubando segreti e tecnologie che sono costati ai cittadini dei diversi Paesi tanti, tanti soldi e tanto lavoro e studio.


D. – Infatti, il segretario al tesoro americano ha detto: “Impiegheremo tutti gli strumenti per difendere le nostre aziende”...
R. – Basti considerare cosa voglia dire per un’azienda occidentale, vista la crisi economica, impiegare budget in ricerca e sviluppo, ore-lavoro di personale qualificato, formazione di personale qualificato e poi, con una mossa ardita, arrivano i pirati informatici e ti portano via quella tecnologia. E magari dopo poco tempo te la mettono sul mercato in maniera concorrenziale e a prezzo minore.


D. – Poi, c’è la questione dell’area: questa decisione arriva proprio mentre il leader nordcoreano, Kim Jong Un, ha aperto a colloqui di alto livello con Seul, prospettando un grande cambiamento nelle relazioni tra i due Paesi…
R. – Non ci credo alla buona fede nordcoreana. Finché il governo della Corea del Nord continuerà ad affamare la propria popolazione, con migliaia e migliaia di persone che ogni anno muoiono di fame, per sviluppare tecnologie missilistiche e tecnologie militari non potrò credere alla loro buona fede. Prima di tutto un governo – di qualunque latitudine e longitudine – deve pensare al benessere dei propri cittadini. Immaginare di far morire di fame migliaia di persone per sviluppare missili e tecnologie militari è una cosa indegna.


D. – Poi, appunto, c’è anche la questione nucleare che incombe sempre sulla penisola coreana…
R. – Si sta cercando, a livello di gruppo di contatto, di far sì che la Corea del Nord rinunci totalmente alla componente nucleare militare che ha portato allo sviluppo di ordigni nucleari, affinché la penisola coreana – e possibilmente anche un’area più ampia – sia libera da rischi di guerre atomiche.


D. – Pechino e Washington, però, possono svolgere un ruolo importante nella normalizzazione della penisola coreana…
R. – Assolutamente sì. Devono svolgere un ruolo di normalizzazione ed è per questo che è sempre più importante che Pechino e Washington si parlino di più.

Fonte: Radio Vaticana.