20 GIUGNO 2017
Tensione Usa-Russia, Margelletti (Ce.S.I): 'Nessun rischio guerra ma peccati di arroganza'_ IntelligoNews
Rapporti sempre più tesi tra Russia e Usa, dopo l'abbattimento di un jet siriano da parte delle forze statunitensi. "Tutti gli aerei della coalizione internazionale che voleranno in Siria, ad ovest dell'Eufrate, da oggi sono considerati potenziali bersagli dell'aviazione russa" - ha dichiarato il ministero della Difesa russo. Sul clima da guerra fredda IntelligoNews ha intervistato Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi internazionali.
 
Gelo tra Usa e Russia, si rischia una guerra? 
 
"Escluderei una guerra mondiale per Damasco. I russi che sono diventati una potenza regionale, mentre prima erano una superpotenza globale, vogliono continuare a essere rispettati. Questo lo trovo comprensibile. Credo che a volte ci siano rischi dovuti a peccati di arroganza, che possono portare a conseguenze superiori. Gli americani dovrebbero raccordarsi con i russi che stanno facendo una guerra in Siria contro l'integralismo".
 
L'abbattimento del jet siriano può essere considerata una provocazione?
 
"Non è stata una provocazione, ma la Siria è un alleato dei russi e uno Stato sovrano. Di questo ci siamo dimenticati da mesi. Quindi quando uno entra in Siria con gli aerei, con i missili, con i commandos, sta comunque facendo un'ingerenza rispetto a uno Stato sovrano. Gli americani hanno un canale aperto con i russi di coordinamento degli interventi, farebbero bene a implementarlo".
 
Ci può essere Trump dietro a quanto accaduto?
 
"E' un'operazione che si svolge in pochi minuti, ci può essere dietro Trump? Torniamo con i piedi per terra, che il presidente degli Stati Uniti sia il comandante in capo delle forze armate non vi sono dubbi, ma non è possibile che se parte un colpo dietro deve esserci Trump. Spesso sono molto perplesso di fronte alle iniziative del presidente degli Stati Uniti ma non dobbiamo dimenticare quali sono le procedure normali, altrimenti facciamo cattiva informazione. Ci saranno regole di ingaggio, definite da molto tempo, che permettono alcuni tipi di operazione. Trump sarà stato informato dopo, non è che lo chiamano per chiedere se possono lanciare. C'è una catena di comandi con molti passaggi, se ogni volta si aspetta l'ordine del presidente non si va da nessuna parte, esistono degli automatismi.
 
Ci possono essere margini per recuperare un'intesa fra Washington e Mosca?
 
"Assolutamente sì, è il senso della diplomazia. In tempi non sospetti avevo detto che nei primi mesi dell'amministrazione americana tutti, amici e non, fanno una serie di iniziative per vedere quali siano le reazioni e prendere le misure del presidente. La linea è questa".
 
Vede un collegamento tra quanto sta succedendo e la presunta morta di Al Baghdadi annunciata dai russi?
 
"I russi hanno detto che è probabile che sia successo, però è la stessa cosa che dicono altri nostri alleati per quanto riguarda Al-Zawahiri. Se non ci sono le prove e soprattutto l'ammissione da parte del gruppo jihadista, le chiacchiere stanno a zero. Non commento mai le presunte notizie altrimenti entriamo in uno scenario di fantapolitica che fa male a tutti".