22 MAGGIO 2017
Trump in Arabia Saudita e Israele: portare la pace nella regione_RadioVaticana

"Abbiamo un’opportunità rara di portare stabilità e pace nella regione". Lo ha detto il presidente Donald Trump arrivato stamani in Israele dove davanti al premier, Netanyahu ha ribadito" il legame indissolubile" che unisce i due Paesi. Da parte sua il premier israeliano ha sottolineato che Israele cerca la pace. Ieri Trump ha fatto tappa in Arabia Saudita. Qui ha incontrato i rappresentanti di una cinquantina di Paesi musulmani ed è stata annunciata la creazione di una struttura regionale di lotta contro il finanziamento del terrorismo. Il servizio di Debora Donnini:

Sei Paesi del Golfo faranno parte del Centro per la condivisione di informazioni sul finanziamento di gruppi come il sedicente Stato islamico e al Qaeda. E’ l’accordo raggiunto fra Washington e Ryad. Una cooperazione storica che porterà stabilità in Medi Oriente e debellerà il terrorismo islamico, ha detto ieri il presidente americano in un forte discorso. Quella che gli Usa propongono è un’alleanza su valori comuni. Senza precedenti l’attacco del re saudita Salman contro l’Iran qualificato come il Paese alla testa del terrorismo nel mondo. Pronta la risposta di Teheran che chiede agli Stati Uniti di smettere di fornire armi a quelli che definisce come i “principali sponsor del terrorismo". Per una valutazione della cooperazione fra Stati Uniti e Paesi del Golfo, sentiamo Andrea Margelletti, presidente del Ce.S.I., Centro Studi internazionali:

R. – La speranza è che alle parole seguano i fatti, e che vengano tagliate tutte quelle ambiguità che in qualche misura hanno permesso a numerose realtà sunnite di radicalizzarsi. Questo potrebbe essere un importante passo in avanti. Probabilmente i reali del Golfo hanno compreso che era in gioco la loro stessa sopravvivenza politica.

D. – Trump si inserisce appunto nella lotta per la leadership nell’area, tra l’Arabia Saudita, storico alleato, e l’Iran sciita, sostenendo i primi a scapito dei secondi…

R. – I Paesi del Golfo sono in grado di iniettare massicce dosi di miliardi di dollari nell’economia statunitense, cosa che per una serie di ragioni l’Iran non potrebbe, e probabilmente non vorrebbe neanche fare qualora ne avesse le possibilità. E naturalmente, sulla base di questo si gioca una parte importante delle alleanze politiche. Quello che diventerà molto, molto complesso per l’amministrazione statunitense, dopo le recenti elezioni in Iran che hanno visto una vittoria del fronte dei moderati di Rohani, sarà continuare a seguire la letteratura “gli iraniani sono i cattivi del mondo” per fare un piacere ai Paesi del Golfo e anche a Israele.

D. – La nascita di questo centro dei sei Paesi del Golfo può essere positiva nella lotta al terrorismo?

R. – Può essere positiva se non diventa un centro per focalizzare le attività contro gli sciiti. In questo momento, nel totale disinteresse mediatico mondiale, si continua a combattere una lotta durissima - una guerra civile durissima - in Yemen, dove da una parte c’è la minoranza sciita, supportata più o meno clandestinamente dagli iraniani, e dall’altra parte i sunniti, supportati in maniera evidente da truppe aeree e quanto altro del mondo arabo. Se questa alleanza diventerà un’alleanza contro il terrorismo sarà un fatto eccezionale.

Fonte: RadioVaticana