21 MAGGIO 2017
Libia, strage alla base area di Haftar. Oltre cento le vittime_Radio Vaticana

In Libia le milizie di Misurata, fedeli al governo di unità nazionale di al Serraj, hanno colpito a sorpresa la base aerea di Brak-Al-Shati, nel sud Paese. L’installazione militare era controllata dagli uomini del generale Haftar, legato al governo non riconosciuto di Tobruk. Il governo di concordia nazionale ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’attacco, il cui bilancio sarebbe di oltre cento morti, tra loro anche civili. L'accaduto rischia di alterare il già precario equilibrio nel Paese, come spiega Gabriele Iacovino, responsabile analisti del Centro Studi Internazionali, al microfono di Michele Raviart:

R. – Nel corso dell’ultimo mese, lo scontro tra Haftar e le milizie di Misurata si è spostato a Sud, nella regione del Fezzan, che sta diventando sempre più una zona “importante” per l’economia libica, perché da lì passano tutti i traffici che in questo momento stanno sostenendo, volenti o nolenti, l’economia di queste milizie. Lo scontro è tra i due protagonisti militari più forti per capacità, ma anche per risorse, quindi potrebbe anche andare ad allargarsi ad altre aree geografiche della Libia.

D. – Le forze di Misurata formalmente fanno capo al ministro della Difesa, ma sono molto autonome. Che ruolo giocano nell’attuale assetto della Libia?

R. – Misurata è sempre stata, fin dall’inizio della rivolta contro Gheddafi, un attore forte del palcoscenico libico che ha sempre agito in maniera abbastanza autonoma. La stragrande parte delle truppe di Misurata hanno supportato al Serraj, però portando avanti sempre una politica autonoma. Non dimentichiamoci poi che le milizie di Misurata sono quelle più forti militarmente, che hanno sconfitto da sole – per esempio – la presenza, sia pur minima, dello Stato islamico a Sirte. La stessa capacità di agire e di portare avanti un’azione militare così importante a così tanti chilometri dalla propria città di provenienza – Misurata – sulla costa, sono sintomo di quali possano essere le capacità di questa milizia e di quali possano essere gli interessi.

D. – Al Serraj ha sospeso il ministro della Difesa e un importante comandante delle forze di Misurata. Quali saranno le conseguenze per il governo?

R. – Il ruolo di al Serraj in questo momento è molto delicato, perché se da una parte il sostegno di Misurata per lui è fondamentale per avere ancora un minimo di influenza a Tripoli, dall’altro, ovviamente, i passi di dialogo e di apertura nei confronti di Haftar compiuti nelle ultime settimane, lo hanno portato a queste decisioni. Quindi, il ruolo di al Serraj è quello di trovare un equilibrio tra l’apertura ad Haftar e la necessità di mantenere il sostegno di Misurata. Se da una parte, nel corso degli ultimi anni, abbiamo sempre parlato di Haftar come di un soggetto forte, con cui bisogna parlare, il vero soggetto forte – dal punto di vista militare – in Libia sia in questo momento così come nel corso degli ultimi anni – è sempre stato Misurata. Quindi rompere definitivamente con Misurata significa aprire un fronte di conflitto molto vasto i cui risultati, in questo momento, sono imprevedibili.

D. – All’inizio del mese al Serraj e Haftar avevano annunciato un’intesa. Che cosa cambia nel processo di pace dopo questi attacchi?

R. – Sicuramente il negoziato tra Serraj e Haftar era un negoziato difficile, alla luce degli ultimi eventi lo è ancora di più. Perché, nonostante ci sia stata una sia pur flebile apertura, comunque un possibile accordo negoziato tra Serraj e Haftar dev’essere poi di fatto messo in atto sul terreno, e non è che Haftar e Serraj abbiano un seguito così ampio e così vasto in tutti e due gli schieramenti. Gli eventi e lo scontro violento tra Misurata e Haftar rendono questo negoziato ancora più difficile, ancora più imprevedibile, perché a questo punto bisognerà capire anche che cosa faranno le milizie di Tripoli che in questo momento stanno supportando Serraj, ma che in parte sono anche alleate di Misurata. I soggetti sono molti e sono espressione di potentati locali. Se il negoziato libico, così come è stato portato avanti dalle Nazioni Unite nel corso degli ultimi anni, cercherà sempre di trovare soggetti “forti” che poi dovranno fare applicare l’accordo negoziato, difficilmente la Libia uscirà da questo pantano di crisi. Riconoscere anche un determinato ruolo a una molteplicità di soggetti è l’unico modo per cercare una soluzione condivisa e di fatto applicabile in Libia.

 

Fonte: RadioVaticana