14 APRILE 2017
Donald contro Kim: Pasqua di guerra in estremo Oriente

La Pasqua 2017 rischia di passare alla storia come una Pasqua di guerra. Oggi la Corea del Nord celebrerà l’anniversario della nascita del “grande leader” o “Generale Kim Il-Sung” o “presidente eterno della Nazione”, come è immortalato, unico e solo, nella Costituzione nordcoreana il nonno dell’attuale leader Kim Jong- un. E quale occasione migliore del compleanno del presidente che più ha imposto il culto della personalità alla Corea per mostrare di nuovo i muscoli al mondo? È questo quello che temono i vertici militari del Pentagono, ma non solo. Il timore che l’escalation dei toni fra Stati Uniti e Corea del Nord possa portare ad azioni belliche è condiviso anche dagli altri grandi attori dell’area.

«Un conflitto nella penisola coreana potrebbe scoppiare in qualsiasi momento» ha detto il ministro degli esteri cinese Wang Yi, che ha accusato gli Stati Uniti e le due Coree di aver creato «un’atmosfera potenzialmente pericolosa». Un altro segnale preoccupante è la decisione della Air China di sospendere i voli diretti a Pyongyang da lunedì prossimo. La compagnia cinese è l’unica a collegare la Cina con la Corea del Nord e ha comunicato di aver preso la decisione «in maniera precauzionale». Anche la Russia ha espresso i suoi timori: «Siamo molto preoccupati per l’escalation di tensioni nella penisola coreana» ha detto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov. Mosca accusa la Casa Bianca di aver inviato la loro flotta vicino alle acque nordcoreane «per provocare» e ha invitato tutte le parti in gioco a «non fare passi avventati senza aver consultato gli esperti».

A temere maggiormente un eventuale conflitto militare sono i Paesi più vicini alla Corea del Nord, ossia Giappone e Corea del Sud. Tokyo ha fatto sapere ieri che esiste un piano per evacuare i cittadini giapponesi residenti a Seul e che ha già studiato misure per impedire che soldati nordcoreani arrivino in Giappone camuffati da rifugiati in cerca di asilo. Seul e dintorni invece sono stati direttamente minacciati da Pyongyang: «Trasformeremo in cenere in pochi minuti le basi americane di Osan, Gunsan e Pyeongtaek e la Casa Blu, la residenza ufficiale del presidente della Corea del Sud» ha scritto in una nota lo Stato Maggiore nordcoreano. «Non terremo le braccia incrociate di fronte a un attacco preventivo degli Stati Uniti. – ha detto il vice ministro degli Esteri nordcoreano Han Song Ryo – Ogni loro attacco avrà una nostra risposta distruttiva. E per quanto riguarda i nonuo-vo stri test nucleari, saranno fatti quando il quartier generale lo riterrà opportuno». In quella che finora è una guerra di dichiarazioni e propaganda ci sono però alcuni fatti concreti da non sottovalutare. Pyongyang ha già effettuato cinque test nucleari, in barba alle sanzioni della comunità internazionali, alle risoluzioni approvate dall’ONU e alle minacce degli Stati Uniti. Nel 2016 in particolare, con la presidenza del giovane Kim Jong- un, lo sviluppo delle armi nucleari ha subìto una pesante accelerazione. Nonostante non sia possibile conoscere con esattezza l’arsenale a disposizione di Pyongyang, sembra sicuro che l’esercito nordcoreano possa raggiungere le coste giapponesi e la Corea del Sud con i suoi missili. Non solo, secondo gli esperti il test fatto sottoterra a gennaio 2016 avrebbe dimostrato i progressi di Pyongyang verso la bomba nucleare vera e propria. Alla sfrontatezza di Kim Jong- un si sovrappone la minacciosità del presidente americano Donald Trump che dall’inizio del suo mandato non ha perso occasione per attaccare Pyongyang.

La flotta di navi da guerra capeggiata dalla portaerei Vinson è stata spostata pochi giorni fa in direzione della Corea del Nord e secondo fonti dell’intelligence, il Pentagono avrebbe già pronto il piano per attaccare «con armi convenzionali» nel caso in cui il sesto test nordcoreano dovesse veramente avere luogo. Intanto il vice presidente americano Mike Pence passerà la Pasqua con i militari statunitensi stanziati al confine con la Corea del Nord. «Mentre la superbomba in Afghanistan e i missili in Siria sono state operazioni puramente dimostrative e propagandistiche, un’operazione simile contro la Corea del Nord porterebbe a profonde conseguenze strategiche» ha commentato all’Adknronos Andrea Margelletti, Presidente del Ce.S.I. ( Centro Studi Internazionali).

Fonte: IlDubbio.news