27 MARZO 2017
Allerta terrorismo, Margelletti: Impossibile prevenire, non possiamo pensare a 'polizia precrime' _IntelligoNews

Non c'è né una regia né un Grande Vecchio: per il professor Andrea Margelletti, presidente del Ce.S.I. - Centro Studi Internazionali, è impossibile prevenire atti come quelli di Londra. "A meno che - spiega a IntelligoNews - non rinunciamo allo stato di diritto e facciamo la polizia “precrime” di Minority Report".

La modalità vista a Londra è qualcosa a cui dobbiamo abituarci o no?
«La strategia è vecchia. Non c'è nulla di nuovo in quello che è successo a Londra. È da tempo che il terrorismo usa veicoli e oggetti di uso comune. Anni fa in Gran Bretagna un soldato venne decapitato da uno che passava con un machete in mano. Stiamo parlando di cose “antiche”».
 
Lei prevede un'escalation?
«Vede, qui non stiamo parlando di una telefonata che parte da Raqqa e dà l'ordine di uscire col Suv. Stiamo parlando di persone che vivono da occidentali e che sono occidentali, i quali decidono di rinunciare al loro senso di appartenenza nazionale e di abbracciare un'altra realtà».
 
La telefonata è partita dall'Occidente?
«No, non c'è stata alcuna telefonata. Qui c'è uno che si sveglia la mattina e decide di fare una strage. È il frutto di un percorso personale. Non c'è una regia, non c'è un Grande Vecchio». 
 
Il fatto che fosse noto ai servizi cosa svela?
«Niente. Se io sono considerato un pericolo pubblico, se sono seguito da 50 poliziotti tutti i giorni per capire le mie abitudini e poi salgo in macchina non è che mi possono arrestare per guida in stato di jihadismo. Se salgo in macchina magari vado a fare la spesa. Oppure premo l'acceleratore e faccio dieci morti. Dal momento in cui lo stragista inglese ha premuto l'acceleratore e ha fatto una strage sono passati, quanti? Vogliamo dire 35 secondi? Va fatto un discorso molto più maturo. A meno che non rinunciamo allo stato di diritto e facciamo la polizia “precrime” di Minority Report e mettiamo dentro tutti quelli noti alla polizia. Facciamo dei campi di concentramento alla cilena e carcere a vita per tutti».
 
Per la manifestazione di domani si rischia una sovrapposizione del pericolo jihadista e di quello dei black blok?
«Si tratta di cose molto diverse. Un conto sono i movimenti jihadisti, un conto sono i movimenti no global o sovranisti. La speranza è che il desiderio di visibilità non porti né una realtà né l'altra a fare atti di violenza». 
La modalità vista a Londra è qualcosa a cui dobbiamo abituarci o no?
 
«La strategia è vecchia. Non c'è nulla di nuovo in quello che è successo a Londra. È da tempo che il terrorismo usa veicoli e oggetti di uso comune. Anni fa in Gran Bretagna un soldato venne decapitato da uno che passava con un machete in mano. Stiamo parlando di cose “antiche”».
 
Lei prevede un'escalation?
«Vede, qui non stiamo parlando di una telefonata che parte da Raqqa e dà l'ordine di uscire col Suv. Stiamo parlando di persone che vivono da occidentali e che sono occidentali, i quali decidono di rinunciare al loro senso di appartenenza nazionale e di abbracciare un'altra realtà».
 
La telefonata è partita dall'Occidente?
«No, non c'è stata alcuna telefonata. Qui c'è uno che si sveglia la mattina e decide di fare una strage. È il frutto di un percorso personale. Non c'è una regia, non c'è un Grande Vecchio». 
 
Il fatto che fosse noto ai servizi cosa svela
«Niente. Se io sono considerato un pericolo pubblico, se sono seguito da 50 poliziotti tutti i giorni per capire le mie abitudini e poi salgo in macchina non è che mi possono arrestare per guida in stato di jihadismo. Se salgo in macchina magari vado a fare la spesa. Oppure premo l'acceleratore e faccio dieci morti. Dal momento in cui lo stragista inglese ha premuto l'acceleratore e ha fatto una strage sono passati, quanti? Vogliamo dire 35 secondi? Va fatto un discorso molto più maturo. A meno che non rinunciamo allo stato di diritto e facciamo la polizia “precrime” di Minority Report e mettiamo dentro tutti quelli noti alla polizia. Facciamo dei campi di concentramento alla cilena e carcere a vita per tutti».
 
Per la manifestazione di domani si rischia una sovrapposizione del pericolo jihadista e di quello dei black blok?
«Si tratta di cose molto diverse. Un conto sono i movimenti jihadisti, un conto sono i movimenti no global o sovranisti. La speranza è che il desiderio di visibilità non porti né una realtà né l'altra a fare atti di violenza».