23 MARZO 2017
Londra paga la lotta al Califfato- L'intervista al Prof. Andrea Margelletti_Giornale di Sicilia

L ’attacco di Londra ha fatto tornare la paura del terrorismo, proprio in occasione della comme- morazione a un anno dalla strage di Bruxelles. «La matrice islamista del gesto appare evidente. Il modus operandi è quello che ritroviamo anche in episodi simili avvenuti in altre zone, in Europa ma anche in Medioriente. L’Inghilterra è in prima linea nella colazione anti-Isis». È quanto sostiene Andrea Margelletti, presidente del Cesi, il Centro studi internazionali di Roma che si occupa di analisi geopolitica e strategica. Una lotta, quella contro i combattenti del sedicente Stato islamico che andrà avanti ancora per molti anni, secondo l’esperto, docente di Scienze delle Investigazioni ed ex consigliere strategico del ministro della Difesa. «Il terrorismo non si combatte solo con le azioni militari, che sono certamente importanti in alcuni contesti, ma anche con una politica diplomatica comune. A problemi comuni servono soluzioni comuni. L’Europa in questo momento storico non va di certo verso l’unità». Proprio la Gran Bretagna il 29 marzo inizierà l’iter dell’uscita dalla Ue.

OOO L’attacco di ieri davanti al Parlamento inglese è stato subito collegato a un’azione terroristica. Ci sono gli elementi per considerarlo di matrice islamista? «I connotati del modus operandi tipico ci sono tutti. L’auto usata come se fosse un’arma, fiondata sulla folla. L’assalto a un luogo istituzionale simbolo, come appunto è il Parlamento. L’uso del coltello contro gli agenti di polizia. Sono scenari che si sono già ripetuti in altri contesti. Non solo in Europa. Penso anche agli attacchi che di frequente avvengono in Iraq e altri Paesi mediorientali. Adesso, saranno certamente le indagini a dirci se si tratta di un gesto isolato, messo in atto da uno dei tanti lupi solitari, magari radicalizzato ma che ha agito da solo. Oppure, al contrario se dietro c’è una regia più vasta e dunque, se era un attacco già pianificato».

OOO Ieri era il giorno della commemorazione per la strage di Bruxelles. Era il 22 marzo 2016: un anno esatto. Un collegamento? «Non è detto. Il mondo purtroppo è dilaniato da guerre, conflitti e attacchi terroristici. Ogni giorno, ad ogni data, si commemora qualcosa. Non farei un collegamento automatico. Magari l’assalitore è stato ispirato dalla data, ma magari no. Insomma, la correlazione fra i due eventi non è poi così riduttivamente scontata».

OOO Francia, Belgio e poi Londra. Si continua ad attaccare il cuore dell’Europa. Era prevedibile? «Tutta l’Europa è a rischio. Certamente Londra è una delle città più potenti del mondo. Non solo, ma l’Inghil - terra è presente in primissima linea nella coalizione internazionale anti-Isis. Questo la espone in modo particolare al rischio di attentati».

OOO E anche questa volta l’attacco è avvenuto in un luogo simbolo delle istituzioni del Paese, il Parlamento… «Tutto rientra nelle strategie terroristiche. Il terrorismo si muove e agisce per simboli e per avere clamore sui media. Colpire una città come Londra, il suo Parlamento, ha una precisa logica».

OOO Proprio due giorni fa la Gran Bretagna ha varato nuove misure di sicurezza negli aeroporti che vietano di salire a bordo tablet e pc nei voli provenienti da alcuni Paesi arabi. Strumenti utili alla lotta al terrorismo? «Credo che, così come avviene per le altre misure di sicurezza applicate negli ultimi anni negli aeroporti internazionali, dall’attacco alle Torri Gemelle a oggi, anche il divieto di tablet e pc sia legato a scelte fatte dall’in - telligence che avrà valutato come possibile fattore di rischio questi dispositivi. Misure prese di solito sulla base di eventi già accaduti o prevedibili. D’altronde, anche questo attacco non muoverà di una virgola la posizione di Londra nei confronti della lotta all’Isis, anzi rafforzerà la linea dura già attuata finora».

OOO Gli interventi militari della coalizione internazionale anti-Isis stanno davvero riscuotendo i successi sperati? «La lotta al terrorismo di matrice islamista sarà lunga. Ci vorranno ancora anni. Una cosa è certa: l’azione militare, da sola, non basta. Occorre che a livello internazionale, e soprattutto ancor prima europeo, si adottino politiche e azioni comuni. Se il terrorismo è il problema comune, bisogna rispondere con una strategia e una soluzione comuni. Le divisioni creano invece instabilità e di conseguenza, si rischia di apparire deboli. Ed è quello che rischia di avvenire in Europa. È necessario invece adottare una politica di difesa, di accoglienza e diplomatica comune».

OOO L’Italia quanto è a rischio? «Difficile da dire. Possiamo dire certamente che le nostre forze di polizia e la nostra intelligence finora hanno saputo lavorare bene. L’Italia non è nel disegno del Califfato, che invece mira a riscostruire esattamente i confini dalla Spagna all’Asia centrale. Ma questo non ci esi- me del tutto dai rischi». (*ASM*)

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Fonte: Giornale di Sicilia