15 FEBBRAIO 2017
Libia: annunciata intesa Serraj-Haftar su comitato congiunto_RadioVaticana

In Libia, le due fazioni rivali che fanno capo da un lato al premier del governo internazionalmente riconosciuto di Tripoli, al Serraj, e dall’altro all’uomo forte della Cirenaica, il generale Haftar, si sono accordate per lavorare insieme alla revisione dell’intesa politica promossa dall’Onu nel 2015 e che ha portato alla nascita del Consiglio presidenziale. A darne notizia è un portavoce dell'esercito egiziano. Proprio al Cairo, con la mediazione locale, si sono svolti fino a ieri 2 giorni di colloqui indiretti tra al Serraj e Haftar. Le parti hanno anche preso un "impegno a lavorare per fermare lo spargimento di sangue in Libia e il degrado della situazione di sicurezza, umanitaria e dei servizi". Secondo l’agenzia di stampa ufficiale egiziana, Mena, inoltre, gli incontri avrebbero portato pure a decidere, per febbraio 2018, le elezioni parlamentari e presidenziali. Elvira Ragosta ha intervistato Gabriele Iacovino, analista del Centro studi internazionali (Ce.S.I.):

R.- E' una buona notizia nel caso in cui sia sostenibile sul campo, perché di fatto viene dopo i colloqui indiretti tra due personalità – Serraj e Haftar – che sono parti in gioco. Bisognerà vedere se questo accordo avrà un’attuazione reale sul campo, se anche le altre entità, sia politiche sia di sicurezza, vorranno applicare tale intesa, sia il Parlamento di Tripoli sia quello di Tobruk. Quindi bisognerà vedere se Serraj e Haftar riusciranno a “far rispettare” questo accordo che, in un certo senso, è stato negoziato tra di loro grazie ai buoni uffici dell’Egitto.

D. - Che ruolo gioca oggi l’Egitto nella stabilizzazione della Libia e del Maghreb?

R. - Un ruolo importante di un Paese che nel mondo arabo, a cavallo tra Maghreb e Medio Oriente, è sempre stato fondamentale sia dal punto di vista culturale sia politico. Al Sisi cerca di far splendere di nuova luce questo ruolo; rispetto al passato il ruolo dell’Egitto è minoritario in questo momento. Inevitabilmente, però, in una situazione del Nord Africa di così forte instabilità, soprattutto in un Paese vicino come quello libico, il ruolo dell’Egitto diventa fondamentale in quanto è riuscito a far arrivare al tavolo dei negoziati l’uomo su cui punta, cioè quel generale Haftar che, alla fine, è più forte fuori dalla Libia che dentro la Libia. Già questo per l’Egitto è un risultato fondamentale che potrebbe avere dei risvolti soprattutto per l’influenza egiziana sulla parte della Libia, sulla regione della Libia che più interessa al Cairo: la Cirenaica.

D. - Quale dovrebbe esser il punto d’incontro definitivo tra il premier del governo riconosciuto al Serraj e l’uomo forte della Cirenaica, il generale Haftar?

R. - Se questo ennesimo processo negoziale in Libia sarà solamente un tentativo di spartizione del potere tra due o tre o quattro soggetti, inevitabilmente il processo fallirà, come di fatto è successo fin dalla caduta di Gheddafi ad oggi; senza un processo negoziale, politico, di ricostruzione delle istituzioni che coinvolga tutti gli attori libici, non solo il Parlamento di Tobruk, a questo punto quello di Tripoli, ma anche altre entità politiche, tribali, amministrative, locali, inevitabilmente si arriverà ad un punto in cui ogni processo negoziale fallirà; e comunque anche con delle elezioni reali, se non saranno rappresentative di tutto il Paese - anche di una regione che finora è stata toccata marginalmente, il Fezzan, che è un avamposto dell’instabilità locale - qualsiasi processo di stabilizzazione fallirà.

 

Fonte: RadioVaticana.it