17 OTTOBRE 2016
Via a battaglia di Mosul ma conta quanto accadrà dopo

IRAQ  Ci sono i soldati di Baghdad e i peshmerga curdi, le milizie sciite e quelle filoturche, gli aerei della coalizione internazionale e i consiglieri americani. Una grande alleanza ha lanciato l’attacco per l’attesa battaglia di Mosul, per strappare la seconda città irachena all’Isis che la controlla dal 2014. Nella prima giornata dell’operazione - che durerà settimane - le forze irachene e i peshmerga  curdi hanno liberato dall’Isis circa 200 chilometri quadrati di territorio. Lo ha detto il presidente del Kurdistan iracheno, sottolineando che «è la prima volta che il sangue dei peshmerga e dell’esercito iracheno si mischiano sul campo di battaglia. Spero che questo sia di buon auspicio per il futuro». Un grave problema sarà quello dei civili:si dà per scontato che l’Isis non avrà scrupolo a usarli come scudi umani. E inoltre ci saranno centinaia di migliaia di profughi. Intanto la diga di Mosul, alla quale lavorano tecnici italiani, è in funzione, e la sicurezza è garantita da soldati italiani, iracheni e curdi.

“Il punto non è la città ma cosa succederà dopo”

Mosul come il Sacro Graal. Per il presidente del Ce.S.I. Andrea Margelletti il punto non è togliere Mosul all’Isis, ma chi la conquisterà.
Sarà dura prendere Mosul?
Sì, ma la parte più difficile viene dopo. Ora c’è la corsa per conquistare Mosul, che sta diventando il Sacro Graal che tutti vogliono. Il vero punto non è liberare Mosul ma cosa se ne farà dopo. Il rischio è di colpire certamente l’Isis, ma di trasformare la questione da problema locale a problema regionale.
Quali sono gli attori interessati alla partita?
C’è l’esercito del governo iracheno. Ma ci sono anche le milizie sciite, amiche dell’Iran. Il governo regionale curdo. La Turchia che ha una base in zona e una milizia etnica locale. Le realtà sunnite. Poi ci sono i player internazionali alle spalle, Stati Uniti e Russia. 
A cosa puntano? 
Deve essere chiaro che il vero obiettivo non è liberare Mosul dall’Isis ma prendere Mosul prima degli altri. L’Iraq si sta sempre più trasformando in un puzzle etnico con una miriade di milizie locali, ciascuna interessata ai suoi obiettivi. Lo Stato Iraq non esiste più. 
Ma l’Isis sarà indebolito?
Stiamo certamente colpendo l’Isis, ma se non si affrontano le ragioni per le quali l’Isis è nato non si risolverà la situazione. C’è un paradosso: l’Isis si sta indebolendo, ma i gruppi jihadisti nel complesso stanno aumentando la loro forza. 
Perché?
Perché non esiste una politica comune, non ci si vuole mettere intorno a un tavolo.