17 AGOSTO 2016
Siria: nuovi equilibri internazionali intorno a Mosca

 

 
 

Nuove alleanze entrano nella crisi siriana mentre la guerra ad Aleppo non si ferma e anche oggi si contano almeno 30 vittime. E’ ormai sancito il coinvolgimento tecnico e strategico di Teheran, in asse con Mosca grazie alla condivisione della base militare di Hamadan, da cui anche oggi sono partiti aerei russi che hanno ucciso oltre 150 jihadisti nella provincia siriana di Deir El Zor. Ma c’è anche lo spazio aereo messo a diposizione dall’Iraq e l’appoggio della Cina a Damasco, in termini di addestramento e aiuti militari. Su questa nuova geografia del conflitto intorno a Mosca, sentiamo l’analisi di Andrea Margelletti, presidente del Centro studi internazionali. L’intervista è di Gabriella Ceraso:

R. – Mosca sta facendo una partita estremamente intelligente, perché la guerra costa e l'abbassamento sensibile del prezzo del petrolio al barile ha portato Mosca ad avere una crisi economica e una capacità di poter sostenere nel lungo termine alcuni tipi di operazioni che non è più la stessa di alcuni anni fa.Ed è per questo che la Russia si avvicina alla Cina, cash importante, ma non solo: parla anche con altri attori regionali.

D. – Fatto sta che, nel risultato concreto, questa azione di Mosca facilita, accelera, gli interventi: siamo in vista di una stretta finale?

R. – La stretta finale è soltanto nell’inchiostro dei giornalisti: così non è. Basti vedere il numero di sortite aeree che si fanno contro il sedicente Stato islamico per capire quanto esse siano lontane dalle migliaia che bisognerebbe fare e soprattutto dalla necessità di avere migliaia e migliaia di soldati sul terreno. Mosca non sta combattendo l’Is al posto nostro, ma sta ridefinendo una serie di attori regionali per continuare a essere una superpotenza globale al pari degli Stati Uniti, con una presenza tuttavia forte ed importante nel Medio Oriente, l’area di suo più vicino interesse, soprattutto a seguito delle operazioni in Ucraina. L’Is è una “scusa”: quello che interessa a Mosca è il grande gioco della strategia in quella parte del mondo.

D. – Non dunque una funzione anti-statunitense…

R. – No, non si vuole perdere l’alleato Washington, ma dall’altro altro punto di vista sicuramente si vuole diventare il referente politico principale dell’area. Quindi, non una funzione anti-Washington ma certamente non si tratta neanche di amici.

D. – L’affacciarsi della Cina – lei prima ha parlato di interessi economici: senza dubbio Putin a Pechino ha firmato molti accordi commerciali importanti. Tuttavia, lei come valuta l’apparire della figura cinese in questo scenario? È una cosa di cui sorprendersi?

R. – Direi di no. La Cina è presente in Medio Oriente da molto tempo, con la tradizionale discrezione di Pechino. Al tempo stesso, la Cina ha un confronto aperto molto netto contro gli Stati Uniti e i loro alleati nel Pacifico. Ha bisogno di incrementare le proprie capacità militari, ha necessità della tecnologia russa. Ed è per questo che è disposta ad avvicinarsi a Mosca. Sono matrimoni di interesse.

D. – L’Is, che sta subendo, almeno sul terreno, una sorta di accerchiamento, non rimane silente. La minaccia è tornata a colpire l’Occidente: c’è stata una sorta di invito a entrare in azione per tutti i "lupi" solitari, sia in Europa che negli Usa. Abbiamo visto gli esiti ultimamente delle cellule impazzite. Sono credibili questi richiami?

R. – Sono drammaticamente credibili e spesso anche efficaci. Non sono attacchi in grado di creare al momento paragoni con l’11 settembre. Ma certamente sono attacchi che possono essere devastanti sulla psicologia delle persone e sul nostro modo di vivere. I servizi di intelligence e sicurezza e le Forze dell’ordine stanno facendo un lavoro straordinario. Ma chi immagina che esista una sicurezza al 100% sta parlando di un’utopia. Possono essere maglie strettissime di una rete, ma è una rete: qualcosa destinato a passare c'è sempre.