23 AGOSTO 2016
Nigeria: raid uccide il leader di Boko Haram, Abubakar Shekau

 

Le forze armate nigeriane hanno annunciato che Abubakar Shekau, leader dell’organizzazione terroristica Boko Haram, è stato ucciso, insieme ad altri tre comandanti del gruppo islamista, in un bombardamento aereo nel nordest della Nigeria. Almeno in altre tre occasioni le forze nigeriane hanno dichiarato di aver ucciso il leader della formazione africana affiliata dallo scorso anno allo Stato islamico. L'annuncio arriva nel giorno dell’inizio della visita in Nigeria del segretario di Stato Usa, Kerry, il quale ha dichiarato che per combattere i jihadisti è fondamentale ricostruire la fiducia del popolo nel governo di Abuja. Ma quali scenari si aprono con la morte di Shekau? Marco Guerra lo ha chiesto a Marco Di Liddo, analista di questioni africane del Centro studi internazionali (Cesi):

R. – Shekau è stata una figura molto importante nel panorama jihadista nigeriano e in generale africano. E' stato colui che ha trasformato Boko Haram da una setta caritatevole a un’organizzazione terroristica. Detto questo, l’organizzazione jihadista attiva nel nordest della Nigeria è ormai in grado di produrre una leadership funzionale al di là del suo leader. Però, bisogna affermare che ogni otto mesi l’esercito nigeriano piuttosto che quello camerunense o nigerino hanno dichiarato la presunta morte di Shekau. Quindi, questa è una notizia che in ogni caso va presa con le molle.

D. – Il 4 agosto Shekau aveva annunciato di essere ancora lui il leader dell’organizzazione dopo che lo Stato islamico aveva nominato un altro elemento dell’organizzazione alla leadership di Boko Haram…

R. – La crepa è innanzitutto interna a Boko Haram che non è un’organizzazione monolitica ma vive di tre grandi anime: quella terroristica interna, locale, legata alle dinamiche etniche della Nigeria di cui Shekau era l’esponente, o è se fosse ancora vivo, più in vista, più influente. Una seconda fazione che possiamo definire internazionalista, più propensa a sposare gli obiettivi e gli ideali del jihad globale e quindi a stringere un’alleanza più strutturata con Is e infine la struttura sociale dell’organizzazione che si occupa del welfare parallelo e del reclutamento. Tra queste tre anime c’è sempre stata grande competizione, perché Shekau voleva sfruttare la benedizione di al-Baghdadi pur mentendo una grande autonomia operativa. Naturalmente, in base allo sviluppo degli eventi futuri vedremo cosa accadrà all’organizzazione: se Shekau sarà estromesso, o effettivamente è morto, potremmo assistere a un’intensificazione dell’opera jihadista di Boko Haram in Nigeria rivolta non solo contro il locali, ma probabilmente contro obiettivi occidentali.

D. – Boko Haram si era affiliato allo Stato islamico solo lo scorso anno. Sta seguendo le stesse sorti del Califfato che è sotto attacco su più fronti?

R. – L’affiliazione al Califfato ha rappresentato per Boko Haram una sorta di grande guadagno propagandistico, perché l’organizzazione in Nigeria agiva come un vero e proprio califfato anni primo che è quello di al-Baghdadi nascesse e si sviluppasse. Naturalmente, come è accaduto in Siria e in Iraq, Boko Harma ha rappresentato la valvola di sfogo di un malcontento molto diffuso. Per cercare di arginare il fenomeno tutti i Paesi dell’Africa occidentale colpiti dall’insorgenza di Boko Haram - ossia Nigeria, Camerun, Niger e Ciad  -si sono uniti in un’alleanza militare che ha avuto il compito di incalzare l’organizzazione del Lago Ciad. In questo momento l’operazione procede con discreti risultati ma Boko Haram, per evitare l’annientamento, ha disperso i propri membri facendoli rientrare nei villaggi piuttosto che in alcuni campi profughi. Il problema sorgerà quando la pressione militare diminuirà: quali saranno le facoltà di Boko Haram di riorganizzarsi e di tonare a colpire? Le motivazioni politiche e sociali dell’insorgenza jihadista non sono venute meno. Quindi in quella parte della Nigeria ci sono milioni di persone profondamente disilluse dal governo che hanno una motivazione molto forte per riprendere quel tipo di attività.